“Da est a ovest”: spettacolo di Le False Partenze allo Scipio Festival

RECENSIONE – Dopo la riuscitissima prima edizione dello scorso anno, la seconda edizione dello Scipio Festival è stata confermata negli incantevoli tramonti estivi del Parco Archeologico Liternum, oasi verde posta sul Lago Patria. Organizzatore della rassegna, Michele Principe, proprietario e direttore del Teatro “Il Principe” di Varcaturo. Ad aprire il Festival, giovedì 24 luglio, lo spettacolo “Da Est a Ovest” della compagnia teatrale Le False Partenze.

Lo spettacolo è stato molto apprezzato dal pubblico. Il testo, scritto da Gianluca D’Agostino, è risultato molto dinamico, fresco, divertente ed accattivante, consentendo agli attori un ritmo che non ha perso lo spettatore manco per un momento. Testo vincitore del Premio di drammaturgia Vallecorsi, nella sua articolazione riesce ad offrire numerosi spunti di riflessione ed introspezione, sull’amore, sul tempo ed il ciclo della vita. Aspetti di vita quotidiana e dubbi esistenziali vengono criticati con sottile ironia, mentre le frustrazioni sono offerte con notevole sarcasmo, che si appoggia a statistiche e circostanze ridondanti nella vita di tutti. Si tratta di uno spettacolo che riesce a parlare ad un pubblico molto vasto, dai ragazzi agli anziani, chi sta facendo step e chi guarda indietro quelli fatti. Esemplificando questa dinamica nella citazione contenuta nello spettacolo: «La vita si comprende guardando indietro, ma si vive solo in avanti» aforisma del filosofo danese Søren Kierkegaard, citato in più punti dal protagonista.

Il titolo “Da est ad ovest”, rende centrale nello spettacolo una panchina nel parco, sulla quale sorge e tramonta il sole, da oriente ad occidente, ogni giorno. La panchina resta lì inchiodata a terra. Esposta alle intemperie, in giornate di brezza o in quelle ardenti, mentre le stagioni e gli anni si avvicendano. Testimone degli incontri dei due protagonisti, Sim e Ade, in diversi momenti della loro vita, dal primo incontro all’ultimo, sempre in domeniche di sole. La scena, firmata da Carmela Rosamilia (e creata durante un progetto con l’Accademia di Belle Arti), ha permesso un continuo viaggio in spazi sempre diversi, avanti e indietro nel tempo. Tramite un sistema componibile e scomponibile di blocchi di legno, la panchina nel parco diventava, con spostamenti a vista, prima letto matrimoniale, poi divano o poltrone di salotto. Il tempo era segnato da sette orologi posti sul fondo della scena, di dimensioni e stili differenti, che con ticchettio si accendevano, nelle luci di Rossella Coppola, alternandosi ad ogni cambio quadro. Molto importanti per l’ambient anche le musiche originali composte da Bluenne, Maurilio Riccio e Antonio Vitelli, gestite durante lo spettacolo dalla fonica Rebecca Carlizzi.

Sim e Ade, Simone e Adele, rispettivamente scrittore e giornalista. Sim, interpretato da Gianluca D’Agostino e Ade interpretata da Rossella Amato. Impeccabili e molto sinergici negli scambi di battute e ritmo. I nostri protagonisti sono due ragazzi che si incontrano, si piacciono e si amano. Restano legati, anche quando le vicissitudini della vita li allontanano. E queste vicissitudini sono descritte come talmente frequenti e consuete nella vita di tutti, quasi predestinate. Citando ancora Kierkegaard, «Due infelicità che si uniscono preparandone una terza». Il matrimonio e i figli, secondo Sim, sono la tomba dell’amore. Il protagonista entra in scena con un monologo sull’incertezza di voler diventare padre, il peso della responsabilità, dell’impegno e delle troppe variabili che si possono presentare nella vita del proprio figlio. Molto articolate anche le considerazioni sul matrimonio che porta a far fallire l’amore, al sequestro dei genitori da parte dei figli, al sopraggiungere di amanti, al divorzio, alla solitudine. La “visione rosea” di Sim disegna la vita come un percorso predestinato all’infelicità. Controbilanciato da Ade che invece lo sprona a fare determinati passi, da vivere insieme. Complici e molto divertenti nella scena ironica in cui devono far cenare il figlio/belva. Interessante l’ideazione dell’intreccio con una loro storia parallela, ideata da Sim nel libro che intanto scrive in modo autobiografico.

Ai due protagonisti il pubblico si affeziona. Alla tenerezza di lui, alla tenacia di lei, alla passione ed il bene tangibile tra i due. Potrebbe essere una sitcom che non annoia, la loro storia. Quando finisce non si è pronti a vederla finire. In un mondo di amore usa e getta, che si inceppa e termina, la loro storia resta. Complimenti alla compagnia Le False Partenze in questo progetto autoprodotto che merita di essere visto e rivisto, e alla direzione artistica dello Scipio Festival per averli scelti.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here