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SUMMARY:Teatro Diana: SERENATA A NAPOLI da un’idea di SERENA ROSSI
DESCRIPTION:Napoli è una sirena\, Partenope che si lasciò morire per non essere riuscita ad incantare Ulisse. Una creatura mitologica che rinuncia alla vita per un amore mortale. Napoli è nata sotto il segno della musica. Napoli è femmina. Adorata e uccisa. \nAmata e odiata. \nIn questo spettacolo teatrale ideato da Serena Rossi – il suo primo spettacolo teatrale – i racconti e la musica sono stretti come amanti. Una canzone apre una storia che riporta ad una musica\, che rimanda ad una leggenda\, che arriva ad una ninna nanna. Al centro la città più misteriosa del mondo\, che ha confuso anche le sirene\, che ha una sua filosofia\, un suo immaginario\, una sua religione. \nA Napoli Serena Rossi dedica la sua serenata. Per conquistare la sua città le canta le canzoni della sua infanzia\, di quella terra tellurica stretta tra il Vesuvio e il mare. Fa rivivere le voci dei vicoli\, i canti e le feste\, intreccia racconti e melodie per cogliere l’essenza immortale di una città che vibra di storia e mistero.
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SUMMARY:Teatro Bellini: IMMACOLATA CONCEZIONE (TRE RITI SULL’AMORE)
DESCRIPTION:A dieci anni dal debutto di Immacolata Concezione\, Vuccirìa Teatro riunisce tre opere in una retrospettiva di repertorio: Tre riti sull’amore. \nSicilia\, 1940.\nConcetta viene barattata dal padre caduto in disgrazia con una capra gravida e affidata a Donna Anna\, tenutaria del bordello del paese. Silenziosa\, estranea ai piaceri della carne e a qualunque concezione adulta dell’amore\, non oppone resistenza. Sullo sfondo\, l’anima nera del fascismo si insinua: pretende controllo e devozione.\nBen presto la fama della nuova arrivata raggiunge tutto il paese\, ma nessuno sa di preciso quali piaceri regali agli uomini per farli impazzire così tanto. \nDentro Tre riti sull’amore\, Immacolata Concezione è la stazione della fondazione: il punto in cui il rito nasce e la comunità mostra la sua ambivalenza. È capace di accogliere\, ma anche di divorare ciò che desidera. La retrospettiva rilegge questa origine come primo movimento di una discesa verso una de-umanizzazione che continua a caratterizzare la nostra storia collettiva.\nConcetta è un simbolo che incrina l’ordine: “sente” l’anima dei clienti\, permette una fragilità che fuori non è concessa\, confonde ruoli e gerarchie.\nQui\, il mare come creatura e misura del possibile è ancora mito e orizzonte. E proprio come nel racconto di Colapesce\, che sorregge l’isola dal fondo\, anche Concetta finisce per “reggere” una comunità. \nTRE RITI SULL’AMORE\nPer Vuccirìa Teatro il rito è un dispositivo collettivo: convoca una comunità\, costruisce simboli\, innesca stigma o salvezza; rivela un sacrificio e chiede un attraversamento.\nLa retrospettiva riunisce tre opere che oggi\, rilette insieme\, rivelano un unico percorso: tre stazioni di una discesa nell’umano contemporaneo. Il corpo è lo strumento assoluto\, una presenza erotica continua e necessaria. La lingua serve a toccare\, invocare\, resistere. La Sicilia non è ambientazione: è la culla. È una grammatica di soglia\, sempre rivolta al mare che ritorna come una creatura: cambia voce\, cambia forma\, cambia destino degli uomini. \nLa tradizione della tragedia riaffiora come dispositivo contemporaneo vivo. Il tempo si piega\, diventa spazio simultaneo. Una scena governata dal simbolo\, Teatro di un’arte totale.
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SUMMARY:Teatro Troisi : Benvenuti in casa Esposito
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SUMMARY:Teatro San Luca : Non Fui Gentile Fui Gentileschi
DESCRIPTION:Debora Caprioglio
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SUMMARY:Sala Assoli : VITA MERAVIGLIOSA omaggio a Patrizia Cavalli
DESCRIPTION:con Iaia Forte\nmusica dal vivo di Diana Tejera\nuna produzione Argot Produzioni\nin collaborazione con Todi Festival\, Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini\nper Infinito Teatro e Reggio Iniziative Culturali \nUn ritratto intimo in versi e musica di Patrizia Cavalli\, tra le voci più amate della poesia contemporanea. Sul palco\, l’attrice Iaia Forte e la musicista Diana Tejera – legate alla poetessa da una profonda e storica amicizia – danno vita a uno spettacolo che evoca la sua presenza\, la sua ironia e il suo spirito libero. Tra note dal vivo e versi sapienti e capricciosi incentrati sull’amore e la quotidianità\, Vita meravigliosa restituisce al pubblico la felicità rara e l’intelligenza seducente di un’artista straordinaria. Un omaggio teatrale e musicale per ritrovare quel “tempo senza tempo” che la poesia di Patrizia Cavalli continua a regalarci.
