Augusto De Luca: Intervista al genio napoletano della fotografia

NAPOLI – Augusto De Luca, Classe ’55, fotografo e performer. E’ diventato fotografo professionista nella metà degli anni ’70. Si è dedicato alla fotografia tradizionale e alla sperimentazione utilizzando diversi materiali fotografici. Il suo stile è caratterizzato da un’attenzione particolare per le inquadrature e per le minime unità espressive dell’oggetto inquadrato. Immagini di netto realismo sono affiancate da altre nelle quali forme e segni correlandosi ricordano la lezione della metafisica. E’ uno dei più rappresentativi fotografici napoletani nel mondo. Ha ritratto molti personaggi celebri ed ha realizzato immagini pubblicitarie, copertine di dischi e dodici libri fotografici.

Perdersi nei sorprendenti racconti di una vita straordinaria. Il fotografo Augusto De Luca ci racconta il dietro le quinte dei suoi celebri ritratti ai grandi personaggi (Pupella Maggio, Concetta Barra, Carla Fracci, Lina Sastri, Giuseppe Patroni Griffi, Enzo Avitabile,..)

I tuoi ritratti sono tutti in bianco e nero. Ci parli di come è avvenuta questa scelta?

Io ho iniziato nella lontana metà degli anni ’70 fotografando a colori, in modo avanguardistico. In quel periodo le foto comuni erano quelle di reportage giornalistiche, in bianco e nero, ed io invece usavo un colore molto forte, molto americano, astratto e innovativo. Mi è sempre piaciuto sperimentare, confrontarmi con nuove situazioni. Ho cominciato con delle foto assolutamente surreali e astratte per poi passare a fotografare le città, ho realizzato anche un libro su Napoli intitolato “Napoli mia”, ma sempre con un taglio particolare lungo e senza persone quindi al di fuori del tempo, in modo che la città vivesse al di là della datazione senza punti di riferimento quali vestiti di una certa moda o oggetti quali automobili. Scelsi anche un colore seppia per dare ancor più il senso antico. Mi piaceva l’idea che si vedessero le rughe e il vissuto di ogni città. Poi ad un certo punto incontrai una giornalista napoletana Giuliana Gargiulo, che mi propose di fare una cosa nuova per me cioè i ritratti. Realizzammo questo libro intitolato “Napoli donna” con trentasette donne napoletane, e successivamente ne realizzammo un altro “Trentuno napoletani di fine secolo” con tutti uomini. Io scattai sia in polaroid che normalmente con la macchina normale con la pellicola. Di ritratti non capivo assolutamente nulla, iniziai per caso e per curiosità quella, per me fondamentale, esperienza.

Augusto De Luca e Peppe Barra

In quegli attimi impressi c’è sempre molto di me, qualche oggetto o inquadratura che scelgo al momento dello scatto e che quindi mi appartiene e mi mette in contatto con il soggetto. E’ importante avere uno stile ed una riconoscibilità nel taglio e nel colore. Le mie foto spesso sembrano preparate ma non lo sono, solo in pochissime c’è stata una premeditazione. Io osservo i soggetti ed è un po’ come se facessi analisi. Quando arrivo non so mai cosa succederà. La curiosità è che aberravo quasi le persone, sono passato dal silenzio assoluto delle città, in cui non era presente manco un’ombra di persona, e sono passato a immagini in cui il personaggio è protagonista, eccome se lo è!

In che modo la creatività e l’ispirazione si incontrano nello scatto perfetto?

Il segreto per fotografare questi personaggi anche molto importanti è il gioco. Devi giocare per forza con queste grandi personalità per farle sentire a proprio agio. Inizio scherzando giocherellando, in modo che non si irrigidiscano davanti all’obbiettivo. Faccio cose di pazzi, è capitato persino che salissi sui tavoli per cambiare prospettiva, me l’hanno sempre permesso e nella loro risata sento sciogliersi quella durezza iniziale. Altro segreto è che fingo di scattare nei primi scatti. Quando c’era la pellicola, mi ricordo, che non la mettevo proprio la pellicola nella macchina. Facevo finta di fotografare, dopo aver fatto una decina di scatti facevo finta di mettere un altro rollino, che in realtà era il primo, e cominciavo a fotografare in modo che loro avevano già perso quella rigidità iniziale. Col digitale invece è facile perché scatto e poi nel caso le elimino.

Ci hai parlato di quando le città erano protagoniste nei tuoi scatti. Ci parli di quel periodo?

Come ho già detto mi piaceva l’idea che uno scatto potesse cogliere l’essenza di luoghi in una dimensione atemporale. Il treno TAV mi commissionò degli scatti sulle città che loro avrebbero attraversato, io ho praticamente percorso quelle tratte quando nella realtà non avevano ancora costruito niente. E così mi sono soffermato su Napoli, Roma, Milano, Torino, Bologna, e tutte le città attraversate dall’alta velocità. Telecom poi mi commissionò tre scatti di Napoli per delle schede telefoniche, e pretesi che ci fosse la mia firma sopra. Nelle collezioni potrai ritrovare le mie prospettive del leone di Piazza Plebiscito sulla scheda di 5 mila lire, del Castel dell’Ovo su quella di 10 mila lire e del Maschio Angioino in quella di 15 mila lire tutte in color seppia. Poi scattai per le prime schede con la doppia dicitura lira-euro con le città europee, in quell’occasione mi commissionarono scatti sulle città Berlino, Bruxelles, Parigi e Dublino. Poi sono tornato alla ritrattistica. E’ bellissimo conoscere personaggi che ti arricchiscono.

