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SUMMARY:Teatro Troisi : Doppia coppia
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SUMMARY:Teatro Sannazaro: CAFE’ CHANTANT MY WORLD uno spettacolo di Lara Sansone
DESCRIPTION:Trent’anni di questa formula unica nel suo genere. Uno spettacolo che è diventato un cult delle feste e non solo. Coinvolgente\, colorato\, ricco\, esuberante… semplicemente Cafe’ Chantant! La sua nuova veste dal titolo My World con oltre duecento costumi sempre nuovi\, luci e scenografie faranno da cornice ad una favola che promette leggerezza e coinvolgimento senza tempo. Lo spettacolo inizia non appena si arriva nel teatro adibito come sempre a sala da caffè concerto dove gli artisti immergono gli ospiti in un’atmosfera surreale e magica\, inclusiva e ironica. Il teatro diventerà ancora una volta il luogo dove tutto è possibile. Attori\, cantanti\, ballerini\, musicisti\, comici risveglieranno la vostra voglia di vita\, la gioia\, l’allegria. \nPreparatevi a lasciarvi travolgere da un’esperienza che non si guarda soltanto\, ma si vive. Preparatevi a far parte del nostro mondo! \nLara Sansone
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SUMMARY:Teatro Diana: VIVAVOCE di e con ALESSANDRO SIANI
DESCRIPTION:Note di regia \nQuante volte\, alla vigilia di una conversazione telefonica\, ci siamo sentiti dire la frase: “Volevo avvisarti che sei in vivavoce!” E quante volte\, invece\, ci siamo protetti con la mitica domanda: “Ma sei in vivavoce?” \nDietro queste frasi si nascondono paure profondissime: la paura di farci conoscere davvero\, di essere riconosciuti nel profondo\, di esporci davanti a interlocutori inaffidabili che potrebbero non avvisarci della presenza di altre persone. Persone che rischierebbero di venire a conoscenza di segreti\, confidenze o addirittura di creare vere e proprie gaffe della serie: “Ti ho riferito cose… E tu non mi hai detto che ero in vivavoce!” Ma perché tutto questo timore? Perché la tecnologia ci ha dato più voce\, ma non sempre più pensiero e noi ci stiamo abituando a parlare… e a sparlare! Questa società ci sta insegnando troppo a mostrarci e troppo poco a rivelarci. A fingere i nostri sentimenti\, i nostri pareri. Forse per non deludere gli altri ma anche per eludere la nostra coscienza. E invece dovremmo vivere tutto alla luce del sole. Come sarebbe bello se i politici\, durante il G7\, si mettessero davvero in vivavoce con il mondo! Sentire i loro colloqui\, le loro decisioni… ma soprattutto conoscere finalmente ciò che pensano davvero. Per poter condividere le loro idee oppure difenderci da loro. E come sarebbe bello se i nostri amici più stretti\, o le persone che amiamo\, potessero parlare di noi senza preoccuparsi di dire: “Ma mica sei in vivavoce?” Da questa riflessione nasce l’idea di “Vivavoce”. Uno spettacolo che affronta temi che spaziano dalle recensioni finte alle probabili conversazioni in vivavoce tra politici e popolo\, tra fidanzati\, tra chi promuove l’intelligenza artificiale e chi invece resta ancorato al passato. Perché se dicessimo sempre quello che pensiamo\, senza paura delle reazioni\, non solo si scatenerebbero dinamiche comiche e paradossali\, ma nascerebbero anche sprazzi di pura riflessione. E allora ogni sera salirò sul palco in vivavoce. Dirò tutto quello che penso dei social\, dei rapporti di coppia\, della politica… senza fingere davanti al pubblico! \n  \nAlessandro Siani
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SUMMARY:Teatro Cilea: Biagio Izzo Finché giudice non ci separi
DESCRIPTION:SPETTACOLO FUORI ABBONAMENTO \nScritto da Augusto Fornari\, Antonio Fornari\, Andrea Maia\, Vincenzo Sinopoli \nPRESENTAZIONE\nMauro\, Paolo\, Roberto e Massimo  sono quattro amici\, tutti separati. aMassimo\, libraio antiquario\, è fresco di separazione e ha appena tentato il togliersi la vita. Il giudice gli ha levato tutto: la casa\, la figlia e lo ha costretto a versare un cospicuo assegno mensile alla moglie. Con quello che resta del suo stipendio gli amici gli hanno trovato uno squallido appartamento\, 35 mq. Massimo è disperato e i tre amici gli stanno vicino per rincuorarlo e controllare che non riprovi a mettere in atto l’insensato gesto. Ognuno da consigli su come affrontare la separazione\, questa nuova situazione e come ritornare a vivere una vita normale. Proprio quando i tre sembrano essere riusciti a riportare alla ragione il loro amico\, un’avvenente vicina di casa suona alla porta. All’apparire dell’affascinante donna\, gli amici hanno un guizzo. Ma la sorpresa sarà grande quando i 4 amici scopriranno chi è la donna misteriosa.. \nNOTA di REGIA\nÈ una riflessione divertente sugli splendori e le miserie della vita di coppia\, soprattutto quando la coppia “scoppia”\, come si diceva una volta. Abbiamo tentato di mantenere una linea di recitazione “leggera”\, senza fronzoli\, asciutta. Questo perché ci piacerebbe che il pubblico avesse la sensazione di spiare una “tranche de vie”\, un pezzo di vita di qualcuno che potrebbe essere lui. Le storie che raccontano i nostri protagonisti sono reali\, quotidiane\, potremmo averle sentite in casa\, in ufficio\, per strada\, potremmo averle fatte addirittura noi. La forza propulsiva di “Finché giudice…” è proprio questa: è spiazzante per quanto ci riguarda e lo fa parlando una lingua che il pubblico capisce subito\, e non si tratta naturalmente solo del dialetto\, ma di temi che sono vivi\, pulsanti e che riguardano davvero tutti. Biagio Izzo parla questa lingua\, prende per mano il pubblico\, che conosce e ama\, e lo conduce con ironia e generosità fino alle porte del suo cuore.
