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SUMMARY:Teatro Sala Moliere: CINEMAGMA –  Premio Cetty Sommella
DESCRIPTION:(ogni giovedì dalle ore 20.00 – in omaggio agli abbonati)\nRassegna di film indipendenti\nDirezione artistica di Giuseppe Borrone
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SUMMARY:Teatro Troisi : Se tocco il fondo...sfondo
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SUMMARY:Teatro Augusteo : L'esorcismo di Don Tonino
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SUMMARY:Piccolo Bellini : Io\, mai niente con nessuno avevo fatto (Tre riti sull’amore)
DESCRIPTION:Sicilia\, fine anni’80.\nDue cugini crescono come fratello e sorella e giocano per cancellare la solitudine ancestrale di una famiglia senza padri.\nSono prede troppo vulnerabili senza nessuno che dia difesa o consapevolezza: dietro le persiane è nascosto un paese che spia\, giudica e non vive.\nLei sogna di lasciare quell’isola che li culla e li affoga. Lui sogna di amare liberamente un uomo.\nCome in una tragedia antica va espiata la colpa di chi si ribella e il giovane puro è sporcato dallo spettro dell’hiv.\nLui che mai niente con nessuno aveva fatto s’infetta d’amore.\nMentre tutti piangono già la sua morte\, il suo istinto alla vita esplode candido e redime il paese.\nDentro tre riti sull’amore\, io\, mai niente con nessuno avevo fatto è la stazione della veglia.\nDal momento in cui il virus viene solo nominato\,a Giovanni viene assegnata una morte: viene visto come un fantasma.\nE’ questa la veglia che gli spettatori\, come un coro\, sono chiamati a spiare: come dal buco di una serratura\, dentro una stanza funebre.\nQui i morti e i vivi si accompagnano per mano. Il tempo non scorre: si piega\, si ripete\, si apre in possibilità.\nLo spettatore non sa se davanti a sé scorre un fatto\, un sogno\, o un’immagine già postuma. Il traghetto\, la corsa\, il vento\, i delfini sono immagini che ripiegano sul mare\, magica soglia.\nDa quel fondo\, non più mito ma passaggio\, Giovanni e Rosaria sognano di riemergere. \nTRE RITI SULL’AMORE\nPer Vuccirìa Teatro il rito è un dispositivo collettivo: convoca una comunità\, costruisce simboli\, innesca stigma o salvezza; rivela un sacrificio e chiede un attraversamento.\nLa retrospettiva riunisce tre opere che oggi\, rilette insieme\, rivelano un unico percorso: tre stazioni di una discesa nell’umano contemporaneo. Il corpo è lo strumento assoluto\, una presenza erotica continua e necessaria. La lingua serve a toccare\, invocare\, resistere. La Sicilia non è ambientazione: è la culla. È una grammatica di soglia\, sempre rivolta al mare che ritorna come una creatura: cambia voce\, cambia forma\, cambia destino degli uomini. \nLa tradizione della tragedia riaffiora come dispositivo contemporaneo vivo. Il tempo si piega\, diventa spazio simultaneo. Una scena governata dal simbolo\, Teatro di un’arte totale.
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SUMMARY:Teatro San Ferdinando : UNA PIÈCE SPAGNOLA
DESCRIPTION:Il progetto vede nuovamente insieme Paolo Coletta e Teresa Saponangelo dopo “Il segreto del talento” di Valeria Parrella\, prodotto qualche anno fa dal Teatro di Napoli.\nUna madre vedova\, le sue figlie attrici\, un amministratore di condominio innamorato\, un matrimonio che si sgretola lentamente: questa è la commedia che una compagnia teatrale sta provando. Ma\, a poco a poco\, la vita privata degli attori\, i personaggi che interpretano e le altre pièces che attraversano il testo finiscono per sovrapporsi e confondersi\, fino a non poter più essere distinti.\nPortare oggi in scena “Una pièce spagnola” significa interrogare la natura stessa della rappresentazione contemporanea.\nI personaggi di Yasmina Reza vivono recitando e recitano vivendo. Cercano disperatamente una forma attraverso cui essere amati\, riconosciuti\, salvati dalla propria scomparsa.\nQui il teatro non si separa mai davvero dalla vita: le emozioni\, i ruoli\, i ricordi e perfino le battute sembrano passare continuamente da un piano all’altro.\nReza costruisce una partitura complessa in cui il comico e il tragico convivono: un mondo in cui la fragilità si nasconde dentro il sarcasmo\, l’esibizione dentro la solitudine\, il desiderio di apparire dentro la paura di diventare invisibili.\nIl testo è ancora inedito in Italia. La sua natura irregolare e sfuggente chiede alle tre attrici\, ai due attori e alla regia di abitare una zona instabile\, mobile\, continuamente oscillante tra confessione e finzione\, leggerezza e vertigine.
