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SUMMARY:Teatro Sannazaro: OPEN SPACE Riflessioni e futuro del teatro a Napoli\, a cura di Greta Gallo
DESCRIPTION:Una giovane scrittrice ospita artisti emergenti e di consolidata esperienza per dare vita ad una forma innovativa di spettacolo tra analogico e digitale\, un podcast performativo per raccontare storie di vita e di teatro.
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SUMMARY:Teatro Diana: EDUCAZIONE SENTIMENTALE uno spettacolo scritto e diretto da IVAN COTRONEO
DESCRIPTION:Lo spettacolo debutta al Festival dei Due Mondi di Spoleto  il 27 giugno 2026 \nEducazione sentimentale è un atto unico che ha per protagonista Daniele Canonico\, un uomo di cinquant’anni\, originario del Sud\, che racconta la sua storia al pubblico. Un uomo medio\, che narra la sua personale formazione. L’ingresso nel ‘mondo dei maschi’\, fin da quando è bambino\, per il protagonista si rivela un percorso accidentato e pieno di ostacoli\, trappole\, messe alla prova e continui e faticosi test di virilità. Percorrendo le tappe della sua vita\, prima scolastiche e poi lavorative\, si delinea attraverso un monologo brillante il tracciato di un bambino\, poi di un ragazzo\, infine di un uomo\, chiamato a dimostrare al mondo la sua capacità di essere maschio. È un percorso da commedia umana\, in cui Daniele ripercorre tutto quello che ha attraversato. La necessità di trovarsi una fidanzatina alle elementari. La teoria dell’onore\, la difesa della reputazione delle figure femminili della famiglia. La pubertà e la comparazione degli attributi con gli amici. La necessità di avere una donna che ti rispetti. Fino a quando Daniele\, ormai adulto\, sposato\, con una figlia adolescente\, deve affrontare le prove della maturità. Ed è qui che il racconto cambia di tono\, e ci offre una prospettiva ribaltata. Su quanto questa educazione sentimentale lo abbia condannato all’incomprensione. Ma tutto questo Daniele non lo sa. Al massimo può intuirlo\, ma nelle sue lacrime di incomprensione per quello che ha fatto della sua vita\, non ha risposte. \n“Ho concepito Educazione sentimentale come un testo divertente\, che solo negli ultimi dieci minuti si svela per quello che è davvero\, un atto di accusa contro un’educazione sociale di genere che mai punta al rispetto della donna come soggetto. La tragedia di un uomo ridicolo\, come tanti\, e come molti capace di atti che non sa controllare. Volevo per questa prova un attore non solo superbo\, ma capace di empatia con il pubblico.E ho chiesto a Giuseppe Fiorello di accompagnarmi in un’avventura teatrale che in questo momento storico ha per me i caratteri della necessità e dell’urgenza”. \nIvan Cotroneo
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SUMMARY:Teatro Totò: PAOLO CAIAZZO E ANTONELLO COSTA - Un ponte per due
DESCRIPTION:Antonello\, un emigrato in preda alla disperazione scavalca il muretto del famoso ponte ed è in bilico tra la vita e il Tamigi! Paolo\, connazionale di passaggio tenta di fermarlo… o forse no. In verità anche lui è li’ per lo stesso motivo. \nSi confessano cosi in maniera sincera e profonda e\, per esorcizzare le proprie disgrazie\, le raccontano con un’esilarante gara di sfiga. Ma ogni volta che sono sul muretto decisi all’ultimo passo irrompono altri personaggi\, stranamente somiglianti tra loro. \nIl rintocco del Big Ben segna il passare del tempo e l’appetito richiede la chiamata ad un rider\, anche e solo per il capriccio di volersi tuffare a stomaco pieno! Se non riesce l’altezza e l’acqua gelida di sicuro farà il suo lavoro una bella congestione! \nMa la situazione si complica e gli interventi di agenti esterni si intensificano fino all’arrivo della figlia di Antonello. Un ultimo scontro con lei lo lascia profondamente amareggiato e frastornato e titubante. Oramai il sole sta nascendo ed in questa notte\, tra rocamboleschi Stop & Go e divertenti confronti di vita\, è nata una nuova amicizia che li farà rinunciare al tuffo? \nLo scopriremo solo venendo a Teatro. Sicuramente tra ironia\, emozioni e colpi di scena scopriranno e scopriremo che a volte è bello parlare… anche e solo con se stessi!
