NAPOLI – Presentata la nona edizione di POMPEII THEATRUM MUNDI in scena dal 18 giugno al 12 luglio al Teatro Grande di Pompei.
Il Festival Pompeii Theatrum Mundi che ogni anno il Teatro Nazionale di Napoli realizza in collaborazione con il Parco Archeologico è una preziosa occasione di confronto tra i classici della cultura greca e i grandi temi della contemporaneità.
Un maestro della scena come Theodoros Terzopoulos sceglie ancora una volta
Le Baccanti e dichiara che il viaggio di Dioniso segue lo stesso destino dell’arte del teatro, “un viaggio infinito percorso da persone in fuga”. Per il regista greco Dioniso rappresenta infatti l’archetipo del rifugiato che, partito da Tmolos tremila anni fa, ha attraversato il Medio Oriente in guerra per approdare infine sulle coste di Creta o di Lampedusa. Ma è anche il medium per un viaggio nel paesaggio intricato della memoria, “una ricerca delle chiavi perdute dell’unità fra il corpo e il linguaggio”, come diceva molto bene Heiner Müller.
Àlex Ollè dirige la tragedia I Persiani e dice che metterla in scena oggi significa parlare al nostro presente di “guerre, politica, potere e dolore collettivo”. Il regista catalano sembra voler mostrare attraverso la sua rilettura del testo di Eschilo come i popoli perdenti diventino esemplari nell’assumere con dignità il peso della sconfitta e insieme l’errore fatale del potere di pensarsi sempre invincibile.
Filippo Dini dedica la sua lettura di Alcesti di Euripide al “percorso della donna nella Storia”, alla sua capacità “di tornare indietro dall’orrore” per affrontare finalmente “l’oggetto del suo infinito amore”.
Come vedete sono tematiche di cui oggi sentiamo in pieno la risonanza ma su cui la drammaturgia dei grandi scrittori classici rifletteva già nel V secolo.
Il quarto spettacolo sarà L.A.V.A. di Emio Greco, Pieter C. Scholten e Roberto Zappalà, una coproduzione internazionale che vede la collaborazione di grandi voci della coreografia mondiale per un progetto che adopera la metafora della lava come magma potente in cui si addensano, attraverso il sussulto della terra (o nella danza, il movimento dei corpi) tensioni e fratture che affiorano in modo imprevedibile e stratificato.
In un annus horribilis come quello che stiamo vivendo, in cui si espande l’orrore della guerra e il potere mostra il volto osceno di tiranni, disposti a sacrificare migliaia di vittime umane per realizzare assurdi disegni di dominio, tornare a sedere sulle pietre di Pompei, per ritrovare storie antiche in modo nuovo, significa ancora una volta delegare all’arte del teatro un mandato essenziale: circoscrivere uno spazio e un tempo in cui restare umani.
Roberto Andò
Direttore artistico Teatro di Napoli – Teatro Nazionale