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SUMMARY:Teatro Bellini: IL MALE DEI RICCI. RAGAZZI DI VITA E ALTRE VISIONI
DESCRIPTION:A quasi vent’anni dal debutto di ‘Na specie de cadavere lunghissimo (2004) – spettacolo culto\, andato in scena per dieci anni consecutivi\, ideato e interpretato dall’attore\, con la regia di Giuseppe Bertolucci – Fabrizio Gifuni ritorna alle pagine di Pier Paolo Pasolini con una nuova drammaturgia originale.\nLa rilettura di Ragazzi di vita – romanzo d’esordio dello scrittore – interpolata e storicizzata con altri scritti pasoliniani (poesie\, lettere\, editoriali\, interviste) dà vita a un racconto molto personale che l’attore-autore trasferisce in teatro\, dialogando ogni sera con i rappresentanti della città\, i cosiddetti spettatori\, in un gioco di inedite prospettive e vertiginosi sdoppiamenti.\nL’attore si fa carico di portarci dentro le giornate di questi giovani ragazzi\, ci restituisce la loro generosità e i loro egoismi\, il comico\, il tragico\, il grottesco\, la violenza di questo sciame umano che dai palazzoni delle periferie si muove verso il centro\, in un percorso che è anche un rito di passaggio dall’infanzia alla prima giovinezza.\nMa il corpo/voce di Gifuni ci costringe al contempo a misurarci con un fantasma poetico\, una voce inquieta che continua a reclamare un ascolto.\nAncora oggi\, in direzione ostinata e contraria. \nI FANTASMI DELLA NOSTRA STORIA\n“I corpi di Aldo Moro e Pier Paolo Pasolini occupano da quasi mezzo secolo la scena della  nostra Storia di ombre. Corpi a cui non è stata data ancora degna sepoltura. Corpi su cui  inciampa\, storcendosi le caviglie\, un’intera nazione: amici\, nemici\, distratti o interessati\,  autenticamente indifferenti o affetti da un’assai consapevole ansia di rimozione\, è impossibile  per molti non farci i conti. E allora può accadere che questi fantasmi tornino a interrogarci con  le loro parole\, scomode e urticanti\, che troppi\, quando erano in vita\, irrisero\, volutamente  distorsero o non vollero ascoltare.\nLa tragica conclusione delle loro vite matura all’interno di vicende diverse\, accomunate però dal medesimo contesto storico: Moro e Pasolini\, da postazioni fatalmente contrapposte\,  vissero con crescente e acuto dolore quello stesso clima\, cercando ciascuno di immaginare  possibili soluzioni. Pur all’interno di condizioni esistenziali e caratteriali diametralmente  opposte\, entrambi finirono per sprofondare nel medesimo stato di angoscioso isolamento. Fino al tragico epilogo.\nPer questo motivo ho scelto di riportare in scena\, eccezionalmente insieme a distanza di  pochi giorni\, i due lavori teatrali più rappresentativi di questo mio percorso: Con il vostro  irridente silenzio –  ‘rituale scenico’ dedicato alle carte di Moro – e Il male dei ricci – Ragazzi di  vita e altre visioni\, sintesi e nuova elaborazione drammaturgica di diversi miei lavori dedicati a  Pasolini.  Restituire una voce a questi due fantasmi non è\, oggi\, soltanto un esercizio di  memoria ma un rito collettivo più che mai necessario a un’intera comunità.”                                                Fabrizio Gifuni
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SUMMARY:Teatro Mercadante : ORLANDO FURIOSO
DESCRIPTION:Quale poema\, quale opera teatrale\, quale trattato inizia con “Le donne”?\nLudovico Ariosto poteva aprire il suo Orlando Furioso anche scrivendo “L’armi\, le donne\, i cavalier\, gli amori”. Ma la collocazione privilegiata di “Le donne” non è un omaggio memore di Stilnovo. Va letto così come è: prima le donne. E non per cavalleria. Perché Angelica\, Alcina\, Bradamante\, Clorinda sono i motori di tutte le azioni del “Furioso”. E perché le prime tre strofe del canto V sono una formidabile proto-denuncia contro la violenza sulle donne\, per prima quella domestica. Poi possono essere lascive\, come Fiammetta\, oppure omicide seriali\, per loro c’è una intera isola (canto XIX). Ariosto era un uomo del nostro tempo\, tratta le armi\, gli amori\, le imprese con un sentire contemporaneo. Corazze\, spade\, cortesie? Certo! Ma anche una celebre tirata contro l’uso dell’archibugio\, arma vile\, perché uccide a distanza\, come oggi le atomiche (IX\, 72-91). Ariosto vuole la lancia\, il corpo a corpo\, lealtà\, viso aperto. Vuole i cavalli dai nomi sgargianti: Ippogrifo\, Baiardo\, Frontino\, Brigliadoro\, Rabicano…sono forza\, libertà\, passione. Come i colori che accendono i cento protagonisti di un poema meraviglioso e magico.\nLa regia di Davide Livermore punta su questi e altri nuclei narrativi: usa le magnifiche ottave del poema così come sono\, amplificando tale poesia con lo struggente repertorio Quattro/Cinquecentesco eseguito dal vivo dall’Ensemble rinascimentale Chimera. Con un cast straordinario di donne e attrici\, Livermore crea uno stupefacente spettacolo non solo cavalleresco\, non ancora barocco\, bensì capace di proporre un mondo metamorfico in cui si può cogliere quella ‘tinta’ incredibile e unica nella nostra letteratura che è la tinta dell’Orlando Furioso.
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