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SUMMARY:Piccolo Bellini : Bùbaro dei Bùbari
DESCRIPTION:Bùbaro dei Bùbari\, dell’autrice umbra Carolina Balucani diretta da Antonio Latella e prodotta dal TSU\, è un racconto crudo e poetico su due giovani in fuga. \nSe telefonando… Due autrici umbre rispondono all’imprevisto \nNel percorso di ricerca e produzione che il Teatro Stabile dell’Umbria ha il piacere e l’onore di condividere con Antonio Latella\, si inseriscono due nuove creazioni che vedranno la luce nelle Stagioni 25-26 e 26-27. Progetti originali\, nati da un dialogo profondo tra il regista e due voci tra le più vive e incisive della nuova drammaturgia italiana: Caroline Baglioni e Carolina Balucani. Con questi due lavori\, il TSU rinnova il suo impegno nella produzione di teatro contemporaneo\, sostenendo il dialogo tra regia e drammaturgia d’autore\, nel segno di un teatro che interroga il presente e lo trasforma in esperienza condivisa. \n“Grazie all’incontro e al confronto con il direttore Nino Marino\, abbiamo commissionato un testo a Caroline Baglioni e uno a Carolina Balucani\, due drammaturghe o meglio due autrici che hanno già trovato il modo di farsi notare e ascoltare\, entrambe vincitrici del premio autori della Biennale di Venezia. Le autrici sono state chiamate a scrivere un testo per il Teatro Stabile dell’Umbria con la mia regia. La sola cosa che ho indicato a entrambe è una tematica o meglio un accadimento\, ciò che definirei un imprevisto\, qualcosa che arriva quando meno te lo aspetti che può condizionare l’andamento di una intera giornata e non solo: una telefonata. Qualcosa che arriva dall’esterno\, o che va dall’interno all’esterno. Qualcosa che arriva senza preavviso ma che va a incidere profondamente nella drammaturgia del vivere quotidiano. Questo appuntamento drammaturgico\, le autrici\, lo hanno fatto diventare qualcosa che fa dell’imprevisto “l’accadimento”\, qualcosa che a tratti svela e rivela\, sospendendo l’andamento logico della storia stessa.”\nAntonio Latella
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SUMMARY:Teatro Bellini: OSCAR
DESCRIPTION:Leggendo Oscar\, testo di Linda Dalisi\, ho un’immagine che si è fatta chiara da subito\, un ricordo… il film di Kurosawa “Sogni”. Il primo capitolo inizia con un bimbo sotto la pioggia fuori dalla casa; la madre lo redarguisce e gli dice di non allontanarsi\, che quando piove così\, le volpi celebrano il loro matrimonio e a chi le vede può succedere qualcosa di brutto. Il bimbo\, nonostante le intimidazioni della madre\, si allontana e vedrà le volpi che a loro volta vedono lui; poi il bimbo scappa e torna a casa\, la madre lo scaccia e dice di non volerlo più in casa perché si è allontanato troppo e ha visto troppo\, e che sono arrivate le volpi che hanno lasciato qualcosa per il bambino: un pugnale affinché il bimbo si uccida. La madre gli consiglia di supplicare le volpi e di salvarlo dalla sua voglia di morire. \nLa Oscar di Linda Dalisi ha visto troppo\, ha abbandonato la casa e tutto quello in cui credeva per vedere\, come non aveva mai visto prima\, vedere la sua città\, il suo popolo andare a pezzi. Questo vedere non le permetterà di essere più la Oscar cresciuta come uomo dal padre al servizio della monarchia. Una volta che Oscar vede\, si spezza\, perde tanto di ciò in cui credeva\, ma soprattutto perde molto della sua identità. Diventa un essere incompiuto\, ed è questa incompiutezza che mi emoziona e mi porta a qualcosa di lontano. Qualcosa che ancora oggi faccio fatica a ricordare e quindi a riportare al cuore; proprio come Oscar\, non ricordo quando è accaduto in me il cambiamento\, quando mi sono reso conto di essere incompiuto e inadeguato\, ma questa inadeguatezza è un potente balsamo per innescare quel processo creativo che da sempre provo a custodire e proteggere. Un arco scaglia la prima freccia\, forse Cupido o forse uno degli archi orientali tanto presenti nei film di Kurosawa\, arma o filosofia di vita. Credo che la Oscar di Linda sia una