“Il Terzo Incomodo” debutta al Teatro Nuovo

RECENSIONE – I segreti di un padre sotto il sole di Miliscola: lo spettacolo, dopo il debutto festivaliero in atto unico (durata 1 ora e 10 minuti), rientrerà nei circuiti distributivi della compagine NEST per la stagione teatrale 2026/2027.

C’è una linea d’ombra sottilissima che separa la risata liberatoria dal nodo in gola. Se ne accorge chiunque decida di varcare la soglia del Teatro Nuovo di Napoli, dove il 10 luglio ha debuttato in prima assoluta “Il Terzo Incomodo”, la nuova, attesissima produzione targata NEST – Napoli Est Teatro. Un lavoro che nasce sotto l’egida del Campania Teatro Festival e che mette a nudo, con una delicatezza spiazzante, quanto poco conosciamo le persone che dichiariamo di amare.
La macchina scenica: un puzzle di talenti e maestranze
A guidare questa nave è la sapiente regia di Giuseppe Miale di Mauro, che sceglie di non
sovraccaricare la scena, preferendo una pulizia geometrica che esalta il lavoro degli attori. Miale di Mauro impasta la comicità del vaudeville con una tensione drammatica costante, coadiuvato dal prezioso lavoro di aiuto regia firmato da Marcello Manzella.
Sul palcoscenico si muove la “triade” storica e affiatatissima del NEST: Giuseppe Gaudino e Adriano Pantaleo interpretano rispettivamente Sasà e Gianluca, due fratelli profondamente diversi ma uniti dallo stesso vuoto affettivo, eccellenti nel gestire i tempi comici serrati della prima parte.
Francesco Di Leva veste i panni di Alfredino, il terzo incomodo del titolo. Di Leva entra in scena spiazzando pubblico e personaggi comparendo dalla platea, dosando ironia, carisma fisico e una strabiliante verità emotiva che sposta il baricentro dello spettacolo verso la commozione.
La drammaturgia visiva e sonora sostiene il testo con rigore millimetrico. Le scene di Luigi Ferrigno – assistito da Alessia Di Pace – creano uno spazio sospeso, quasi mentale, mentre i costumi di Giovanna Napolitano vestono le diverse anime dei personaggi con estrema coerenza quotidiana.
Fondamentale è il disegno luci, curato a quattro mani da Luigi Biondi e Desideria Angeloni (con
l’assistenza dell’elettricista Francesco Cervone), capace di tagliare lo spazio trasformando il caldo sole di Miliscola in una penombra intima e rivelatrice.
Il sound design di Italo Buonsenso si fonde con i video di Pietro Di Francesco, che proietta sul velatino immagini familiari di ieri e di oggi, amplificando il senso di nostalgia. Dietro le quinte, la complessa macchina organizzativa e tecnica è retta da Carla Borrelli (organizzazione), Alessia Bergamene (assistente di produzione), Francesco Bellella (direttore di scena), con la comunicazione visiva curata dalle foto e dal visual design di Carmine Luino e l’ufficio stampa gestito da Gennaro Bianco.
La storia, scritta appositamente per i tre attori, dalla penna sensibile e cinematografica di Ivan Cotroneo, parte da un pretesto classico: Sasà e Gianluca sono in un piccolo appartamento a Miliscola per sbrigare le pratiche di successione dopo la morte del padre Raffaele. All’improvviso, dal mare, arriva Alfredino. Si muove con troppa disinvoltura in quella casa. È un altro fratello segreto?
La verità che emerge da una scatola di vecchie fotografie è un’altra, e colpisce come uno schiaffo: Alfredino era il compagno, il grande amore segreto del loro defunto padre.
L’obiettivo di Cotroneo e Miale di Mauro non è fare del facile attivismo o della retorica sentimentale.
Lo spettacolo nasce per scovare le crepe dell’incomunicabilità familiare. Attraverso la figura di questo padre che ha vissuto una doppia vita nel silenzio, emerge il dramma di due figli che non si sono mai sentiti davvero compresi o amati da quell’uomo.
Il verdetto tecnico: un perfetto equilibrio tra riso e pianto
Dal punto di vista tecnico, lo spettacolo è una macchina da guerra a orologeria. La transizione tra l’equivoco iniziale e il dramma psicologico della seconda parte avviene in modo naturale, senza strappi, grazie a una recitazione carnale e fisica tipica del metodo NEST.
I video e il comparto sonoro evitano il rischio del didascalismo, diventando veri e propri prolungamenti dei pensieri dei protagonisti. “Il Terzo Incomodo” convince perché non punta il dito e non giudica;
preferisce accogliere le fragilità umane sotto lo stesso sole, chiedendo silenziosamente allo
spettatore: fino a che punto saresti disposto ad amare incondizionatamente chi pensavi di
conoscere? Un debutto promosso a pieni voti, che scalda il cuore e fa riscoprire la necessità del perdono.
Novanta minuti di applausi.
Raramente il pubblico si lascia trasportare così tanto, è decisamente crollata quella parete fredda che separa platea e personaggi. Ognuno è diventato parte della commovente storia che sono riusciti a raccontarci.

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