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SUMMARY:Teatro Totò: OSCAR DI MAIO CON LUCIANO E MASSIMO SALVETTI - Avanspettacolo
DESCRIPTION:È uno spettacolo che omaggia il Varietà\, quello napoletano\, ma non solo. Oscar Di Maio con Luciano e Massimo Salvetti\, tutti figli d’arte\, da bambini cresciuti in questo mondo\, vogliono far assaporare un genere che è stato culla dei più grandi comici e Artisti del Novecento: Totò\, Nino \nTaranto\, Tecla Scarano\, Dolores Palumbo ma anche quelli meno noti\, ma non meno bravi\, come: Trottolino\, Rino Marcelli\, I fratelli Maggio\, Fratelli De Rege\, i fratelli De Vico e tante altre famiglie d’arte! \nDi Maio e i Salvetti ormai da anni portano in scena questo genere che va dalla macchietta dei grandi Pisano e Cioffi \, rivisitando Armando e Gill e Nicola Maldacea\, alle scenette\, gags e duetti del grande repertorio dell’avanspettacolo e della rivista\, con momenti di poesia e canzone napoletana dei grandi autori . Uno spettacolo che è una riscoperta per un pubblico più maturo ed una scoperta per i più giovani che possono conoscere un Teatro per loro nuovo\, ricco di arte e tradizione. \nCon loro in scena quattro danzatrici con le coreografie di Ettore Squillace e l’orchestra Fiscale diretta dal Maestro Nunzio Ricci.
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SUMMARY:Piccolo Bellini : Versi proibiti
DESCRIPTION:“Non vediamo perché non avremmo dovuto…Sporco? Pulito? Aggettivi! Quando mai gli aggettivi hanno fatto la storia!” Così Angelo Manna introduce la prima edizione de “L’Inferno della poesia napoletana”\, un’antologia che nasce per scherzo\, ma che in realtà si ritrova ad essere una collezione di capolavori nascosti d’ogni tempo. Chi\, dal 600’ ad oggi ha scritto\, lo ha fatto per necessità\, per destabilizzare\, per protestare\, Contro i bivalenti\, lindi fuori e sozzi dentro\, contro i falsi moralisti\, gli alto-borghesi nobili decaduti\, contro i satiri in cotta nera. Contro l’ipocrisia. In una Napoli un po’ puttana\, che non ama più rigettando il proprio spirito di città-mondo. Questo vuole\, o almeno prova\, ad essere Versi Proibiti: una lotta\, fra ipocrisia e autentico naturalismo.
