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SUMMARY:Teatro Sala Moliere: CINEMAGMA –  Premio Cetty Sommella
DESCRIPTION:(ogni giovedì dalle ore 20.00 – in omaggio agli abbonati)\nRassegna di film indipendenti\nDirezione artistica di Giuseppe Borrone
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SUMMARY:Teatro Troisi : Nemici come prima
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SUMMARY:Teatro Diana: …E FUORI NEVICA! scritto diretto ed interpretato da VINCENZO SALEMME
DESCRIPTION:AVVISO\nLo spettacolo sarà trasmesso da un’importante emittente televisiva nazionale\nnel mese di Gennaio 2027\nIN OPZIONE CON DIRITTO\nDI PRELAZIONE AGLI ABBONATI \nNote di regia \n“Tre fratelli\, tre solitudini alla ricerca disperata di affetto e soddisfazioni. Il primogenito è Francesco\, detto Cico e ha una forma di autismo ad alto spettro. Alterna picchi di assoluta capacità cognitiva a momenti di depressione. Gli riescono cose complicatissime per la maggior parte delle persone e allo stesso tempo non è capace di allacciarsi le scarpe. Urla “nevica\, nevica” quando è felice e divora quintali di purea per placare l’ansia. É un vulcano di energia e deve occupare ogni vuoto con una serie frenetica di interpretazioni\, dal pizzaiolo al poliziotto. E costringe i fratelli a partecipare. Poi c’è Stefano\, il più ordinario dei tre. Ha studiato\, si è laureato ma si accontenta di fare l’agente di cambio. Innamoratissimo di Nora è in procinto di sposarsi. Anche se la relazione è\, al momento e dopo un anno di vita\, soltanto platonica. Anzi\, addirittura telefonica. Peraltro intermediata dalla severa futura suocera che non gli consente di parlare con la figlia della quale teme la perdita dell’innocenza. Infine Enzo\, lo sfaccendato. Andato via di casa a diciotto anni\, è il classico maschio immaturo e incapace di assumersi nemmeno la pur minima responsabilità. Si atteggia a musicista ma nella custodia della chitarra non porta lo strumento ma solo l’occorrente per viaggiare. Infatti la storia parte proprio dal rientro di quest’ultimo alla casa di famiglia. La mamma è morta dopo una lunga malattia e il notaio ha convocato i tre fratelli Righi per leggergli il testamento della defunta. La donna ha espresso le sue ultime volontà: se vorranno dividere la\, a quanto pare\, cospicua eredità dovranno per forza stare insieme. Come farà Stefano a sposarsi? La futura moglie non accetterebbe mai di convivere con quel fratello mezzo matto. E Enzo? Lui suona sulle navi\, non potrebbe mai portare in crociera quello strano tipo che divora patate e urla che nevica anche se è il 20 di agosto. Ma se vogliono prendere la propria parte non possono lasciare Cico da solo. E allora come faranno? Chi si prenderà cura del “diversamente” fratello? E Cico? Troverà un modo per non perdere l’unica famiglia che ha: questi due disperati fratelli inadatti a vivere ma pur sempre fratelli? In un’atmosfera in cui la costrizione a convivere scatena situazioni di irresistibile comicità si affaccia ogni tanto la realtà\, a volte crudele\, dei bisogni. Il bisogno di pace\, il bisogno di soldi\, il bisogno di affetto. É la vita di tutti noi.” \nVincenzo Salemme
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SUMMARY:Sala Assoli : S-ENZ di Enzo Moscato
DESCRIPTION:adattamento drammaturgico di Giovanni Ludeno \ncon Giovanni Ludeno\nmusiche Paolo Polcari\npaesaggio visivo Roberto-C\nproduzione Casa del Contemporaneo\ndurata 70 minuti \nTorna sul palco di Sala Assoli Moscato l’emozionante poesia di uno spettacolo amatissimo\, dove la parola si fonde con la musica e l’arte \nS-ENZ\, è il titolo di una caduta vocalica e una frattura. Una O che se ne va e un trattino a separare il SE.\nIl senso che ne viene fuori è prima di tutto un’assenza\, una mancanza.\nResta il nome\, la vita più vita di tutte le vite\, il nome: il nome è quello di un poeta\, di un canto mai smesso\, mai finito\, di un lunghissimo racconto\, antico e ancora a venire\, di un pensiero\, una preghiera\, di un giocare\, è il nome di uno scugnizzo\, ENZ\, che fattosi poeta\, è rimasto per sempre.\nS-ENZ è un tuffo nell’opera poetica di Enzo Moscato. \nS-ENZ è nell’ambito di We love Enzo\, una suite di spettacoli dedicati ad Enzo Moscato\nUn progetto di Casa del Contemporaneo\, per Sala Assoli\, nato nella stagione 2022/23.
