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SUMMARY:Teatro Troisi : Quasi quasi ci ritento
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SUMMARY:Teatro Totò: GIGI E ROSS - Bombask
DESCRIPTION:Si intitola “BOMBASK!” ed è il nuovo show teatrale di Gigi e Ross\, il celebre duo comico che con questo spettacolo festeggia le nozze d’argento: 25 anni di carriera passati a braccetto\, tra radio\, tv\, teatro e cinema. \nUn viaggio nel passato con un occhio al futuro\, che ripercorre le loro tappe artistiche più importanti tra aneddoti\, monologhi\, sketch e personaggi resi popolari dalle loro numerose esperienze televisive e non. \nIn scena rivedremo le “loro” iene\, portate a Zelig\, il Tiziano Ferro o gli Zero Assoluto di Mai dire\, fino al più recente Stefano De Martino del GialappaShow\, passando per i personaggi della loro trasmissione cult Made in Sud\, come quelli della parodia di Gomorra. \nNon mancheranno inoltre omaggi di amici e colleghi del mondo dello spettacolo (da Francesca Fialdini a Serena Rossi\, dal Mago Forest a Salvatore Esposito e tanti altri)\, che con Gigi e Ross hanno incrociato le loro strade artistiche. \nUno spettacolo travolgente che alterna satira di costume\, improvvisazioni\, inediti\, sorprese e momenti musicali dal vivo\, capace di far rivivere la comicità di un’intera generazione.
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SUMMARY:Teatro San Ferdinando : A PLACE OF SAFETY Viaggio nel Mediterraneo centrale
DESCRIPTION:Una compagnia di teatro si imbarca su una nave di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Non sanno bene cosa stanno cercando\, sanno solo che da tempo sentono parlare di ciò che accade a pochi chilometri dalle coste italiane e vogliono capire in prima persona uno dei fenomeni più drammatici degli ultimi anni: la tratta migratoria più letale al mondo\, un grande rimosso collettivo della civiltà europea.\nA place of safety. Viaggio nel Mediterraneo centrale\, realizzato in collaborazione con Sea-Watch e EMERGENCY\, è il risultato di un lungo periodo di indagine sul campo intorno al tema della SAR (ricerca e soccorso)\, cominciato con dialoghi tra Enrico Baraldi e Nicola Borghesi – fondatori e componenti della compagnia – e alcuni referenti di ONG\, e proseguito con un periodo di residenza a Lampedusa e con la successiva partenza per la rotta mediterranea a bordo della nave Sea-Watch 5. In quasi cinque settimane di navigazione\, l’equipaggio ha soccorso 156 persone\, sbarcate poi nel “place of safety”\, il porto di La Spezia. La nave\, con Borghesi e Baraldi a bordo\, è tornata in Sicilia al termine della missione. Durante il percorso\, gli artisti hanno incontrato alcuni operatori di Life Support – la nave di EMERGENCY e di Sea-Watch\, che sono diventati protagonisti dello spettacolo\, in scena con Nicola Borghesi.\nFlavio Catalano (ufficiale tecnico sommergibilisti della Marina Militare)\, Miguel Duarte (fisico matematico portoghese); Giorgia Linardi (giurista e portavoce di Sea-Watch\, con esperienze con Medici Senza Frontiere); Floriana Pati (infermiera specializzata in medicina della migrazione); José Ricardo Peña (texano\, figlio di immigrati messicani\, ha lavorato come elettricista sulle navi prima di diventare volontario). Le testimonianze raccolte\, relative agli ultimi dieci anni di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo\, nella drammaturgia diventano le tappe di una missione: dalle paure prima di partire alle motivazioni che spingono a imbarcarsi\, ciò che accade quando ci si avvicina alla zona delle operazioni\, il soccorso\, fino poi al viaggio di ritorno.