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SUMMARY:Teatro Sannazaro: CAFE’ CHANTANT MY WORLD uno spettacolo di Lara Sansone
DESCRIPTION:Trent’anni di questa formula unica nel suo genere. Uno spettacolo che è diventato un cult delle feste e non solo. Coinvolgente\, colorato\, ricco\, esuberante… semplicemente Cafe’ Chantant! La sua nuova veste dal titolo My World con oltre duecento costumi sempre nuovi\, luci e scenografie faranno da cornice ad una favola che promette leggerezza e coinvolgimento senza tempo. Lo spettacolo inizia non appena si arriva nel teatro adibito come sempre a sala da caffè concerto dove gli artisti immergono gli ospiti in un’atmosfera surreale e magica\, inclusiva e ironica. Il teatro diventerà ancora una volta il luogo dove tutto è possibile. Attori\, cantanti\, ballerini\, musicisti\, comici risveglieranno la vostra voglia di vita\, la gioia\, l’allegria. \nPreparatevi a lasciarvi travolgere da un’esperienza che non si guarda soltanto\, ma si vive. Preparatevi a far parte del nostro mondo! \nLara Sansone
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SUMMARY:Piccolo Bellini : Romeo & Juliet project
DESCRIPTION:Daniela Maccari\, musa e collaboratrice storica di Lindsay Kemp\, consegna ai nuovi interpreti il “credo” del Maestro\, mantenendo viva quella fiamma che ha rivoluzionato il teatro-danza contemporaneo. Nato nel 2013 come celebrazione della poetica shakespeariana\, lo spettacolo si spoglia di ogni sovrastruttura. Senza scenografie e con costumi stilizzati\, la scena è abitata unicamente dalla forza dei corpi\, da pochissimi oggetti simbolici e da un tappeto sonoro eclettico — che spazia dalla malinconia di Nino Rota alla maestosità di Haendel e Purcell\, fino alle dissonanze di George Crumb. Lo spettacolo esplora il mito universale degli amanti di Verona attraverso una rappresentazione stilizzata e trascinante. In questa visione\, la violenza e il pregiudizio — temi tragicamente attuali — vengono contrastati dalla purezza dell’emozione. Come scriveva lo stesso Kemp nelle sue note originali:\n“Il linguaggio teatrale qui prende letteralmente il volo per infiammare il cuore e la fantasia del pubblico. Tutti i ragazzi sono Romeo e tutte le ragazze Giulietta: perché ognuno ha da qualche parte in sé un Romeo o una Giulietta – passato\, presente o futuro – e dobbiamo tenere quella parte in vita.”\nSotto la direzione di Daniela Maccari\, i danzatori di Borderlinedanza affrontano un percorso che unisce tecnica\, mimo e improvvisazione\, volto al superamento di ogni inibizione. Il risultato è una danza che trionfa sulla morte e sul tempo\, scandita dalla parola d’ordine di Lindsay: “For you!”. Un dono totale al pubblico\, perché il messaggio finale resti\, oggi come allora\, uno solo: “bisogna amare\, e incoraggiare tutti ad amare”.
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SUMMARY:Teatro Bolivar : IL CANTO DEL MARE
DESCRIPTION:UN OMAGGIO AD A. CAMILLERI \nDI E CON MAURIZIO DE GIOVANNI \nE CON MARCO ZURZOLO
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SUMMARY:Teatro Augusteo : Stefania Andreoli
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SUMMARY:Teatro Sala Moliere: CHARTA INTIMUS Un’idea di paternità
DESCRIPTION:Di e con Bernardo Casertano\nUna produzione Fortezza est e Teatro Akropolis\nIn una stanza si materializza la storia di Pinocchio che diventa padre\, il figlio per antonomasia che affronta il tema della paternità. La visione personale di una esperienza enorme e il tentativo di descriverla attraverso una metafora farsesca.
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SUMMARY:Teatro Augusteo : Benji e Fede
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SUMMARY:Teatro Acacia: CIRO BARONE IN RIVISITATO One Man Show
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SUMMARY:Teatro Augusteo : Ciccio Merolla
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SUMMARY:Piccolo Bellini : Fulminata. La speranza è l’ultima a morire
DESCRIPTION:Annagaia Marchioro porta in scena Fulminata\, uno spettacolo intimo\, ironico e travolgente che racconta la vita complicata\, entusiasta e piena di desideri di una donna contemporanea. Un viaggio tra sogni\, fallimenti\, speranze e ripartenze che\, con leggerezza e profondità\, restituisce il ritratto di una generazione sospesa tra ambizione e precarietà.\nLa protagonista corre instancabilmente per inseguire i propri sogni\, trovandosi spesso davanti a porte che si chiudono in faccia. E se è vero che quando si chiude una porta si apre un portone\, è anche vero che il portone in faccia può fare ancora più male. Ottimista per natura\, continua a credere in un futuro migliore al punto da convincersi\, nello stesso giorno\, a fare un mutuo\, iniziare una dieta\, avere una figlia da single e aprire una partita IVA. Forse\, nascere pessimisti sarebbe stato più semplice. \nAttraverso un racconto brillante e surreale\, lo spettacolo si interroga con ironia e lucidità su temi profondamente attuali: diventare genitori oggi è un atto eroico o folle? Essere influencer rappresenta un’opportunità o una prigione? Veneti si nasce o si diventa? L’amore è una guerra o una tregua?\nCome suggerisce Nietzsche\, è dal caos interiore che può nascere una stella danzante. A tenere la protagonista con i piedi per terra sono le amiche\, rifugio e àncora di salvezza nel pieno delle tempeste quotidiane. Maria Annagaia Isotta Riri – un nome più lungo delle cifre del suo conto in banca –  conduce il pubblico in un universo imperfetto\, caotico e irresistibilmente divertente\, rivelando come l’imperfezione possa essere una straordinaria forma di bellezza e resistenza. \nFulminata è un racconto che attraversa amore\, smarrimento\, cadute e improvvise illuminazioni. Uno spettacolo che celebra la forza del continuare a sperare\, anche quando i sogni sembrano sfuggire\, perché credere che tutto sia possibile è potente quanto vivere. Una preghiera comica per restare vivi.
