
da Luigi Pirandello e Viviani – Totò – Moscato
Regia Pierpaolo Sepe
con Benedetto Casillo
Produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Arteteca, Tradizione e Turismo Centro di Produzione Teatrale – Teatro Sannazaro
Pierpaolo Sepe mette in scena un premio Nobel e tre mostri sacri della scena teatrale, tutti e quattro figli dello stesso Sud, cesellatori ineguagliabili dei rispettivi dialetti, espressione dell’anima popolare. Benedetto Casillo, figlio genuino di Napoli, attore dalla lunga e intensa carriera si avvicina a questi straordinari autori con umiltà e rispetto, per assimilarne la linfa e restituirla poi in scena.
Un leggero alito napoletano lambisce il notturno paesaggio dell’Uomo dal fiore in bocca: l’accento del protagonista, qualche antico vocabolo viene proposto con affettuosa devozione per il dialetto. La scena rappresenta l’esterno di un caffè di una stazione ferroviaria, un binario l’attraversa in primo piano.
Attorno ad esso, gelido spettatore, dissertano di vita e di morte i due protagonisti dell’atto pirandelliano. Lo stesso binario indirizza le rappresentazioni degli altri autori. Un suonatore di sax fa da sottofondo musicale partecipando alla messinscena. L’unica certezza della vita è la morte; eppure, per l’uomo di oggi questo è l’ultimo dei pensieri. In questo mondo che freneticamente rimbalza da un’illusoria soddisfazione materiale all’altra, la morte è un fastidioso inconveniente, un seccante contrattempo, una inaspettata perdita di tempo. La morte ha perso la sua sacralità…che poi è la stessa sacralità della vita. Dove c’è vita, c’è inevitabilmente la morte. La vita scorre da sempre all’ombra della morte. E ciò non è affatto una considerazione negativa. Tutto sta nel decidere come scegliere di vivere il tempo che ci è stato assegnato.