creatura abituata a dare\, ma a non chiedere mai nulla indietro. Tutti i personaggi sono incompiuti\, tutti i personaggi finiscono senza mai completarsi\, e si consegnano alla morte incompiuti; ed è forse per questo motivo che vagano come fantasmi in una terra di mezzo che perde l’alto e il basso\, una terra dove la forza gravitazionale perde il suo potere di attrazione liberando finalmente le anime dai corpi e consegnandole all’Amore\, il solo Dio che forse abbiamo tutti più o meno conosciuto. Solo nell’istante in cui si sente l’amore possiamo nascere\, e per questo morire\, nello stesso attimo in cui la freccia ci colpisce al petto. Dio si prende gioco di noi.\nAntonio Latella \nSUGLI EVENTI\nOscar\, figlia di un generale fedelissimo alla monarchia desideroso di eredi maschi\, viene cresciuta come un soldato affinché segua la carriera militare del padre. Diventata comandante della guardia reale francese\, Oscar protegge Maria Antonietta da quando arriva in Francia come promessa sposa del futuro Luigi XVI\, e diventa per la regina quasi un angelo custode. Le due donne\, coetanee\, si innamorano dello stesso uomo\, il conte svedese Hans Axel von Fersen. Ma se entrambe non possono vivere pubblicamente questo amore – Maria Antonietta perché regina di Francia\, Oscar perché cresciuta nella negazione di questa possibilità – il sentimento della giovane regina sarà corrisposto fino alla fine dei suoi giorni\, come poi ha rivelato l’intenso carteggio segreto tra i due. Il legame tra Oscar e Maria Antonietta\, basato sulla lealtà e dedizione della prima\, inizierà a sfaldarsi quando Oscar osservando la realtà che la circonda\, metterà sulla bilancia della giustizia la povertà\, la disparità sociale e la condotta della famiglia reale e dei nobili. Il mondo assiste alla nascita di un pensiero nuovo\, di voci che si alzano in difesa dei deboli\, di ideali e di riscatto civile\, collettivo e individuale. Il culmine di questa presa di coscienza di Oscar coinciderà con la presa della Bastiglia\, il 14 luglio 1789\, data in cui l’eroina muore nel nome della libertà\, combattendo al fianco del popolo e non più come guardia reale.\nLinda Dalisi  \nNOTE SUL TESTO\nIl confronto con Oscar è stato lungo e ha attraversato varie fasi. L’ho osservata a lungo\, come si osserva il Guernica di Picasso\, cercando di controllare e interpretare le vertigini che provoca. Da lì è nata una mappa\, un’indagine\, una figura che beve l’acqua alla fonte della memoria per trovarsi al cospetto di un ritrattista divino e saper rispondere alla domanda “chi sei?”. Ho sempre avuto fermo il timone sul desiderio di raccontare comunque una storia\, ma cercando di estrarre da quella storia una essenza legata al presente. Un presente fatto di donne che lottano per la vita e per la libertà. Oscar non impugna spada\, fioretto o fucile\, ha in mano un arco e studia le teorie degli arcieri giapponesi. È sopravvissuta alla sua storia\, è diventata più di un personaggio universale\, è puro spirito che conserva però la febbre del corpo. Quel bersaglio da centrare con le frecce\, è il simbolo della indagine su se stessa e sul suo modo di parlare agli altri. Non c’è solo la lotta per affrancarsi dalle imposizioni familiari e della società intera\, non ci sono solo le maldestre affermazioni di una identità sempre un po’ bambina\, ma c’è l’osservare il mondo\, osservare gli altri empaticamente e soffrire. Le altre donne con cui si confronta la portano a togliere dagli occhi gli strati che offuscano il senso di tenerezza per il prossimo\, amplificando parallelamente la rabbia\, il senso di impotenza e il desiderio di rinascita. Oscar si chiede se abbia due cuori\, un po’ come Simone Weil diceva “Se avessi più vite ne consacrerei una al teatro”. Ma la vita è una e a volte si arriva in ritardo sulle cose. Come ad esempio l’amore. Non è troppo tardi per viverlo\, ma la Storia ha messo in moto un ingranaggio enorme\, e Oscar vuole farne parte. I due cuori di Oscar sono un po’ il trovarsi sempre di fronte a questo dubbio. Domanda costante che a volte paralizza: meglio vivere l’amore trovato o lottare per i propri ideali? Cosa siamo disposti a sacrificare? Cosa fa vivere per sempre? Prevarrà il senso di lealtà o quello di giustizia?\nOscar è ora su questo crinale: da un lato il silenzio\, dall’altro l’immortalità.\nLinda Dalisi 