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SUMMARY:Piccolo Bellini :  Teresa la notte
DESCRIPTION:Milano\, pioggia fitta che scivola sui parabrezza e riflette luci tremolanti. Teresa guida tra il traffico\, rientra a casa tardi\, prepara cene\, fa liste della spesa\, accompagna le figlie a scuola. Una vita fatta di piccoli gesti\, rassicuranti nella loro normalità apparente. Ma basta poco perché questo fragile equilibrio si incrini: un collega affascinante\, un dettaglio che non torna\, il buio dietro uno schermo. Internet diventa una finestra sull’orrore\, un labirinto di identità segrete e pericoli silenziosi che sembrano impossibili da toccare… e invece sono vicinissimi. In scena\, la notte è protagonista: amplifica i rumori\, ingigantisce i sospetti\, trasforma la città in un dedalo di ombre. Teresa è costretta a guardare in faccia una violenza che lacera e travolge\, mettendo alla prova il suo istinto di protezione. È un viaggio psicologico serrato\, dove l’universo stesso diventa specchio: le stelle\, i pianeti\, i buchi neri si intrecciano al caos umano\, mostrando che il bene e il male convivono nella stessa vertigine. Teresa la notte è un thriller teatrale di potente attualità: un racconto teso e poetico\, che trascina lo spettatore oltre la superficie del quotidiano per farlo precipitare in una spirale di segreti e paura. Paola Galassi firma un monologo tagliente e avvolgente\, dove la routine si spezza\, la fiducia si sgretola e il buio diventa uno specchio impietoso. Una storia che ci interroga: quanto siamo davvero al sicuro\, e cosa siamo pronti a fare per difendere chi amiamo?
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SUMMARY:Ridotto del Mercadante : ISOLINA
DESCRIPTION:Nel vasto universo femminile raccontato da Dacia Maraini nei suoi romanzi e racconti\, il personaggio di Isolina è un profilo appena accennato\, una figura sfuggente\, ma allo stesso tempo un ritratto indimenticabile\, ricostruito dalla scrittrice a partire da un tragico fatto di cronaca. A Verona\, sulle rive del fiume Adige\, nel gennaio del 1900 vengono scoperti i resti\, tagliati a pezzi\, di una giovane donna incinta\, che le prime indagini portano a identificare come appartenenti a Isolina Canuti\, di cui pochi giorni prima il padre ha denunciato la scomparsa.\nCosì Silvia Ajelli nelle sue note: «Di Isolina non ci sono ritratti e quello che resta di lei dopo la sua morte è un bigliettino della spesa trovato nella tasca della gonna in cui sono stati avvolti i suoi pezzi. Proprio a partire da questa assenza\, seguendo l’indagine che la scrittrice conduce molti anni dopo il fatto\, per ricostruire gli eventi e le figure che hanno preso parte al delitto e favorito il suo insabbiamento\, nasce la necessità di costruire uno spettacolo che ci porti sulle tracce di Isolina e della sua tragica morte\, per rispondere allo sgomento che il fatto in sé provoca e che genera il pensiero “anche a te sarebbe potuta andare così”».\nLa storia di Isolina Canuti è stata riscoperta grazie al romanzo di Dacia Maraini. Il caso di Isolina fu insabbiato\, i testimoni intimiditi e non ci furono colpevoli alla fine del processo.\nIl regista Luca Bargagna: «Isolina\, allora\, è una ragazza cancellata dalla storia ufficiale: smembrata nelle acque dell’Adige\, ridotta in frammenti per nascondere la colpa di una divisa\, viene sepolta dall’oblio di una giustizia che sceglie di non vedere. Per oltre un secolo\, il suo nome è stato un sussurro di vergogna\, il fantasma di una storia spezzata per proteggere l’onore di chi l’aveva distrutta.\nIsolina è stata la vittima sacrificale di un sistema che\, per salvare il proprio onore\, ha smembrato non solo il suo corpo\, ma anche la sua reputazione. Di nuovo e ancora il corpo di una donna è il centro di una orribile disputa. Quello di Isolina è un corpo sezionato\, esaminato\, e infine giudicato da una morale che non le appartiene. Ieri come oggi\, il processo pubblico si sposta spesso dalla colpa dell’assassino alla moralità della vittima. Durante il processo\, Isolina verrà descritta come una ragazza leggera\, trasformando la vittima nell’imputata\, per garantire l’onore di un gruppo di uomini protetti dal doppio codice di maschi e ufficiali di un’istituzione militare.\nLo smembramento del corpo di Isolina è l’estremo tentativo di annullarne l’identità. Portare in scena la storia di Isolina oggi è un atto di giustizia tardivo\, ma necessario; restituire a Isolina la sua voce\, la sua dignità e il suo posto nella nostra memoria collettiva. Significa anche riconoscere che quel filo rosso di violenza\, che dall’Adige di fine ottocento arriva fino ai giorni nostri\, non si è mai spezzato. Cambiano i tempi\, cambiano i nomi ma la radice è la stessa: una cultura del possesso che non accetta la libertà delle donne.»