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SUMMARY:Teatro Bellini: DIARIO SENTIMENTALE DI UNA DONNA LIBERA. ORNELLA VANONI LE PAROLE\, LA MUSICA
DESCRIPTION:Il ritratto di una donna fuori dal comune\, Ornella Vanoni. Che ha attraversato la vita senza cautele\, senza mai arretrare: tra un passo indietro e un salto nel vuoto\, ha sempre deciso di saltare.\nPacifico ha avuto il privilegio di frequentarla negli ultimi anni. Ha scritto per lei canzoni\, ha raccolto i suoi ricordi in una fortunata biografia\, Vincente o perdente. L’ha ritrovata come si aspettava\, intelligente\, imprevedibile\, con tutti quei caratteri unici che ce l’hanno resa cara\, e indimenticabile. \nL’umorismo\, chirurgico\, irriducibile\, come arma di difesa contro la ferocia e l’imprevedibilità della vita.\nLo spirito anarchico\, impetuoso\, non addomesticabile. Che negli ultimi anni aveva intelligentemente convertito in sorniona impertinenza. La fragilità\, ben nascosta dietro il dono del talento\, gli abiti sfolgoranti\, la professionalità ineccepibile. “Ho tatuata addosso la S di solitudine”\, così diceva. \nDa qui il bisogno permanente di compagnia\, le telefonate notturne\, gli abbracci prolungati con cui pareva non volerti lasciare andare. I suoi successi sono sotto gli occhi e nelle orecchie di tutti. Ma Pacifico ci restituisce l’Ornella più emozionante e divertente\, quella che ci apre le porte di casa. La sua bella casa dove si ritrova con i suoi ricordi\, quelli cari da convocare\, quelli amari da fuggire. Dove si dichiara golosa\, dispettosa\, leggera e smemorata ma solo per strategia\, per tenere a bada la malinconia. Combattiva e indifesa\, le sue paure identiche alle nostre.\nE alla fine di questo racconto – fatto di parole ma anche\, inevitabilmente\, di canzoni – ci rendiamo conto di quanto la vita di questi artisti\, grandi e irripetibili\, sia intrecciata alle nostre vite\, di quanta strada abbiamo fatto assieme. \nPACIFICO\nPacifico\, nome d’arte di Luigi de Crescenzo\, è cantautore e autore tra i più stimati del panorama italiano.\nCome autore\, ha collaborato con i più grandi artisti italiani. Morricone\, Nannini\, Bersani\, Ramazzotti\, Zucchero\, Giorgia\, Bocelli\, Malika Ayane\, Gabbani\, Morandi\, per citarne alcuni. \nHa pubblicato sei album a suo nome. Il suo primo disco\, Pacifico\, ha ricevuto la Targa Tenco per l’opera prima. Assieme a Samuele Bersani ha scritto Le storie che non conosci\, premio Tenco Canzone dell’anno\, nel 2015. Ha partecipato due volte come interprete al Festival di Sanremo. Nel 2018 con Ornella Vanoni e Bungaro\, e nel 2004\, anno in cui ha vinto il premio della critica. \nPer il cinema ha collaborato con Gabriele Muccino (Ricordati di me)\, Neri Marcorè (Zamora)\, Roberta Torre (Sud Side Story)\, Michela Andreozzi (Genitori Vs Influencers). \nA teatro\, ha scritto e portato in scena un monologo\, Boxe a Milano. \nHa scritto due romanzi\, Ti ho dato un bacio mentre dormivi\, e Io e la mia famiglia di barbari\, editi da La Nave di Teseo. Per la stessa casa editrice è autore del diario sentimentale/ biografico di Ornella Vanoni\, Vincente o Perdente\, scritto a quattro mani con la leggendaria artista.