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SUMMARY:Teatro Mercadante : IL POZZO DEI PAZZI
DESCRIPTION:Il pozzo dei pazzi (1974) è il testo più noto e paradigmatico di Franco Scaldati (1943-2013)\, poeta e drammaturgo palermitano considerato il massimo cantore della città di Palermo\, della quale ha saputo cogliere le luci e le ombre.\nIn uno scenario di miseria\, i protagonisti Aspano e Benedetto\, due barboni legati da un rapporto di profonda amicizia e reciproca dipendenza\, lottano per la sopravvivenza. La loro esistenza è una sfida quotidiana contro la fame\, vissuta in un’atmosfera sospesa tra il realismo della strada e una dimensione poetica e surreale.\nLa vicenda si dipana intorno a una gallina che i due barboni hanno rubato a un povero disgraziato\, il quale si suicida per il dolore. Aspano e Benedetto si contendono l’animale in un susseguirsi di azioni e stati d’animo che oscillano tra violenza\, pietà e astuzia\, e che ingenerano un meccanismo tanto comico quanto poetico. Intorno a loro interagisco altri personaggi stralunati\, icone del teatro scaldatiano\, che vive tra neorealismo e dimensione onirica.\nIl regista Franco Maresco torna al teatro di Franco Scaldati – con il quale aveva collaborato sia in teatro che al cinema – dopo aver diretto per il Teatro Biondo Lucio e Tre di coppie e\, per il Teatro di Napoli\, Assassina (in coproduzione col Biondo) e I poeti non cadono in piedi e dopo aver dedicato al drammaturgo siciliano il film documentario Gli uomini di questa città io non li conosco. Il suo sguardo critico è teso a cogliere e restituire quell’umanesimo e quella poesia dell’universo scaldatiano sempre più minacciati dalla crescente disumanizzazione contemporanea.
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SUMMARY:Teatro Cilea: Maria Bolignano e Nunzia Schiano Le Pornoprecarie quelle di Onlyfals
DESCRIPTION:con Yulyia Mayarchuk\, Alessio Sica\, Enza Barra\, Chiara Di Girolamo\nscritto da Maria Bolignano\nregia Maria Bolignano\, Fabiana Fazio\ncostumi Federica Calabrese\nscene Carlo De Marino e Francesca Ravel\nmake up Benedetta Riccio Beauty lab\nmusiche di Dadà\nhair stylist Fashion lab gallery\nfoto e grafica di Francesco Fiengo studios \nTre donne non più giovanissime (interpretate da Maria Bolignano\, Nunzia Schiano e Yuliya Mayarchuk) si ritrovano all’improvviso senza soldi\, senza compagni e senza futuro. Disperate e costrette ad una convivenza forzata\, decidono di trasformare la loro casa in un set per creare contenuti hard da mettere in PIATTAFORMA. Ovviamente l’impreparazione delle tre donne sull’argomento metterà a dura prova le riprese e la buona riuscita del progetto. Come anche la necessità di tenere nascosto ai vicini e ai condomini\, cosa stia accadendo in un appartamento che fino a quel momento sembrava appartenere ad una discendente di Maria Teresa di Calcutta. L’esperienza\, inizialmente scioccante\, si rivelerà alla fine molto formativa. Con la casa invasa da personaggi kitsch in voga sui social\, dall’influencer Sofy (Chiara di Girolamo) ad ex pornodivi rispolverati come Cioccola (Enza Barra) e Duro a Morire (Alessio Sica) e con l’aiuto dell’INTELLIGENZA ARTIFICIALE\, le tre donne\, diventate oramai amiche per la pelle\, riusciranno finalmente a comprendere che l’EMANCIPAZIONE FEMMINILE\, non è fatta di piedi o mutandine messi in vendita on line ma neanche di repressione sessuale o finta morigeratezza. Mina\, Rosaria e Katerina alla fine di questa breve ma intensa esperienza\, esigeranno di vivere una vita che\, nonostante l’età matura\, permetta loro di esprimersi in tutta la loro femminilità\, in un mondo che vuole le donne troppo spesso a servizio di una visione maschile del mondo che non ci appartiene.