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SUMMARY:Teatro Mercadante : OTELLO
DESCRIPTION:La grande arte è spesso ambigua. Shakespeare lo è sempre.\nCome ne “Il Mercante di Venezia” sembra scrivere un testo antisemita\, ma mette in bocca a Shylock uno dei brani più illustri in difesa della dignità del popolo ebraico\, così in “Otello” compone una struttura drammaturgica che vede il Moro come artefice di un orribile delitto\, ma pian piano fa emergere che il vero essere demoniaco è il bianco Jago.\nIn questo scenario così enigmatico l’unica certezza è la purezza di Desdemona\, vera e propria vittima sacrificale. Lo spettacolo è ambientato negli anni più razzisti del secolo scorso e in un immaginario sud coloniale\, visto che per il britannico Shakespeare\, Cipro era una misteriosa e lontana località esotica.\nNon si fa Otello senza tre grandi interpreti. Federico Vanni è uno dei maggiori attori italiani e attende il ruolo di Otello da molto tempo. Luca Lazzareschi ha una lunga consuetudine con Shakespeare: con il Teatro di Roma ha riscosso grande successo nel “Re Lear” di Lavia e in “Edipo re”\, “Antonio e Cleopatra” e “Macbeth” di Luca De Fusco.\nMersila Sokoli\, vincitrice nel 2025 del Premio Maschere del Teatro Italiano come attrice emergente\, ha già interpretato molti ruoli di rilievo col Teatro di Roma diretta sia da De Fusco e che da Maccarinelli.
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SUMMARY:Teatro Troisi : Se tocco il fondo...sfondo
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SUMMARY:Teatro Bellini: BAHAMUTH
DESCRIPTION:Un uomo steso fa le veci del tiranno. E cede il passo all’atleta di Dio che volteggia sulle  sbarre con le braccia della disperazione. E poi un nano\, più basso delle sue ambizioni\,  che usa lo scuro per fare\, e la luce per dire. Frattanto qualcuno cade dall’alto e si infila  i piedi nella gola. E quindi la realtà figurata delle vittime del povero consumo\, connotate da assenza di astrazione\, con il padrone unto dall’autorità del denaro.  Ma si affaccia Bahamuth\, l’essere supremo\, che dopo breve apparizione si sottrae al  tempo e al giudizio. Mentre la merce si mescola a corpi fatti a pezzi.  Pezzi di uomo ancora da nascere ma già immolati alla meschinità costituita.  E viaggiatori dell’anima con il corpo stanco\, alloggiati come bestie a copulare nel  grande albergo della carne mozza. Intanto le sfilate della vanità su corpi zoppi e  deceduti. E un amico che parla senza voce e sente senza orecchie. Ma il senso della  vita si incontra solo all’infinito dove l’uomo fa la fine del capretto da sgozzare. Brufoli e  depressioni tristemente accomunati con le bibite a ghiacciare le parole nella gola. Ma  la corsa al vestire il corpo nudo e verme non da tregua all’uomo pellegrino\, mentre le  braccia del padrone\, camuffate da proletariato\, saltano al ritmo di una danza di classe.  E l’orologio segna sempre l’ora in cui un passerotto castrato\, si affaccia e grida la sua  costernazione sotto forma di cucù\, per poi rientrare diligente nella trappola del tempo.  Editti a favore di chi non ha. Urla squassanti di chi non è.\nUrla come indiani\, urla che non vengono capite perché non le si vuol capire.  Ma come Bahamuth sostiene il mondo\, così le immagini si sovrappongono.  E il gran finale\, con i personaggi a fare la figura degli sguatteri mentre l’autore che li  muove è il gerarca dalla lingua biforcuta.\nL’autore è il male dell’opera. \nDal giocattolo a Bahamuth\nIn una scatola appena accennata\, un uomo trascorre l’agonia che lo porterà a una  nuova vita fatta di rigurgiti tribali e storie passate\, inquinate da problematiche  contemporanee.