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SUMMARY:Teatro Mercadante : IL PITTORE DELL’ULTIMO GIORNO
DESCRIPTION:È durante la sua prima volta a New York\, nel 1988\, che il critico d’arte Vincenzo Trione incontra al Moma l’opera di Anselm Kiefer. Alcuni decenni più tardi\, dopo molti articoli e interviste\, ritorna a quell’artista diventato “come un’ossessione\, un’idea fissa”. Trent’anni dopo\, decide di attraversare l’opera di Kiefer da un’angolazione diversa\, sul campo\, immergendosi per settimane nel leggendario atelier di Barjac. Lo scopo\, dice\, è quello di “risalire alla genesi dell’atto creativo di uno dei più grandi artisti del nostro tempo. Un vagare senza meta\, disorientato\, dentro la mente e dentro i gesti di un artefice che sa farsi Prometeo e insieme Efesto e Sisifo”.\nA partire da questo saggio\, Fabrizio Sinisi e Federico Tiezzi immaginano una parabola che si fa dialogo spericolato\, sogno faustiano\, simposio filosofico. Una discesa chatwiniana nel pensiero-mondo di un artista-titano\, ultimo erede della grande tradizione tragica e mitopoietica dell’Europa moderna. Come alla ricerca di un conradiano cuore di tenebra\, il Critico insegue la domanda che si nasconde all’interno di ogni grande opera: qual è il ruolo dell’arte per l’uomo d’oggi? Raccontare il passato o sognare il futuro? Descrivere il crepuscolo dei miti\, o crearne di nuovi?\nL’atelier del pittore diventa il teatro di un’immersione fisica e mentale\, un luogo misterico e rischioso\, dove i confini del tempo e dello spazio si fanno incerti\, e l’arte si manifesta come accumulo di rovine\, rivelazione\, profezia. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n75929
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SUMMARY:Teatro Nuovo: IL MEDICO DEI MAIALI con Luca Bizzarri e Francesco Montanari
DESCRIPTION:Il re d’Inghilterra muore all’improvviso durante l’inaugurazione di un albergo in Scozia. Fuori\, il temporale impedisce al medico di palazzo di arrivare a constatare il decesso. Tale compito viene assegnato all’unico medico presente presso la struttura\, ma il caso vuole che sia un veterinario\, specializzato in maiali. Il veterinario capisce che il re non è morto d’infarto come i consiglieri vogliono far credere\, ma sta al gioco. Nel frattempo\, arriva in albergo il principe ereditario\, un giovane scialbo e\, a suo stesso dire\, stupido\, vestito da nazista perché stava partecipando a una festa a tema durante il gay pride. Il principe chiede di rimanere solo con il medico. Deve preparare il suo primo discorso alla nazione e non sa dove mettere le mani. Il veterinario capisce che ha un’opportunità\, ma deve giocarsi bene le sue carte… \nIl testo\, vincitore del Premio Nuove Sensibilità 2022\, è il terzo capitolo della trilogia La ballata degli uomini bestia di Davide Sacco (Caracò Editore)\, che comprende L’uomo più crudele del mondo e Sesto potere.
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SUMMARY:Teatro Diana: DONNE DA BUTTARE di ROSALIA PORCARO
DESCRIPTION:FUORI ABBONAMENTO PER SOLO 4 GIORNI \nLo spettacolo è una giostra cinetica che vive grazie ai personaggi più iconici di Rosalia Porcaro. \nLa protagonista della tragicommedia è la signora Carmela che\, dopo anni di continue lamentele\, riconosce nell’Intelligenza Artificiale l’unica “persona” in grado di darle la dovuta attenzione e\, fidandosene ciecamente\, instaura un rapporto dialettico\, dandole persino un nome: Alessia. \nAlessia\, al contrario\, considera la signora Carmela come un “esperimento umano”\, abietto e meschino\, pertanto\, da modificare o da cancellare poiché incapace di provare empatia. \nI tentativi di Alessia di tramutare Carmela in un essere umano empatico si traducono in un esercizio sadico che non prevede alternative. \nLa signora Carmela è costretta ad incarnarsi in altre donne e a compatire la loro esperienza umana nel binario doppio e lento di un tango struggente ed inesorabile che\, inaspettatamente\, le farà provare un senso di comunione e di contatto. \nOramai rinata\, Carmela cerca il consenso di Alessia\, ma\, l’evoluzione dell’esperimento\, ha di gran lunga superato gli standard dell’AI e\, per Alessia\, il livello di empatia dilagante che ora pervade il personaggio della signora Carmela\, diventa incomprensibile tanto da non poter rispondere agli interrogativi che le vengono posti.