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SUMMARY:Teatro San Ferdinando : IL SINDACO DEL RIONE SANITÀ
DESCRIPTION:Geppy Gleijeses porta in scena al Teatro San Ferdinando di Napoli Il Sindaco del rione sanità e scrive nelle sue note: – Nei miei 50 anni di teatro ho interpretato 7 sue commedie\, prima con il suo benestare\, poi con quello del mio amico Luca\, che tanto manca a me e al teatro italiano\, ed ora grazie a Tommaso che così amorevolmente e con grande competenza amministra l’immenso patrimonio. E così\, a 72 anni\, un anno meno di quanti ne aveva Eduardo allora\, realizzo il sogno di interpretare “Il sindaco”\, la commedia a cui egli era più legato\, come confessò a Sergio Lori tanti anni fa.\nChiariamo subito che la camorra con “Il sindaco del rione Sanità” non c’entra nulla.\nAntonio Barracano è “un uomo d’onore” che per buona parte della sua vita si era dedicato a comporre dissidi\, amministrando una forma di giustizia alternativa a quella dello Stato\, uno Stato che condannava gli innocenti e spesso non aveva pietà. Il suo personaggio era ispirato a un uomo realmente esistito: si chiamava Campoluongo. Ma lasciamo parlare Eduardo. Commedia simbolica\, politica\, quasi didattica\, ma che a mio avviso pretende di essere affrontata di petto\, affondando le mani nel male\, nella sofferenza e\, a volte\, nel sangue. Ma commedia non tragedia: in essa sono presenti alcune delle più belle battute dell’Autore\, C’è in questa commedia la più bella uscita di scena di un personaggio eduardiano: a Vicienzo ‘o Cuozzo che implorando perdono gli chiede la mano\, Eduardo-Barracano risponde\, mentre come in una tragedia greca va a morire fuori scena\, “No\, ‘a mano no”. Da 52 anni quella battuta aumenta i battiti del mio cuore e mi ricorda che cos’è “Il Grande Teatro”. \n\nNote di regia\nNel novembre del 1973 Eduardo riprese al San Ferdinando “Il sindaco del Rione Sanità”. In quella compagnia figurava anche mia sorella Marilù Prati\, che poi per Eduardo interpretò anche\, per la ripresa televisiva del 1975 “Na Santarella” di Eduardo Scarpetta nel ruolo della protagonista. Io nel ‘73 avevo 19 anni e da un anno mi cimentavo in esperienze semiprofessionistiche dedicandomi in particolare modo al ruolo di Pulcinella. Della ripresa teatrale del ‘73 del “sindaco” io vidi 12 repliche al San Ferdinando\, sfruttando qualche omaggio di mia sorella o pagando con i miei risparmi. Regolarmente in “piccionaia”. La mia passione per questa commedia era smisurata come il rapimento che Eduardo suscitava in me con la sua magnetica\, quasi mistica interpretazione. Incredibilmente in quei giorni\, il medico di Eduardo\, Eugenio D’Angelo\, mi invita a casa sua per conoscere il Maestro. Naturalmente quell’incontro mi ha segnato la vita. Oggi come allora: ho goduto della sua stima\, mi volle con lui\, mi concesse diritti di rappresentazione e infine revocò per me il veto alle sue opere\, ed io nei miei 50 anni di teatro ho interpretato 7 sue commedie\, prima con il suo benestare\, poi con quello del mio amico Luca\, che tanto manca a me e al teatro italiano\, ed ora grazie a Tommaso che così amorevolmente e con grande competenza amministra l’immenso patrimonio. E così\, a 72 anni\, un anno meno di quanti ne aveva Eduardo allora\, realizzo il sogno di interpretare “Il sindaco”\, la commedia a cui egli era più legato\, come confessò a Sergio Lori tanti anni fa. Chiariamo subito che la camorra con “Il sindaco del rione Sanità” non c’entra nulla. Antonio Barracano è “un uomo d’onore” che per buona parte della sua vita si era dedicato a comporre dissidi\, amministrando una forma di giustizia alternativa a quella dello Stato\, uno Stato che condannava gli innocenti e spesso non aveva pietà. Il suo personaggio era ispirato a un uomo realmente esistito: si chiamava Campoluongo. Ma lasciamo parlare Eduardo: “Questi Campoluongo non facevano la camorra\, erano mobilieri. Lui veniva sempre a tutte le mie “prime”\, si sedeva restando in silenzio\, beveva con me un caffè\, mi salutava sempre rispettosamente e poi se ne andava”. Il nodo della commedia è che Antonio Barracano difende i più deboli perché “la legge non ammette ignoranza. E allora non ammette tre quarti di popolazione”. Commedia simbolica\, politica\, quasi didattica\, ma che a mio avviso pretende di essere affrontata di petto\, affondando le mani nel male\, nella sofferenza e\, a volte\, nel sangue. Ma commedia non tragedia: in essa sono presenti alcune delle più belle battute dell’Autore\, ad esempio\, rivolto ad Arturo Santaniello: “Vuie tenite nu difetto… me site antipatico!” Avrò al mio fianco un grande attore come Pino Micol nel ruolo del medico\, Pasquale Della Ragione\, e un compagno di scena a cui sono molto legato\, Ciro Capano\, che interpreterà Arturo Santaniello\, l’uomo che il destino mette di fronte a Barracano. Con loro un gruppo di bravissimi attori napoletani. Non è vero che “non ne nascono più”\, ce ne sono tanti\, solo che bisogna non essere miopi e saperne esaltare le qualità. E in questa avventura mi sostiene ancora una volta il Teatro Nazionale di Napoli\, guidato con grande talento da Roberto Andò affiancato dal direttore organizzativo Mimmo Basso. C’è in questa commedia la più bella uscita di scena di un personaggio eduardiano: a Vicienzo ‘o Cuozzo che implorando perdono gli chiede la mano\, Eduardo-Barracano risponde\, mentre come in una tragedia greca va a morire fuori scena\, “No\, ‘a mano no”.\nDa 52 anni quella battuta aumenta i battiti del mio cuore e mi ricorda che cos’è “Il Grande Teatro”.\nGeppy Gleijeses
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