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SUMMARY:Teatro Nuovo: ENZO PER ENZO Elegia per due voci. Con Enzo Gragnaniello
DESCRIPTION:Enzo per Enzo nasce dall’incontro con l’universo poetico di Enzo Moscato\, affidato oggi alla voce di Enzo Gragnaniello. Dal canto intimo\, in “tono minore”\, del drammaturgo al timbro scuro e viscerale dell’altro: due scugnizzi\, due artisti capaci di tenere insieme antico e moderno\, canto e parlato\, carezza e ferita. Le canzoni composte sui versi di Moscato rivivono come un’elegia contemporanea\, dove il canto non celebra una perdita ma restituisce una presenza che continua a respirare nelle parole e nei silenzi. Due anime che hanno fatto dell’ascolto del proprio ambiente – ’A musica ’e Tuledo e dei Quartieri Spagnoli – una forma espressiva e umana\, si ritrovano in scena accompagnate da un piccolo ensemble strumentale. Un dialogo di voci e ombre che attraversa brani come Trianòn\, Il Porto di Toledo\, Carnale e Nun parlà. Enzo per Enzo è una partitura a due voci che si rincorrono\, si sfiorano\, si perdono e si ritrovano in un luogo dell’anima dove il canto si fa memoria viva e respiro.
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SUMMARY:Teatro Troisi : Doppia coppia
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SUMMARY:Teatro Barone: MASSIMO LOPEZ SHOW
DESCRIPTION:SINOSSI: \n\nIl nuovo spettacolo di Massimo Lopez nasce come un viaggio dentro il suo mondo artistico più autentico\, un percorso in cui musica\, ironia e teatro si intrecciano con naturalezza. Un itinerario scenico che restituisce al pubblico la maturità di un interprete capace di sorprendere senza mai forzare\, guidato dalla leggerezza intelligente che da sempre ne definisce il linguaggio. \nLo show attraversa le sue voci\, i personaggi che hanno accompagnato intere generazioni e nuovi sketch che prendono forma direttamente dal palcoscenico\, insieme alla passione profonda per la musica che da anni rappresenta una parte essenziale della sua identità. La Jazz Company\, diretta dal M° Gabriele Comeglio\, amplifica questa dimensione sonora con arrangiamenti moderni e raffinati\, creando un dialogo costante tra ritmo\, improvvisazione e presenza scenica. \nTra una canzone e un momento comico\, Massimo apre finestre narrative che raccontano l’uomo oltre l’artista: ricordi\, sguardi\, piccoli dettagli di un percorso che continua a evolversi con eleganza. Il risultato è uno spettacolo vivo\, brillante\, capace di alternare emozione e sorriso con naturale equilibrio\, offrendo allo spettatore un’esperienza completa\, intima e al tempo stesso energica. \nUn one man show che celebra lo swing\, la parola\, il teatro e la capacità di ridere con intelligenza\, condotto da un artista che continua a respirare la scena con la stessa curiosità di sempre.