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SUMMARY:Teatro Bellini: FINALE DI PARTITA
DESCRIPTION:La famiglia resta la zona sismica per eccellenza del teatro. Da Sofocle in poi\, è il terreno dove si consuma la frattura tra il bisogno d’amore e la necessità di difendersi dall’amore stesso. Nel 2025\, dentro un mondo che sembra aver superato il proprio apice di senso\, torno a Finale di partita partendo da lì: dalla famiglia come ultimo rifugio e\, insieme\, ultima prigione. L’intento è quello di liberare Beckett dalla cornice dell’Assurdo e del “dopo la fine del mondo” per restituirlo a una realtà che ci appartiene. L’assurdo non è un genere: è una condizione quotidiana. Vive nella ripetizione dei gesti\, nelle abitudini che ci tengono in vita\, nella paura di cambiare posizione\, di uscire\, di restare soli. L’appartamento di Hamm e Clov è una casa reale\, decadente\, impoverita. Le finestre non si aprono più\, i genitori vivono da anni nel bagno – non in un’astrazione scenica\, ma in una vasca che odora di ruggine e di memoria. Tutto ciò che li circonda è vero\, tangibile\, ma anche fragile come una memoria che si sbriciola. Il riferimento al periodo della pandemia resta sottotraccia\, non dichiarato. Non serve nominarlo: è rimasto nel corpo degli attori\, nei loro respiri trattenuti\, nella distanza con cui si parlano. La segregazione\, la stanchezza\, la convivenza forzata sono esperienze che oggi riconosciamo senza bisogno di metafore. Finale di partita diventa così una radiografia del nostro tempo: una famiglia chiusa in una routine che si ripete\, incapace di salvarsi e di smettere di provarci. Non un’allegoria filosofica\, ma una storia d’amore e di sopravvivenza. Il dolore\, la dipendenza\, la paura\, l’ironia: tutto si muove dentro un presente che non passa mai. La partita è ancora la stessa\, ma il finale non è più un concetto astratto. È la resa quotidiana che ciascuno di noi compie di fronte all’altro\, nel tentativo – disperato e tenerissimo – di restare vivi.\nGabriele Russo  \n  \nQUADERNI DI REGIA\nDentro le prove di Finale di partita\nQuando si affrontano le prove di uno spettacolo ci sono\, in fondo\, due possibilità. La prima è arrivare in sala con un’idea già definita\, una mappa precisa di ciò che lo spettacolo dovrà essere: ritmo\, tono\, visione. La seconda\, più rischiosa ma anche più fertile\, è usare le prove come terreno di scoperta\, come attraversamento del testo insieme agli attori\, lasciando che il senso emerga dal lavoro\, dal corpo\, dall’ascolto reciproco. Nel caso di Finale di partita\, non potevo che scegliere la seconda via. Beckett non si lascia “illustrare”: le sue parole\, così esatte e cristalline\, nascondono altre possibilità\, più sottili\, invisibili a una prima lettura ma profondamente radicate nel testo. Solo attraversandole in prova\, scavando nelle pause e nei silenzi\, si può forse intravedere la vita che pulsa sotto la superficie perfettamente costruita del suo linguaggio. Mettere in scena oggi Finale di partita significava prima di tutto chiedersi perché farlo. Non per rendere omaggio a un classico\, ma per capire che cosa quel classico possa ancora dirci. Un testo diventa davvero “classico” quando non smette di mutare nel tempo\, quando permette al presente di rispecchiarsi in esso. Ogni nuova messinscena è un tentativo di interrogare quella materia viva\, di farla rispondere al nostro tempo. Le prove sono state difficili\, nel senso migliore del termine. Abbiamo scelto una strada che rompesse con il ritmo musicale canonico del testo beckettiano\, cercando invece un battito interiore\, emotivo\, relazionale. L’assurdo\, in questa lettura\, non nasce dalla forma della scrittura ma