Verità e finzione, realtà e immaginazione, sempre tutto esagerato, eccessivo, contraddittorio, ma, sotto la Napoli del contrasto, della bella cartolina e del buio e tetro vicolo, è la città dal grande passato che mi attrae. (Augusto De Luca)

Ci racconti qualche aneddoto dei tuoi incontri per i ritratti?

Di aneddoti potrei raccontarne davvero tanti. Mi fa piacere ricordare l’incontro con Pupella Maggio. E’ stata un’esperienza fantastica. Lei abitava a Roma ed era la fine degli anni ’80 e non c’era GoogleMaps. Eravamo io e il mio assistente e dovemmo girare molto prima di trovare il palazzo. Quando arrivammo lei ci aprì la porta ed io ricordo che ebbi un frontale con un profumo incredibile di ragù, ricordo che socchiusi gli occhi e pensai di trovarmi a Napoli. Lei si dimostrò gentilissima e di un’umiltà incredibile, io entrai e iniziai a cercare un posto per poterla fotografare e vidi su di una mensola un ritratto di Eduardo De Filippo con sopra una dedica “A Pupella con amore, quello selvaggio del teatro”. Subito pensai che le avrei fatto una foto insieme a quel ritratto. Le chiesi di prendere una bellissima maschera di Pulcinella che avevo notato, quella caratteristica di Petito. Misi le luci in modo tale che si replicassero le luci che erano nel ritratto di Eduardo. Sembrava quasi che Eduardo fosse illuminato in quel momento dalla stessa luce di Pupella.

Pupella Maggio – Augusto De Luca

Altro episodio? Quello dell’incontro con Concetta Barra. Lei abitava a casa di Peppe, il figlio. Volevo fotografarla con qualcosa di Napoli, andammo a fare una passeggiata, ad un tratto lasciammo la macchina ed iniziammo a camminare. Fu una risata dall’inizio alla fine, era di una simpatia pazzesca. Non si poteva parlare, era una frecciata ironica dopo l’altra. Mi ricordo che mi disse una frase bellissima “Io sono napoletana e sarei stata napoletana anche se fossi nata a Milano” mi disse “sono sicura che probabilmente avrei inventato il panettone con la pummarola n’copp”.  Scoppiai a ridere. Io la fotografai in una bellissima giornata a Marechiaro, e inserii il Vesuvio soltanto accennato in fondo per dire che Concetta è Napoli, cioè Napoli è Concetta. La scenografia di un teatro vuoto dove c’è soltanto il viso di Concetta con questo meraviglioso scialle arabeggiante.

Concetta Barra – Augusto De Luca

Angela Luce, una donna bellissima. Lei ha un salone con una mantovana sulla porta che sembra una quinta di teatro ed ha una cascata di premi a discesa dal pianoforte. E’ indescrivibile quanti fossero. Lei mi raccontò un episodio che a quei tempi era una novità, e che ora magari è più alla portata. Mi raccontò il famoso sketch di “Signori si nasce”. Totò doveva darle due baci sulla guancia ma non ci arrivava e allora gli diede due baci, uno sul seno destro ed uno sul sinistro.

Angela Luce – Augusto De Luca

La chiacchierata con Luciano De Crescenzo, mentre con Concetta Barra c’era una battuta ogni cinque secondi, con Luciano c’era un intervento filosofico storico su ogni parola che si diceva, sempre con tanta simpatia. Lui interveniva con la storia ed il perché di quella frase. Giuseppe Patroni Griffi, era un patito della cioccolata come me. Non so quanti chili di cioccolata mi offrì in quella giornata. Enzo Avitabile, incontro recente. Lui ha una cultura spropositata, è incantevole sentirlo parlare. Lina Wertmüller era una patita delle pizzelle, le nostre montanare. Innamorata persa di Napoli.

