Bar Tales 2 – Super Finale: al Teatro Civico 14 l’ultimo capitolo tra risate e verità scomode

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NAPOLI – DEBUTTA LUNEDI’ 11 MAGGIO AL TEATRO ACACIA LO SPETTACOLO “LA BALENA PIU’ GRANDE DEL MONDO” SCRITTO DIRETTO ED INTPRETATO DA AGOSTINO PANNONE CON GENNARO GUAZZO

 

IL TESTO E’ VINCITORE DEL PRIMO PREMIO NAZIONALE DI
DRAMMATURGIA “MARICLA BOGGIO”

Note di regia:
La balena più grande del mondo è ambientato a Napoli, all’interno di un acquario. In uno spazio che, più che un luogo, è una soglia. Da una parte ci siamo noi: con il nostro bisogno di capire, classificare, controllare. Dall’altra, una balena. Una creatura immensa, antica, che porta con sé un linguaggio che non sappiamo decifrare fino in fondo.

In questo spazio sospeso si incontrano Saverio e Mario. Saverio è uno studioso, abituato a leggere il mondo attraverso la scienza. Mario è un ragazzo che ancora non ha trovato il suo posto nel mondo, lavora come mascotte nell’acquario, e guarda le cose con la libertà di chi non conosce definizioni.

Non hanno niente in comune. E forse è proprio per questo che, senza accorgersene, iniziano a somigliarsi. Saverio è tornato a Napoli dopo anni vissuti in Norvegia, portandosi dietro una distanza difficile da colmare: quella dalle proprie radici, familiari e culturali, da una città che è insieme casa e ferita.

Mario, invece, in quelle radici è rimasto immerso, quasi intrappolato: stesso quartiere, stessi volti, stesso orizzonte. Eppure sente che restare non basta, che crescere significa anche trovare il coraggio di spostarsi, almeno un poco, da ciò che si è sempre stati. All’inizio si sfiorano appena, si parlano senza ascoltarsi davvero, si muovono uno accanto all’altro come due traiettorie che non si incontrano. Poi qualcosa cambia. Forse è la balena. Forse è il mare.

Forse è solo quella sensazione che davanti a qualcosa di… grande… le difese non servono più . Quella che nasce è un’amicizia storta, imprevista, a tratti comica, a tratti necessaria. Un avvicinamento lento, fatto di piccoli scarti, silenzi, resistenze e improvvise aperture. Intanto, la balena resta lì .

Incomprensibile, irriducibile. E piano, piano smette di essere solo un animale.
Diventa il punto in cui lo sguardo si incrina. Cambia direzione. In questo movimento, le radici cambiano significato. Non più solo qualcosa che trattiene, ma anche qualcosa da cui partire. Un’eredità familiare, culturale, geografica, con cui fare i conti; da cui prendere distanza o a cui tornare, che continua a vivere dentro di noi, anche quando proviamo a dimenticarla. Lo spettacolo attraversa con leggerezza temi profondi: il rapporto tra umano e non umano, tra scienza e mistero, tra identità e appartenenza, lasciando spazio a momenti di ironia, tenerezza e sorpresa. Al centro, una parola semplice e necessaria:
ascolto. Per gli esseri viventi, gli ecosistemi, per tutto ciò che esiste indipendentemente dal nostro sguardo. E forse anche per l’altro. Per chi non ci somiglia, ma ci cambia.

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