NAPOLI – Creatore della figura moderna del concertista interprete e virtuoso, intimamente legata al nuovo clima romantico, Paganini fu per il violino ciò che Liszt sarebbe stato per il pianoforte: un fenomeno senza uguali nella vita musicale europea del primo Ottocento.
Per quanto le sue opere rimangano ancora oggi un punto di arrivo per ogni violinista, molti dei loro effetti non possono essere compresi se non riferiti alla eccezionale personalità del loro creatore. Paganini le compose anzitutto per se stesso, e ciò significa che la scrittura non intendeva esaurire tutte le possibilità esecutive; molte delle quali erano anzi affidate all’estro del momento, in una sorta di sfida e di improvvisazione spinta fino ai limiti estremi dell’invenzione. Il Primo Concerto per violino e orchestra testimonia la raggiunta maturità come compositore del trentaquattrenne Paganini ed è considerato una delle sue opere migliori, capace di unire, all’interno di una forma ampiamente sviluppata, un caldo eloquio melodico di grande e immediata presa ai dirompenti procedimenti virtuosistici, di volta in volta turbinosi o brillanti.