\nIl lavoro di ideazione dello spazio scenico è durato due anni. Ho concepito la scatola e  gli altri elementi scultorei per l’allestimento scenico di Bahamuth pensando a un grande  giocattolo\, sviluppando l’idea delle sculture in tasca* (una ricerca di microscultura che  porto avanti dal 2004). L’allestimento scenico è composto da pochi elementi – L’abito  rosa\, in stoffa e metallo\, spersonalizza la materia uomo\, dando vita a un personaggio  antropomorfo che si muove sul palcoscenico col carisma di un essere mitologico incline  a problematiche conservatrici. Il volo è un elemento simile a un ventaglio ingigantito\,  azzurro e arancio di stoffa e legno: la scultura non riesce a decollare per motivi di  spazio e diventa componente estetica\, emblema della potenzialità ignorata…. I quadri  di scena mutanti frammentano il corpo recitante che si moltiplica col movimento e  racconta di un sé contaminato\, reattivo fino allo sfinimento. Gli oggetti sono ridotti al  minimo…Bahamuth vive di atmosfere e non considera gli orpelli che umanizzano la  situazione giocattolo\, e dirigono la percezione alla facile comprensione. La scatola\,  giocattolo di metallo\, legno\, stoffa verde e aria\, determina un vincolo formale e  provoca un’urbanizzazione dello spazio composto di piani d’aria\, definiti da rette quasi  mai parallele. Il giallo fluorescente delle aste\, le dimensioni spropositate\, i rapporti di  equilibrio distorti\, danno all’uomo d’oro\, che vive l’ambiente\, la possibilità di sfinirsi  nell’immobilità e in seguito di estendersi e saltare affiancato dai due ragazzi blu\, intesi  come elementi dinamici.\nI due giovani mettono in moto le possibilità meccaniche della struttura\, ruotano le ali  leggere e svolazzanti che chiudono la scatola e si mostrano indaffarati intorno al  fardello uomo\, entrano in scena frantumando la solitudine del protagonista e la staticità  della scultura. La scatola\, elemento filiforme dall’equilibrio bizzarro\, possiede solo  l’illusione della chiusura\, è vibrante nello spazio e soprattutto è dipendente alle  sollecitazioni dell’umano.\nAntonio è partito dall’immobilità di un uomo steso. La storia dello spettacolo è nel ritmo:  i passi\, le frasi\, I frammenti narrati\, sono tenuti assieme dal corpo – parola. Il susseguirsi  delle vicende è una costruzione creata con le regole del montaggio cinematografico;  Bahamuth si svolge in uno spazio esterno – interno che logora la percezione del tempo  e lo reimposta. La sequenza drammaturgica è costruita mettendo in relazione i  frammenti di storie con i movimenti e con i ritmi sonori della parola recitata in corsa. La  triade parola – corpo – spazio si manifesta in forma biforcuta\, a tratti sintetica e  metaforica e in altri momenti estremamente rappresentativa. La successione degli eventi  nell’ambiente giocattolo\, devia la percezione del reale dall’immagine persuasiva. \nTEATRO LEGGERO\nL’allestimento scenico di Bahamuth è veloce da montare come Pitecus\, Io e Fotofinish.  La stoffa e il metallo sono le materie che rispondono meglio alle mie esigenze di  leggerezza. In Bahamuth ho inserito anche degli elementi di legno per rafforzare la  stabilità della scatola. Questa innovazione nella materia mi ha molto divertito ed era  necessaria affinché venisse fuori la forma del giocattolo con tutto il suo sapore.  La struttura mangia spazio e l’allestimento dell’ambiente che accoglie la  rappresentazione\, sono per me due opportunità scoperte nel 2003 con la nascita dello  spettacolo Fotofinish. Bahamuth mi ha permesso di sviluppare queste due intuizioni\, ma  mentre prima parlavo di estensione lineare ora affronto la capacità spaziale del singolo  elemento scultoreo.\nFlavia Mastrella \nCOME UN CORPO PENSAVO\nIn quanto carne pensavo di conoscermi.\nE invece mi sorprendo di come\, ancora una volta\, la mente mandi il corpo a soffrire per  poi rintanarsi nella facilità del pensare.\nMi muovo da molto con le membra a sfiancare e quindi dovrei aver compreso l’indole  del patimento. Ma nel caso di Bahamuth ho scoperto che gli organi interni hanno una  coscienza viva se sottoposti a un’andatura sussultoria e verticale. Nelle opere  precedenti il mio incedere è stato lento nella sua difficile armonia e poi veloce nel  pendolare circolare e incessante. Ma ciò che incessa quasi mai decessa e cioè\,  qualunque carne con le ossa attaccate si abitua se ben addestrata.  