Splendido l’incontro con Carla Fracci. Dopo aver fatto il libro “Napoli Donna” si pensò di fare “Milano Donna”, che poi non lo concludemmo, ma la prima nella lista era appunto Carla Fracci. Prendemmo appuntamento e ci organizzammo per incontrarci. Lo scatto a Carla Fracci fu probabilmente l’unico che preventivai, feci delle ricerche. Vidi che lei era nata ad Agosto e mi venne in mente il suo segno zodiacale, il Leone. Carla Fracci è una leonessa del teatro, agguerrita, nella sua dolcezza e statuarietà, lei se lo mangia il palcoscenico. A Monte di Dio abita una mia carissima amica che ha una casa molto bella con dei leoni belli grossi di marmo. Non avevo un’idea precisa però sapevo che avrei voluto quei leoni presenti. La mattina dell’incontro lei mi chiese il favore di accompagnarla prima dal suo medico per una visita ad un fastidioso mal di gola ed io ovviamente confermai. Se non fosse che una volta giunto alla mia macchina prima di andarla a prendere, mi resi conto che aveva la batteria scarica. Io davvero sconcertato non sapevo proprio dove trovare un’altra auto nell’immediato. Finii col chiederla a mio padre, che in quel periodo aveva la bianchina di Fantozzi con una vistosissima botta sul lato destro. Ve la immaginate Carla Fracci in una macchina tanto piccola? Io davvero costernato quando la accolsi cercai persino di mascherare l’ammaccatura ponendomi lì davanti mentre aprivo la portiera. Indescrivibile la sua leggiadria e umiltà, sembrava che stesse entrando in una Rolls-Royce, ed ancora più indescrivibile l’espressione del portiere del palazzo del dottore che vide uscire Carla Fracci da quella bianchina ammaccata.

Carla Fracci – Augusto De Luca

Lina Sastri, lei ha un carattere molto forte ed è per questo che è così passionale sulla scena. Io avevo avuto un’intuizione per cui volevo che la protagonista dello scatto fosse la sua ombra. All’epoca non c’era il digitale, avevo la pellicola, non riuscivo a farle capire come volevo che riuscisse. Dopo varie insistenze io riuscii a realizzare quello scatto. Nell’ombra io vedevo la sintesi di tutti i suoi personaggi, l’altra Lina che diviene una, dieci e centomila.

Lina Sastri – Augusto De Luca

Rispetto allo scatto a Mario Martone posso dirti che da giovane frequentavo lo Spazio Libero di Parco Margherita creato alla fine degli anni ’70 da Vittorio Lucariello, lì io feci anche la mia prima mostra fotografica. Quell’ambiente era frequentato da Mario Martone, Toni Servillo, il gallerista Lucio Amelio, critici come Leo Aloisio, Achille Bonito Oliva, Filiberto Menna. Quel sottoscala divenne, per quel tempo, una vera e propria factory d’arte nella realtà partenopea per i giovani come me. Nello Spazio Libero sono nati tantissimi artisti e registi. Lucio Amelio in quel periodo organizzò la rassegna della creatività del Mezzogiorno e partecipammo in tanti, io, Toni Servillo, Nino Longobardi, Ernesto Tatafiore, ed altri. Che bel periodo.

Tornando alle città, ho letto che sei stato denominato “Cacciatore di graffiti”. Parlaci dell’Augusto perfomer e delle opere di sensibilizzazione. 

Si quella è un’altra cosa. Si tratta di una provocazione, io scoprivo i graffiti e ne documentavo i vari passaggi. Usavo il portale di Myspace in cui avevo quasi trentamila contatti. Li istruivo quasi, era un modo per far conoscere la streetart, portavo a casa loro quei significati e messaggi. Ho iniziato in un periodo in cui la streetart era bombardata e demonizzata. Ora è quasi un valore aggiunto per le città. Altra performance che organizzai nel 2011 fu “La partita di golf tra le buche stradali di Napoli”. Ebbe un successo pazzesco, mi contattarono addirittura per organizzarlo in altre città. Ebbi il permesso del Comune ed organizzai la partita di golf a Piazza Plebiscito per sensibilizzare sulla condizione delle strade.

Quand’è che la macchina fotografica da oggetto qualunque si è trasformata nel mezzo attraverso il quale mettere in atto la tua creatività?

Come dicevo è stato un fatto casuale. Negli anni ’70 erano due le cose che interessavano i ragazzi, la musica e la fotografia. O suonavamo o eravamo fotoamatori. Io suonavo ed avevo un amico che fotografava. Lui aveva il suo ingranditore e una primordiale camera oscura allestita nel gabinetto. Sul lavatoio si metteva una tavola con ingranditore e bacinelle. Si chiudevano le persiane, si spegneva la luce, si metteva la lampadina rossa e si iniziava a stampare. Lui mi invitò a vedere come si stampa. Io ero già suggestionato dall’atmosfera della luce e quando vidi che dal foglio bianco immerso nell’acido pian piano veniva fuori l’immagine, per me fu come una rivelazione. Un miracolo, e mi innamorai di questa cosa ed in particolare della possibilità di fare la stessa cosa. Decisi di tentare e facendo qualche sacrificio mi comprai durante l’estate la Yashika Fx3, la mia prima macchina fotografica ed iniziai a sperimentare. Se quell’amico non mi avesse invitato in quel gabinetto oscuro probabilmente avrei avuto un’altra vita ma di sicuro sempre un’artista sarei stato. Io ho molte anime, sono laureato in giurisprudenza, musicista, collezionista, fotografo e performer. Ogni tanto prevale un’anima sull’altra. Può darsi che il mese prossimo io ricominci a suonare di nuovo la mia chitarra elettrica. In me c’è il germe dell’uomo madre, il germe della creatività. Ogni tanto è incinto e mette al mondo un bambino. La creatività mi ha sempre caratterizzato.