RECENSIONE – In SereNata a Napoli, la canzone diventa un modo per raccontare la città attraverso le sue voci e contraddizioni. Serena Rossi, ideatrice e interprete dello spettacolo, intreccia repertorio musicale, memoria collettiva e ricordi d’infanzia, costruendo un percorso nel quale la dimensione personale incontra quella di un’intera comunità.
A guidare il racconto è il mito della Sirena Partenope, filo conduttore di una narrazione che procede attraverso brani e racconti, senza seguire una trama tradizionale. Napoli emerge così come un insieme di esperienze: malinconia, orgoglio, ironia e capacità di reagire alle difficoltà. Il passaggio tra storia della città e vissuto dell’interprete rende l’omaggio più intimo, sottraendolo alla semplice successione di canzoni celebri.
Il lavoro di Rossi trova il suo punto di forza nella varietà dei registri. La voce sostiene i momenti più raccolti, mentre lo sguardo e la presenza scenica accompagnano quelli comici. È soprattutto nel passaggio tra queste tonalità che si riconosce la sua capacità di tenere insieme canto e interpretazione: ogni brano diventa una diversa prospettiva sul mondo evocato.
Gli arrangiamenti orchestrali del maestro Valeriano Chiaravalle contribuiscono alla continuità del percorso, offrendo al repertorio una veste elegante. La componente musicale sostiene il racconto e ne accompagna i cambi di atmosfera.
Dalla drammaticità di Bammenella di Raffaele Viviani e dalla malinconia di Munasterio ’e Santa Chiara si passa all’ironia di Io, mammeta e tu. Questo alternarsi di toni evita che lo spettacolo rimanga fermo nella nostalgia: alla sofferenza e al ricordo si affiancano leggerezza, vitalità e gusto teatrale.
Uno dei passaggi più incisivi è l’omaggio a Ria Rosa attraverso Preferisco il ’900. Qui Rossi mette in primo piano il brio dell’interpretazione e la componente anticonformista del brano. Il tema dell’autonomia femminile introduce una prospettiva che amplia il racconto di Napoli e fa dialogare il repertorio con una sensibilità contemporanea.
SereNata a Napoli convince soprattutto quando lascia emergere queste differenze, senza ricondurle a un’unica immagine della città. Il carattere affettivo dell’omaggio rimane evidente, ma trova consistenza nelle sfumature delle canzoni e nel rapporto tra memoria pubblica e ricordo privato.
Ne risulta un ritratto musicale nel quale Serena Rossi valorizza la propria doppia identità di attrice e cantante. La forza dello spettacolo sta nella capacità di far convivere il dolore e il sorriso, restituendo alla tradizione una voce personale.















