RECENSIONE – Al Piccolo Bellini di Napoli, dal 4 al 21 dicembre, va in scena Neanche parenti, spettacolo scritto e diretto da Gabriele Russo e Arianna D’Angiò che affronta con ironia affilata e disarmante lucidità il tema dei legami familiari svuotati di senso. Un lavoro che indaga la fragilità delle relazioni contemporanee, mettendo in discussione l’idea stessa di famiglia come luogo naturale di protezione e affetto.
Ogni elemento superfluo viene eliminato per lasciare spazio ai corpi, alle parole e ai silenzi. I movimenti costruiscono una geografia emotiva fatta di distanze e avvicinamenti che diventano parte integrante della drammaturgia.
La scenografia restituisce un ambiente domestico essenziale, spoglio, quasi neutro. Una casa che potrebbe essere ovunque e di chiunque, priva di calore e identità, specchio fedele dei rapporti che la abitano. Lo spazio scenico si trasforma così in una sorta di contenitore emotivo chiuso, una gabbia silenziosa da cui i personaggi non riescono a fuggire.
In scena gli attori della Compagnia Bellini Teatro Factory danno vita a personaggi complessi e mai consolatori. Il lavoro corale è uno dei punti di forza dello spettacolo: ogni personaggio porta con sé una dose di frustrazione, ironia e dolore trattenuto che emerge progressivamente, senza mai scivolare nella caricatura.
Il disegno sonoro di Antonio Della Ragione accompagna la messa in scena senza invaderla. I silenzi assumono un valore drammaturgico centrale, diventando pause dense di significato, momenti in cui il non detto pesa più delle parole.
Neanche parenti è uno spettacolo che non offre soluzioni né assoluzioni. Osserva, espone, mette a disagio. Al Piccolo Bellini trova lo spazio ideale per esprimere tutta la sua forza: un luogo intimo, ravvicinato, che costringe lo spettatore a confrontarsi con ciò che vede e con ciò che riconosce.
Uno spettacolo che non cerca di piacere, ma di restare. E ci riesce.