E quindi\, dopo Fotofinish ero certo che il massimo del movimento fosse stato raggiunto.  Creare un qualcosa di più faticoso era arduo e poco intelligente. Ma nella scatola le  corse laterali me le son proibite dall’inizio. L’allestimento di Flavia Mastrella ha  suggerito soluzioni azzardate. E ho cominciato a fare del mio corpo un assoluto  verticale\, con salti da fermo e in progressione che danno il ritmo alle interiora.  E ciò lo percepisco mentre mi esibisco. Sento il cuore affaticarsi e la milza intenerirsi\,  sento lo stomaco in subbuglio\, per nulla offeso da un compito non suo.  Insomma avverto un corpo diverso\, sottoposto alla trazione verticale che ne esalta  l’allungarsi non della vita ma almeno delle membra tutte. E mi sorprendo ancora di  come\, mentre la pelle se ne va a finire\, la mente la costringa a spasmi insperati e  vigorosi. E per questo il pensiero è inferiore.\nCOME URLA SENTIVO\nL’ inserimento delle urla come suono costituisce il nuovo orecchio di uno spettacolo fatto  per i soli occhi. Privilegio di chi vede è il non capire ciò che un altro fa. Le parole  aiutano la miseria della media comprensione. Le urla fanno la musica senza le mani. La  gola non si suona con le dita a meno che non ci si voglia soffocare. E nessun urlo può  essere raggiunto dalle mani\, tirato fuori e mostrato a chi ci guarda.  Insomma con le urla ci si accorcia il patibolo. Ma questo sembra un atteggiamento  pessimista di chi non ama la vita a sufficienza. E invece no\, io amo fare quello che non  si può comprendere. In questa opera ultima le urla unificano le parole intere: le urla  sono fatte solo di vocali allungate che cingono la preda del concetto e la mandano a  morire nella testa di chi ignaro si attarda a capire.\nIo sono il mio tamburo e mi suono al ritmo mio.\nAntonio Rezza
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SUMMARY:Teatro Nuovo: LE DIEU DU CARNAGE di Yasmina Reza
DESCRIPTION:Una commedia pluripremiata\, che ha sbancato i botteghini di tutto il mondo\, a partire da Parigi\, Londra e New York\, diventata film di successo con la regia di Roman Polanski e continuamente allestita. Il capolavoro di Yasmina Reza non finisce di divertire\, di inquietare\, di irritare: sospesa come è tra la satira violenta e una empatica commiserazione per i suoi protagonisti\, la commedia scritta nel 2006 ha mantenuta intatta la sua forza.\nA dirigerla oggi un maestro della commedia come Antonio Zavatteri – sua la firma nel felice allestimento di Le prénom nel 2015 – anche in scena con Alessia Giuliani\, attrice molto amata dal pubblico teatrale e televisivo\, e con Francesca Agostini e Andrea Di Casa. Scrive Zavatteri presentando lo spettacolo: «Senza troppo generalizzare\, possiamo dire che l’essere umano\, per quanto si sia potuto evolvere nei secoli\, è sempre e comunque istintivamente proiettato verso la supremazia nei confronti del prossimo e verso il desiderio del suo annullamento e della sua distruzione. Reza\, con questo testo\, fotografa il comportamento di due coppie di genitori\, alle prese con un tentativo di mediazione e di riconciliazione dopo una lite avvenuta tra i rispettivi figli.\nE il testo gradualmente rivela le tensioni nascoste sotto la superficie\, costruendo una commedia estremamente divertente e crudele\, in cui la furia del desiderio per la “mattanza” pervade i quattro protagonisti e mette noi che assistiamo di fronte a uno specchio. La retorica del ritenere il palcoscenico un ring dove combattono gli attori e i personaggi in questo caso torna a calzare perfettamente e\, come dovrebbe sempre succedere in teatro\, la commedia si fonde nel dramma\, il dramma nella commedia\, senza una soluzione di continuità». Una sola cosa è certa: anche questa volta la ferocia è garantita…
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LOCATION:Teatro Nuovo Napoli
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