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LOCATION:Teatro Barone\, Via Don Raffaele Abete\, 37\, Melito di Napoli\, Napoli\, Italia
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SUMMARY:Teatro San Ferdinando : IL SINDACO DEL RIONE SANITÀ
DESCRIPTION:Geppy Gleijeses porta in scena al Teatro San Ferdinando di Napoli Il Sindaco del rione sanità e scrive nelle sue note: – Nei miei 50 anni di teatro ho interpretato 7 sue commedie\, prima con il suo benestare\, poi con quello del mio amico Luca\, che tanto manca a me e al teatro italiano\, ed ora grazie a Tommaso che così amorevolmente e con grande competenza amministra l’immenso patrimonio. E così\, a 72 anni\, un anno meno di quanti ne aveva Eduardo allora\, realizzo il sogno di interpretare “Il sindaco”\, la commedia a cui egli era più legato\, come confessò a Sergio Lori tanti anni fa.\nChiariamo subito che la camorra con “Il sindaco del rione Sanità” non c’entra nulla.\nAntonio Barracano è “un uomo d’onore” che per buona parte della sua vita si era dedicato a comporre dissidi\, amministrando una forma di giustizia alternativa a quella dello Stato\, uno Stato che condannava gli innocenti e spesso non aveva pietà. Il suo personaggio era ispirato a un uomo realmente esistito: si chiamava Campoluongo. Ma lasciamo parlare Eduardo. Commedia simbolica\, politica\, quasi didattica\, ma che a mio avviso pretende di essere affrontata di petto\, affondando le mani nel male\, nella sofferenza e\, a volte\, nel sangue. Ma commedia non tragedia: in essa sono presenti alcune delle più belle battute dell’Autore\, C’è in questa commedia la più bella uscita di scena di un personaggio eduardiano: a Vicienzo ‘o Cuozzo che implorando perdono gli chiede la mano\, Eduardo-Barracano risponde\, mentre come in una tragedia greca va a morire fuori scena\, “No\, ‘a mano no”. Da 52 anni quella battuta aumenta i battiti del mio cuore e mi ricorda che cos’è “Il Grande Teatro”. \n\nNote di regia\nNel novembre del 1973 Eduardo riprese al San Ferdinando “Il sindaco del Rione Sanità”. In quella compagnia figurava anche mia sorella Marilù Prati\, che poi per Eduardo interpretò anche\, per la ripresa televisiva del 1975 “Na Santarella” di Eduardo Scarpetta nel ruolo della protagonista. Io nel ‘73 avevo 19 anni e da un anno mi cimentavo in esperienze semiprofessionistiche dedicandomi in particolare modo al ruolo di Pulcinella. Della ripresa teatrale del ‘73 del “sindaco” io vidi 12 repliche al San Ferdinando\, sfruttando qualche omaggio di mia sorella o pagando con i miei risparmi. Regolarmente in “piccionaia”. La mia passione per questa commedia era smisurata come il rapimento che Eduardo suscitava in me con la sua magnetica\, quasi mistica interpretazione. Incredibilmente in quei giorni\, il medico di Eduardo\, Eugenio D’Angelo\, mi invita a casa sua per conoscere il Maestro. Naturalmente quell’incontro mi ha segnato la vita. Oggi come allora: ho goduto della sua stima\, mi volle con lui\, mi concesse diritti di rappresentazione e infine revocò per me il veto alle sue opere\, ed io nei miei 50 anni di teatro ho interpretato 7 sue commedie\, prima con il suo benestare\, poi con quello del mio amico Luca\, che tanto manca a me e al teatro italiano\, ed ora grazie a Tommaso che così amorevolmente e con grande competenza amministra l’immenso patrimonio. E così\, a 72 anni\, un anno meno di quanti ne aveva Eduardo allora\, realizzo il sogno di interpretare “Il sindaco”\, la commedia a cui egli era più legato\, come confessò a Sergio Lori tanti anni fa. Chiariamo subito che la camorra con “Il sindaco del rione Sanità” non c’entra nulla. Antonio Barracano è “un uomo d’onore” che per buona parte della sua vita si era dedicato a comporre dissidi\, amministrando una forma di giustizia alternativa a quella dello Stato\, uno Stato che condannava