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SUMMARY:Teatro Augusteo : Vinicio Capossela
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SUMMARY:Teatro Mercadante : L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP | PRESS CONFERENCE
DESCRIPTION:Roberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola\, memoria e potere\, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri.\nNe L’ultimo nastro di Krapp\, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio\, traccia\, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”\, sospeso tra ironia e struggimento\, tra lucidità e disfatta.\nIn ideale e inquietante contrappunto\, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci\, evidenziando\, attraverso l’ironia tagliente di Pinter\, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo.\nSe in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto\, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse\, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità\, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola. \n\nNota del regista\nNel 2006 Harold Pinter interpretò L’utimo nastro di Krapp con la regia di Ian Rickson nella sala piccola del Royal Court Theatre di Londra. Pochi giorni prima del debutto\, mi telefonò per invitarmi a vedere lo spettacolo. Disse che sarebbe stato il suo congedo dalle scene. Non aggiunse altro\, ma era facile intuire che sarebbe stato qualcosa di più definitivo e solenne a cui non potevo mancare. In quel momento ero alle prese con un lavoro ma feci in modo di liberarmi e andare a Londra\, anche se non potei essere alla prima. Fu una serata memorabile\, e alla fine dello spettacolo Pinter mi invitò a bere un bicchiere di champagne nel bar del teatro insieme ad altri amici che erano venuti a festeggiarlo. Fu l’ultima volta che lo vidi\, e il ricordo di quella sera è per me indelebile e pieno di echi.\nNel corso dei nostri precedenti incontri\, Harold mi aveva più volte parlato di Beckett\, della sua speciale devozione al grande irlandese\, del rituale con cui gli aveva fatto leggere fino alla fine i suoi drammi in anteprima.\nMettere in scena l’Ultimo nastro di Krapp insieme a Press Conference è un modo di chiudere il cerchio della memoria\, facendo i conti con un vertice assoluto della drammaturgia del Novecento\, il primo che Beckett scrisse in inglese\, e con l’ultimo Pinter che in questo pezzo fulmineo riesce a spaventarci e\, contemporaneamente\, a gelarci in una risata angosciata (È una Commedia? È una tragedia? – direbbe Bernhard) con un ministro della cultura che nel corso di una conferenza stampa minaccia i giornalisti e prefigura i modi farseschi della dissoluzione della politica.\nIl Krapp è invece direttamente connesso all’eredità di Joyce\, al tema della memoria che in gioventù aveva fatto scrivere a Beckett un fondamentale saggio su Proust\, dedicato a quella che lo scrittore della Recherche descrive come “l’indefinibile contraddizione della sopravvivenza e del nulla”. Da cui la divertita annotazione di Beckett: «L’uomo di buona memoria non ricorda niente perché non dimentica niente».\nNella pièce\, il protagonista fa i conti con i relitti che affiorano da una vita di fallimenti. Nell’immagine finale lo vediamo sigillato in un silenzio enigmatico davanti al nastro che gira a vuoto\, e la sola parola che viene in mente è lessness. La micidiale potenza del Vuoto. Beckett racconta l’eclissi dell’interiorità\, del tempo interiore\, dunque della memoria come prerogativa elettiva dell’uomo. Krapp cerca disperatamente di riconoscersi nella propria voce registrata ma è un tentativo fallimentare. Press Conference di Pinter sposta la parola nell’arena dello spazio pubblico\, e profeticamente mette in primo piano il linguaggio minaccioso che ha occupato la scena della politica.\nVa da sé\, che non avrei mai rappresentato questi testi se non avessi potuto contare su un attore come Renato Carpentieri.\nA chi potrà stupirsi di questo abbinamento\, dico che non si tratta di un abbinamento. La presenza del testo di Pinter è una dedica\, va cioè considerata come si valuta una epigrafe in un romanzo. Come una risonanza\, o la traccia di una eredità. Il criterio con cui consiglio di porsi di fronte a questi due testi riuniti in un unico spettacolo è di tipo musicale\, come se in un concerto si assistesse prima a un lungo lied e poi a una suite molto breve.
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SUMMARY:Teatro Diana: OTELLO di WILLIAM SHAKESPEARE 
DESCRIPTION:“E tu…come sei pallida! e stanca\, e muta\, e bella\, pia creatura nata sotto maligna stella. Fredda come la casta tua vita… e in cielo assorta. Desdemona! Desdemona!…Ah…morta! morta! morta!…” e poi “Otello fu”. \nQui finisce la storia di Desdemona e Otello\, lei lo aveva sposato per amore\, contro i cliché dell’epoca\, lui\, lo straniero\, il moro\, lo aveva voluto reclamando libertà di scelta e autonomia\, lottando con il padre perché lo accettasse. \nLui\, Otello\, incapace di gestire le emozioni\, capitano coraggioso e leale\, ma marito insicuro e geloso\, forse lei era troppo\, troppo bella e troppo ingenua\, troppo sicura del suo amore e dell’amore di lui. Lui la uccide e poi mette fine alla sua stessa vita\, per gelosia e per possesso\, come i lui di oggi e come i lui di domani se non si educano le nuove generazioni. Ed è qui l’urgenza dello spettacolo\, Giorgio Pasotti si interroga sulla forza di un grande classico come il testo shakespeariano di parlare alle giovani coscienze\, di insegnare attraverso la morale\, di mostrare senza mediazioni tecnologiche il dolore e lo sgomento per le vite non rispettate. “Dopo cinque secoli quest’opera ci mette ancora di fronte a una realtà malata e incattivita\, dice Pasotti\, l’Otello è tragicamente attuale.” \nLa drammaturgia di Dacia Maraini muove attraverso il filo conduttore di una violenza che cresce senza motivo alcuno\, l’illusione del possesso\, il delitto e il suicidio per stupidità. Protagonista nel ruolo di Otello Giacomo Giorgio\, talentuoso attore che il grande pubblico ha amato in “Mare fuori”.
