RECENSIONE – La decima stagione del teatro TRAM esordisce con “Il berretto a sonagli” – commedia in due atti scritta da Luigi Pirandello nel 1916 – con la regia di Titti Nuzzolese e le scenografie a cura della prof.ssa Gilda Cerullo del Corso di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli ed è in scena fino al 1 novembre.
La vicenda si svolge in un paese della Sicilia, all’interno della ricca e rispettabile residenza dei Fiorica.
La signora Beatrice Fiorica è nota per essere tormentata dalla gelosia: è convinta che suo marito, il cavalier Fiorica, la tradisca con la giovane moglie del loro modesto scrivano, Ciampa.
Ricevuta la conferma della sua supposizione da La Saracena – una donna che sembra conoscere a fondo i segreti e le dinamiche nascoste del paese siciliano – Beatrice vuole far scoppiare uno scandalo, anziché tollerare il tradimento che la società considera un semplice capriccio dei mariti.
Beatrice, alla vigilia del rientro di suo marito in città, organizza una trappola facendo allontanare Ciampa dal paese con una scusa, per poi chiamare il delegato di polizia allo scopo di far cogliere l’indomani suo marito e la moglie del Ciampa in flagrante adulterio, il tutto lasciando all’oscuro suo fratello Fifì, pur presente in casa.
Lo scrivano Ciampa aveva notato il comportamento insolito della signora Fiorica ed aveva cercato di farle confidare i suoi timori.
Ciampa le spiega la sua celebre filosofia delle tre corde di orologio – la corda seria, la corda civile e la corda pazza – evidenziando che per vivere in società occorre usare la corda civile, la corda che permette di essere, in apparenza, cordiale e ben disposto verso gli altri.
La corda seria permette di affrontare una questione con maggiore franchezza al fine di risolverla.
La corda pazza, infine, è riservata a chi ha la possibilità di spogliarsi delle convenzioni e dei ruoli che la società gli assegna e di dire in faccia alla gente le verità che nessuno vuole sentire e, per tale motivo, viene tenuta sotto controllo.
La signora Beatrice, pur colpita dal discorso del Ciampa, decide di andare avanti per la sua strada.
Il piano sembra riuscire in quanto il cavaliere Fiorica e la moglie del Ciampa vengono arrestati.
Dal verbale redatto, tuttavia, non emerge alcuna flagranza di adulterio: il cavaliere era stato arrestato perché aveva opposto resistenza alla polizia e la donna perché girava per casa in eccessivo déshabillé per l’epoca.
Di fronte ad un adulterio, di fatto, non provato, resta, però, il provocato pubblico scandalo e la necessità di reintegrare la reputazione di chi era stato additato come sgualdrina, adultero e becco.
In particolare, Ciampa non cerca una vendetta personale, egli è disperato perché la sua rispettabilità e il suo onore erano stati esposti agli occhi di tutti e calpestati ed a nulla può valere un verbale negativo redatto dalla polizia.
Allo scopo di salvare il proprio nome e rimediare al pubblico scandalo ordito da Beatrice, Ciampa propone l’unica soluzione possibile: far passare Beatrice stessa per pazza; in questo modo, le accuse della donna contro il marito non avranno più alcun valore legale o sociale ed anche l’onore del cavalier Fiorica sarà salvo.
Beatrice, intrappolata dalle regole della morale borghese e schiacciata dal sistema delle apparenze, anche su insistenza del fratello Fifì, è costretta a cedere e, nella scena finale, indossa metaforicamente il berretto a sonagli e sferra la corda pazza, avendo questa come unica occasione di poter dire la verità in faccia a tutti, senza subire le recriminazioni della società civile.
Peculiari sono le scene dello spettacolo che accompagnano le tematiche dell’apparenza e della verità: sullo sfondo, i personaggi de La Saracena e del delegato di polizia appaiono solo come ombre o come riflesso di ciò che rappresentano, ovverosia le dicerie da un lato e la legge dall’altro ed i personaggi della signora Fiorica, del fratello Fifì e del Ciampa, in proscenio, trasmettono al pubblico tutte le emozioni di questa opera che, sebbene scritta più di un secolo fa, si presenta oltremodo attuale.
Nell’era dei social network ogni momento della nostra vita che condividiamo è esposto al pubblico virtuale e, in un mondo sempre più interconnesso, il timore è sempre quello del giudizio altrui, la preoccupazione è quella di allinearsi alla massa ed evitare di essere isolato oppure etichettato come diverso, eccentrico, bizzarro o, semplicemente, pazzo.