gli innocenti e spesso non aveva pietà. Il suo personaggio era ispirato a un uomo realmente esistito: si chiamava Campoluongo. Ma lasciamo parlare Eduardo: “Questi Campoluongo non facevano la camorra\, erano mobilieri. Lui veniva sempre a tutte le mie “prime”\, si sedeva restando in silenzio\, beveva con me un caffè\, mi salutava sempre rispettosamente e poi se ne andava”. Il nodo della commedia è che Antonio Barracano difende i più deboli perché “la legge non ammette ignoranza. E allora non ammette tre quarti di popolazione”. Commedia simbolica\, politica\, quasi didattica\, ma che a mio avviso pretende di essere affrontata di petto\, affondando le mani nel male\, nella sofferenza e\, a volte\, nel sangue. Ma commedia non tragedia: in essa sono presenti alcune delle più belle battute dell’Autore\, ad esempio\, rivolto ad Arturo Santaniello: “Vuie tenite nu difetto… me site antipatico!” Avrò al mio fianco un grande attore come Pino Micol nel ruolo del medico\, Pasquale Della Ragione\, e un compagno di scena a cui sono molto legato\, Ciro Capano\, che interpreterà Arturo Santaniello\, l’uomo che il destino mette di fronte a Barracano. Con loro un gruppo di bravissimi attori napoletani. Non è vero che “non ne nascono più”\, ce ne sono tanti\, solo che bisogna non essere miopi e saperne esaltare le qualità. E in questa avventura mi sostiene ancora una volta il Teatro Nazionale di Napoli\, guidato con grande talento da Roberto Andò affiancato dal direttore organizzativo Mimmo Basso. C’è in questa commedia la più bella uscita di scena di un personaggio eduardiano: a Vicienzo ‘o Cuozzo che implorando perdono gli chiede la mano\, Eduardo-Barracano risponde\, mentre come in una tragedia greca va a morire fuori scena\, “No\, ‘a mano no”.\nDa 52 anni quella battuta aumenta i battiti del mio cuore e mi ricorda che cos’è “Il Grande Teatro”.\nGeppy Gleijeses
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SUMMARY:Teatro Augusteo : C'ERA UNA VOLTA... SCUGNIZZI
DESCRIPTION:Saverio e Raffaele escono dal carcere di Nisida e si separano per andarsene ognuno per la sua strada. Si ritroveranno dopo vent’anni. Saverio è un prete di strada che insegna la musica ai ragazzi del quartiere per sottrarli a un destino segnato. Raffaele\, ‘o russo\, è un boss del quartiere\, che attira quei ragazzi per usarli nei suoi traffici. Nasce tra i due uno scontro di personalità sempre più forte\, al punto che ‘o russo arriverà ad un gesto estremo. Ma proprio quel gesto darà ai ragazzi la forza di reagire e lanciare un grido di dolore e di disprezzo\, che diventerà il grido di tutta la città in un finale decisamente lirico. \nLa storia è ambientata a Napoli\, ma appartiene ai ragazzi di tutte le città del mondo.
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SUMMARY:Teatro Sannazaro: CAFE’ CHANTANT MY WORLD uno spettacolo di Lara Sansone
DESCRIPTION:Trent’anni di questa formula unica nel suo genere. Uno spettacolo che è diventato un cult delle feste e non solo. Coinvolgente\, colorato\, ricco\, esuberante… semplicemente Cafe’ Chantant! La sua nuova veste dal titolo My World con oltre duecento costumi sempre nuovi\, luci e scenografie faranno da cornice ad una favola che promette leggerezza e coinvolgimento senza tempo. Lo spettacolo inizia non appena si arriva nel teatro adibito come sempre a sala da caffè concerto dove gli artisti immergono gli ospiti in un’atmosfera surreale e magica\, inclusiva e ironica. Il teatro diventerà ancora una volta il luogo dove tutto è possibile. Attori\, cantanti\, ballerini\, musicisti\, comici risveglieranno la vostra voglia di vita\, la gioia\, l’allegria. \nPreparatevi a lasciarvi travolgere da un’esperienza che non si guarda soltanto\, ma si vive. Preparatevi a far parte del nostro mondo! \nLara Sansone
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