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SUMMARY:Teatro Sannazaro: QUALCOSA È ANDATO STORTO scritto e diretto da Carlo Buccirosso
DESCRIPTION:Corrado Postiglione\, modesto avvocato di provincia al servizio di una clientela sempre piuttosto popolare\, ma non per questo sprovveduta ed accomodante\, si dedica spesso con zelo alle frequenti vicissitudini dei propri familiari\, mamma fratelli sorelle zii generi nipoti cugini ed affini\, impelagati in controversie e liti di varia natura ed entità… per risolvere le quali e costretto a fare di necessità virtù\, Postiglione fa grande sfoggio di una vasta gamma di sotterfugi pur di riacquistare la stima dei parenti ormai persa da tempi remoti\, ed anche un minimo di introiti mensili per poter vivere in maggiore serenità… ma la buona sorte\, che mai aveva fatto parte della vita del povero Corrado non l’assisterà neppure durante la delicata missione di tutore familiare… così che quando tutto sembra poter andare per il meglio\, quando anche la più brutta delle rogne appare felicemente debellata\, ecco che arriva l’imponderabile\, come un fulmine a ciel sereno\, qualcosa che neanche un principe del foro sarebbe stato in grado di prevedere ed aggirare… la malattia della mamma\, la vera patrona della casa\, di colei che da sempre aveva indirizzato e condizionato la vita dei figli\, ma non quella della sua amata nipote\, un’anima ribelle pronta a mettersi contro il mondo intero pur di difenderla agli occhi di tutti\, persino a quelli dei suoi genitori\, dello stimato e saccente cugino\, e degli stessi zii mai uniti nelle loro esternazioni\, e pertanto sempre più logorati da interessi contrastanti e repressi…il triste fardello del male spietato che entra in casa senza bussare\, la casa dove Corrado era nato e cresciuto\, ed un intero nucleo familiare che improvvisamente è alle prese con le incognite dell’eredità\, legittima o testamentaria che sia\, la più scontata delle controversie civili pronta a trasformarsi in combutta incivile\, con una sola persona chiamata in causa a dirimere l’impossibile\, l’imponderabile\, l’indifendibile…zio Dodò\, alias Corrado Postiglione\, l’avvocato delle cause perse\, solo contro tutti\, al centro di tutto\, ma disposto a tutto pur di risolvere il caso più difficile della sua carriera\, con i clienti più rognosi che potessero capitargli e che mai l’avevano stimato… il caso disperato arrivato per caso che può cambiare una vita\, forse la sua vita\, e quella dei suoi clienti\, i suoi “cari parenti”…ma chissà…qualcosa potrebbe non andare per il giusto verso …chi può dirlo?!… Forse solo io\, ma di certo non ve lo dirò…
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SUMMARY:Teatro Acacia: PINK FLOYD IMMERSION
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SUMMARY:Sala Assoli : IL FUOCO
DESCRIPTION:di Gabriele D’Annunzio\nadattamento per il teatro di Andrea Cramarossa\ncon Rossella Giugliano e Federico Gobbi\ndisegno luci Roberto De Bellis\ncostumi Elob Mabby Colucci\nmontaggio video Vincenzo Ardito\nriprese video Zerottanta Produzioni\norganizzazione Maria Panza\nregia Andrea Cramarossa\nproduzione Teatro delle Bambole\, col sostegno del Comune di Bitonto\, Assessorato alla Cultura\, in residenza presso il “Teatro Traetta” di Bitonto\nprogetto di ricerca “Dalla Letteratura al Teatro – Epilogo” \nPubblicato nel 1900 e primo romanzo di una mai realizzata trilogia del “Melagrano”\, Il fuoco di Gabriele D’Annunzio è ispirato al tempestoso legame sentimentale e artistico che si stabilì tra il poeta e l’attrice Eleonora Duse. Protagonista della storia\, ambientata a Venezia nell’autunno del 1882\, è Stelio Effrena\, poeta giovane e geniale\, accompagnato dalla celebre attrice Foscarina. L’autore\, la storia e le indiscrezioni dell’epoca concorrono a raccontare l’amore di cui tutti allora parlavano: quello tra l’uomo e la donna in quel momento più famosi. Con questo adattamento originale\, Andrea Cramarossa approda all’epilogo del progetto di ricerca “Dalla Letteratura al Teatro”\, dopo aver messo in scena “La mite” di Dostoevskij\, “Cenere” di Deledda e “La stanza di Jacob” di Woolf.