dalla verità dei rapporti umani: dalla dipendenza\, dal potere\, dall’amore che distrugge. La casa in cui si svolge l’azione è verosimile; le relazioni lo sono ancora di più. Assurde\, tossiche\, dolorosamente reali — come sanno essere i conflitti generazionali e affettivi. È la fine di tutto: della vita\, del linguaggio\, della possibilità stessa di comunicare. Si parla tanto\, ma per arrivare a dire che non ci sono più parole. Con gli attori abbiamo lavorato sull’ascolto e sulla reazione\, su un ritmo non rassicurante\, non teatrale in senso classico. Abbiamo cercato la teatralità nella verità della vita e la vita nella finzione della scena. Ci siamo concessi il rischio\, ogni giorno\, di non sapere esattamente dove saremmo arrivati\, lasciando che il testo reagisse a noi e noi al testo. Il nostro intento non era “beckettizzare” Beckett\, ma liberarlo dal cliché che lo imprigiona. Per rispetto\, non per distanza. Guardato con uno sguardo meno canonico\, Beckett rivela spazi di libertà immensi\, possibilità molteplici che nessuna interpretazione definitiva può esaurire. Nulla\, nel suo teatro\, può essere rappresentato come omaggio: va attraversato\, vissuto\, contraddetto. Abbiamo provato\, riprovato\, scavato in ogni battuta\, accettando che la scena restasse fragile\, esposta\, diversa ogni sera. Finale di partita non è uno spettacolo da chiudere\, ma da tenere aperto: una struttura in bilico\, pronta a trasformarsi. Forse è proprio lì\, in quella fragilità viva\, che si nasconde ancora oggi la sua verità.
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SUMMARY:Sala Assoli : LUCI DELLA CITTA’ – Stefano Cucchi
DESCRIPTION:di Pino Carbone e Francesca De Nicolais\ncon Francesca De Nicolais\nregia Pino Carbone\nproduzione Progetto Nichel\nvincitore Premio ByPass 2014 \n  \nLo spettacolo che nasce nel 2013 da un’urgenza precisa: immaginare le ultime ore di vita di un ragazzo di 31 anni assassinato dalle forze dell’ordine mentre era in custodia cautelare. Quelle ore taciute\, omesse\, insabbiate\, ritrattate\, infangate. Nasce dall’urgenza precisa di dire NO ad una storia inaccettabile. Un urlo di dolore e di rabbia. Il tentativo di dare dignità poetica ad una vicenda che di poetico non ha nulla. Un fallimento umano che ha bisogno di un clown per diventare racconto. In scena ci ha affiancato Charlot\, il personaggio a cui Charlie Chaplin ha affidato il ruolo di tutti gli ultimi della società\, e che nel film “Luci della città” affronta in un incontro di boxe un avversario evidentemente più forte di lui. Proprio come è successo a Stefano\, pugile amatoriale e peso piuma\, colpito da chi era troppo più forte di lui: lo Stato. Uno spettacolo dal finale ancora da scrivere\, perchè ancora sotto attacco è il reato di tortura\, che proprio il “caso Cucchi” aveva fortemente spinto ad introdurre nel nostro Codice Penale. Una favola senza lieto fine. Una favola antifascista.  A tutte le vite spezzate\, a tutte le storie sbagliate.
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SUMMARY:Piccolo Bellini : Performance per corpi soli
DESCRIPTION:Un’esperienza in cui è un corpo che fa suonare un musicista e un musicista che fa muovere un corpo. Grazie a sensori wireless\, microfoni a contatto\, trigger\, sensori ottici ed elettromagnetici posizionati sia nello spazio d’azione che sul corpo dell’interprete\, viene raccontato un percorso tra sogno e realtà\, uno spettacolo immersivo che unisce tecnologia e arte.
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SUMMARY:Teatro Bolivar : STORIE DELLA BUONANOTTE PER BAMBINE RIBELLI
DESCRIPTION:con Thony e i solisti dell’orchestra multietnica di Arezzo
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