Il Real Orto Botanico ospita la XXV edizione di Brividi D’Estate

RECENSIONE –  Il Real Orto Botanico ospita la XXV edizione di Brividi D’Estate, la rassegna estiva ideata da Il Pozzo ed il Pendolo, in collaborazione con la Università degli Studi di Napoli Federico II e finanziata dal Comune di Napoli.

Nella serata di domenica 12 luglio un pianoforte e due voci hanno narrato, con Lettere al Vento di Annamaria Russo, la storia della città di Napoli dalla sua fondazione ai giorni nostri.

Il racconto è stato affidato ad alcuni simboli della città che hanno saputo delinearne le peculiari caratteristiche.

‘A muntagna – il Vesuvio – ha assistito alla fondazione di Neapolis e poi di Partenope, ha riconosciuto che la città ha dovuto apprendere lingue non sue con la dominazione francese e poi con quella spagnola, ha preso atto di come da capitale del Regno delle due Sicilie sia stata relegata ad una appendice dell’Italia, si fa per dire, unita.

Un semaforo – un oggetto serio in una città ironica – ha descritto le diverse velocità con cui questa città corre: chi va dritto senza preoccuparsi degli altri, chi si ferma, chi non sa ancora dove andare.

Il semaforo rappresenta quelle regole che a Napoli vengono prima interpretate e poi, eventualmente, osservate.

Un cane randagio ha narrato di come in questa città si sia sentito accolto, amato, di come sia stato sfamato da un passante qualsiasi e di come, al tempo stesso, sia stato deriso, scacciato, ferito e di come, nonostante tutto, abbia impiegato le ultime energie per rivedere Napoli un’ultima volta.

Quel cagnolino rappresenta chi, nato e cresciuto in questa città, a malincuore, se ne è allontanato perché non vi ha trovato le opportunità che cercava e chi, benché lontano, vi ritorna anche solo per qualche istante.

Anche un topo può essere il simbolo di questa città: vivere nelle viscere di Napoli consente di osservare come sia stata costruita strato dopo strato dalle diverse civiltà che si sono avvicendate nel corso del tempo e permette di custodirne la memoria storica.

Forse è perché ha assorbito tutte le culture che l’hanno attraversata che Napule è mille culure e, ancora oggi, è in cerca della sua identità.

 

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