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SUMMARY:Teatro Acacia: NÈ APPROFITTO PER FARE UN PÒ DI MUSICA di Sergio Caputo
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SUMMARY:Teatro Acacia: CITOFONARE CASA IMBARAZZI Il nuovo spettacolo di Giuseppe Ninno
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SUMMARY:Piccolo Bellini : La cara dei vecchi
DESCRIPTION:LA CARA DEI VECCHI è la storia di una giovane donna sui trent’anni che vive in casa con i due nonni. L’accudimento e la cura scandiscono le ore\, le giornate\, i desideri.\nNella messa in scena\, ideata da Pino Carbone\, convivono due linguaggi – il cinema e il teatro – per raccontare la stessa storia. Il film è girato in un interno casa\, dove la carta da parati ingloba lo spazio\, la vecchiaia\, la malattia.\nIn scena la donna dialoga con un film che racconta la sua esistenza. Si sente una spettatrice ma è la protagonista. Ha una missione\, descrivere e intanto sonorizzare il film con i pochi mezzi che possiede\, una console\, tre microfoni\, i suoi dubbi\, l’oggettistica e un forte senso di colpa e di frustrazione non privo di ironia. Non può fermare\, interrompere o deviare il corso degli eventi\, deve anzi portare avanti il film\, costruire lo spettacolo scena per scena\, seguendo il ritmo di ciò che vede. Sonorizzare il film vuol dire accudire i due anziani\, far procedere praticamente la narrazione\, e di pari passo la sua vita.\nÈ la storia di una solitudine capace di raccontare un conflitto familiare\, generazionale\, sociale. Fino a che punto il peso di una generazione può ricadere sulle spalle di un’altra generazione? Fin dove può spingersi un essere umano per l’altro? L’amore\, il senso di responsabilità la cura possono diventare una gabbia? \nLa lotta tra l’etica e l’amor proprio spinta fino ad un limite\, fino ad un punto di rottura che sa di rivolta personale e generazionale.
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SUMMARY:Teatro Mercadante : L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP | PRESS CONFERENCE
DESCRIPTION:Roberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola\, memoria e potere\, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri.\nNe L’ultimo nastro di Krapp\, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio\, traccia\, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”\, sospeso tra ironia e struggimento\, tra lucidità e disfatta.\nIn ideale e inquietante contrappunto\, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci\, evidenziando\, attraverso l’ironia tagliente di Pinter\, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo.\nSe in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto\, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse\, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità\, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola. \n\nNota del regista\nNel 2006 Harold Pinter interpretò L’utimo nastro di Krapp con la regia di Ian Rickson nella sala piccola del Royal Court Theatre di Londra. Pochi giorni prima del debutto\, mi telefonò per invitarmi a vedere lo spettacolo. Disse che sarebbe stato il suo congedo dalle scene. Non aggiunse altro\, ma era facile intuire che sarebbe stato qualcosa di più definitivo e solenne a cui non potevo mancare. In quel momento ero alle prese con un lavoro ma feci in modo di liberarmi e andare a Londra\, anche se non potei essere alla prima. Fu una serata memorabile\, e alla fine dello spettacolo Pinter mi invitò a bere un bicchiere di champagne nel bar del teatro insieme ad altri amici che erano venuti a festeggiarlo. Fu l’ultima volta che lo vidi\, e il ricordo di quella sera è per me indelebile e pieno di echi.\nNel corso dei nostri precedenti incontri\, Harold mi aveva più volte parlato di Beckett\, della sua speciale devozione al grande irlandese\, del rituale con cui gli aveva fatto leggere fino alla fine i suoi drammi in anteprima.\nMettere in scena l’Ultimo nastro di Krapp insieme a Press Conference è un modo di chiudere il cerchio della memoria\, facendo i conti con un vertice assoluto della drammaturgia del Novecento\, il primo che Beckett scrisse in inglese\, e con l’ultimo Pinter che in questo pezzo fulmineo riesce a spaventarci e\, contemporaneamente\, a gelarci in una risata angosciata (È una Commedia? È una tragedia? – direbbe Bernhard) con un ministro della cultura che nel corso di una conferenza stampa minaccia i giornalisti e prefigura i modi farseschi della dissoluzione della politica.\nIl Krapp è invece direttamente connesso all’eredità di Joyce\, al tema della memoria che in gioventù aveva fatto scrivere a Beckett un fondamentale saggio su Proust\, dedicato a quella che lo scrittore della Recherche descrive come “l’indefinibile contraddizione della sopravvivenza e del nulla”. Da cui la divertita annotazione di Beckett: «L’uomo di buona memoria non ricorda niente perché non dimentica niente».\nNella pièce\, il protagonista fa i conti con i relitti che affiorano da una vita di fallimenti. Nell’immagine finale lo vediamo sigillato in un silenzio enigmatico davanti al nastro che gira a vuoto\, e la sola parola che viene in mente è lessness. La micidiale potenza del Vuoto. Beckett racconta l’eclissi dell’interiorità\, del tempo interiore\, dunque della memoria come prerogativa elettiva dell’uomo. Krapp cerca disperatamente di riconoscersi nella propria voce registrata ma è un tentativo fallimentare. Press Conference di Pinter sposta la parola nell’arena dello spazio pubblico\, e profeticamente mette in primo piano il linguaggio minaccioso che ha occupato la scena della politica.\nVa da sé\, che non avrei mai rappresentato questi testi se non avessi potuto contare su un attore come Renato Carpentieri.\nA chi potrà stupirsi di questo abbinamento\, dico che non si tratta di un abbinamento. La presenza del testo di Pinter è una dedica\, va cioè considerata come si valuta una epigrafe in un romanzo. Come una risonanza\, o la traccia di una eredità. Il criterio con cui consiglio di porsi di fronte a questi due testi riuniti in un unico spettacolo è di tipo musicale\, come se in un concerto si assistesse prima a un lungo lied e poi a una suite molto breve.
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SUMMARY:Teatro Acacia: GIOCATORI (JUCATURE) di Pau Miró
DESCRIPTION:quattro “Giocatori” di questo spettacolo sono degli amabili falliti. Simpatici\, vitali\, chiacchieroni\, formano una combriccola stralunata e sfiziosa che si incontra per giocare a carte. Le partite vere e proprie\, però\, non cominciano mai\, presi come sono da discorsi totalmente assurdi e vaghissime idee di rivincita totalmente irrealizzabili; eppure\, non è difficile immaginarseli fuori dall’appartamento grande e accogliente\, tolti da quell’ansa di tranquillità e rimessi nel fiume vorticoso della metropoli: sono quattro invisibili. Invisibile l’attore appassionato di furti al supermercato e vuoti di memoria in scena\, invisibile il becchino balbuziente e logorroico\, innamorato dei racconti che gli fa la prostituta ucraina che accoglie la sua solitudine\, invisibile il barbiere che ormai barbiere non è più\, ma non lo può dire a nessuno. E invisibile\, naturalmente\, il professore di matematica con un vecchio complesso di inferiorità e un padre – fantasma che non lo lascia crescere. La vita vera è forse definitivamente negata ormai ai nostri grandi antieroi\, e allora non restano che le parole\, parlarne agli amici\, ottenendo in cambio una malinconica e amorevole comicità intrisa di ricordi e voglia di vivere.
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SUMMARY:Sala Assoli : ALL’ OMBRA DELL’ULTIMO SOLE
DESCRIPTION:di e con Tony Laudadio\, voce recitante\, canto e chitarra\ne con Ferruccio Spinetti\, contrabbasso\nproduzione Casa del Contemporaneo \nUn musicista rievoca un periodo passato della propria vita\, segnato da dubbi profondi sul senso della sua vocazione artistica e sull’impatto reale della musica e dell’arte sul mondo. In un momento di forte crisi professionale ed esistenziale\, questi interrogativi lo conducono a rifugiarsi in una casa di cura per la salute mentale. È qui che avviene l’incontro decisivo con Marcello\, anziano ricoverato fin da giovane\, prima nel manicomio di Aversa e poi nella stessa struttura\, figura fragile e poetica\, profondamente e ossessivamente legata a Fabrizio De André\, fino a un vero e proprio sdoppiamento di personalità\, schizofrenico ma privo di pericolosità. \nNel corso del racconto\, il musicista e Marcello attraversano insieme alcuni episodi celebri della vita di De André\, come se li stessero vivendo in prima persona: dalla nascita di alcuni capolavori del repertorio di Faber al rapimento in Sardegna del 1979\, fino a un epilogo sorprendente e quasi miracoloso. Questo incontro diventa per il narratore il più concreto e formativo aiuto per superare la paura dell’insensatezza dell’esistere e dell’arte\, permettendogli di ritrovare una motivazione che credeva perduta. Ogni passaggio del racconto è accompagnato da musica dal vivo\, come se fosse lo stesso De André a eseguirla\, illuminando il senso profondo dei testi attraverso lo sguardo e la vita di un vero “ultimo”\, colmo d’amore.
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SUMMARY:Teatro Cilea: Biagio Izzo Finché giudice non ci separi
DESCRIPTION:Scritto da Augusto Fornari\, Antonio Fornari\, Andrea Maia\, Vincenzo Sinopoli \nPRESENTAZIONE\nMauro\, Paolo\, Roberto e Massimo  sono quattro amici\, tutti separati. aMassimo\, libraio antiquario\, è fresco di separazione e ha appena tentato il togliersi la vita. Il giudice gli ha levato tutto: la casa\, la figlia e lo ha costretto a versare un cospicuo assegno mensile alla moglie. Con quello che resta del suo stipendio gli amici gli hanno trovato uno squallido appartamento\, 35 mq. Massimo è disperato e i tre amici gli stanno vicino per rincuorarlo e controllare che non riprovi a mettere in atto l’insensato gesto. Ognuno da consigli su come affrontare la separazione\, questa nuova situazione e come ritornare a vivere una vita normale. Proprio quando i tre sembrano essere riusciti a riportare alla ragione il loro amico\, un’avvenente vicina di casa suona alla porta. All’apparire dell’affascinante donna\, gli amici hanno un guizzo. Ma la sorpresa sarà grande quando i 4 amici scopriranno chi è la donna misteriosa.. \nNOTA di REGIA\nÈ una riflessione divertente sugli splendori e le miserie della vita di coppia\, soprattutto quando la coppia “scoppia”\, come si diceva una volta. Abbiamo tentato di mantenere una linea di recitazione “leggera”\, senza fronzoli\, asciutta. Questo perché ci piacerebbe che il pubblico avesse la sensazione di spiare una “tranche de vie”\, un pezzo di vita di qualcuno che potrebbe essere lui. Le storie che raccontano i nostri protagonisti sono reali\, quotidiane\, potremmo averle sentite in casa\, in ufficio\, per strada\, potremmo averle fatte addirittura noi. La forza propulsiva di “Finché giudice…” è proprio questa: è spiazzante per quanto ci riguarda e lo fa parlando una lingua che il pubblico capisce subito\, e non si tratta naturalmente solo del dialetto\, ma di temi che sono vivi\, pulsanti e che riguardano davvero tutti. Biagio Izzo parla questa lingua\, prende per mano il pubblico\, che conosce e ama\, e lo conduce con ironia e generosità fino alle porte del suo cuore.
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SUMMARY:Teatro Sala Moliere: IMMAGI]NA FILM FESTIVAL VIII EDIZIONE
DESCRIPTION:(in omaggio agli abbonati) \nKermesse Internazionale dedicata all’arte della dance for camera \nIMMAGI]NA Film Festival è una piattaforma internazionale dedicata al cinema sperimentale e alla videodanza\, organizzata e promossa da ArtGarage\, centro coreografico di produzione delle arti performative contemporanee con sede a Pozzuoli (Campania\, Italia). Giunto all’ottava edizione\, il festival esplora l’interazione tra corpo\, immagine e nuovi linguaggi audiovisivi\, presentando opere che ridefiniscono i confini tra danza e cinema. \nRiconosciuto dalla Film Commission Regione Campania\, IMMAGI]NA si è affermato come uno dei principali festival italiani del settore\, con una call internazionale su FilmFreeway che ogni anno raccoglie centinaia di candidature da tutto il mondo. La VII edizione (2025) ha premiato opere provenienti da Repubblica Ceca\, Svizzera\, Spagna e Portogallo\, confermando la vocazione globale dell’iniziativa. \nOltre alle proiezioni\, il festival propone workshop\, performance\, talk e incontri con artisti e studiosi\, in collaborazione con scuole e accademie. IMMAGI]NA FF è un luogo di scambio\, ricerca e formazione dove la sperimentazione audiovisiva diventa strumento di dialogo culturale\, rigenerazione territoriale e crescita artistica condivisa.
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SUMMARY:Teatro San Ferdinando : USCITA DI EMERGENZA
DESCRIPTION:Uscita di emergenza è uno di quei classici che è sempre bello ritrovare in un nuovo allestimento\, con una nuova lettura e nuovi attori. Il testo è connotato da una forte attualità\, non solo per la cronaca legata a quel terremoto che condiziona\, oggi come ieri\, i due protagonisti nella loro condizione di instabilità e isolamento\, ma anche per quella precarietà che sta alla base della storia: precarietà che oggi avvolge il mondo devastato da guerre e disagi\, da squilibri e disumanità\, un mondo che si muove tra terremoti di ogni genere. Scrive Scuderi nelle sue note: «La scrittura di Santanelli mi ha colpito per il suo stile diretto e poetico al tempo stesso\, e per la grande ironia che pervade tutti i suoi testi. Manlio Santanelli è un autore moderno\, dinamico\, vivace; un autore che\, pur attingendo alla grande tradizione teatrale della sua città\, guarda alla drammaturgia contemporanea europea. Uscita di emergenza è una di quelle commedie perfette\, nella struttura\, nel ritmo\, nella comicità\, e anche nella sua densità. Santanelli riesce a trovare un incredibile equilibrio tra ironia e riflessione\, tra gioco interpretativo e drammaturgia. E proprio nel modo in cui quell’incertezza e quella precarietà esistenziale vengono esorcizzate con l’ironia dall’autore sta la natura più profonda\, più attuale e interessante del testo». Per questo viaggio nella scrittura di Santanelli il regista ha pensato a due speciali compagni: Vincenzo Ferrera e Nando Paone. Sono due attori che si muovono con grande disinvoltura tra commedia e dramma\, tra comicità e poesia. “Pacebbene” manterrà la sua forte identità napoletana\, immaginata nella scrittura dall’autore\, mentre “Cirillo” sarà ripensato siciliano\, in quel gemellaggio poetico tra queste due culture così vicine\, che tanta passione ha sempre generato. Le musiche originali di Roy Paci\, con la sua tromba\, saranno un terzo personaggio invisibile che ci accompagnerà dentro la tensione drammaturgica\, contrappuntando l’ironia del testo. «Infine»\, conclude il regista\, «una dedica speciale voglio fare\, avvicinandomi a questo testo\, ad una carissima amica\, una guida\, una donna che il teatro lo ha davvero amato tanto\, una donna forte e coraggiosa che produsse con la sua compagnia proprio quella prima edizione del 1980: Melina Balsamo».
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