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SUMMARY:Teatro Sannazaro: OPEN SPACE Riflessioni e futuro del teatro a Napoli\, a cura di Greta Gallo
DESCRIPTION:Una giovane scrittrice ospita artisti emergenti e di consolidata esperienza per dare vita ad una forma innovativa di spettacolo tra analogico e digitale\, un podcast performativo per raccontare storie di vita e di teatro.
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SUMMARY:Teatro Troisi : Basta un filo di rossetto
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SUMMARY:Teatro Totò: ARTETECA - Operazione Cicogna
DESCRIPTION:Enzo e Monica sono una coppia affiatata ma stremata dai tentativi di concepire un figlio. \nQuando l’intelligenza artificiale domestica annuncia l’apertura della finestra fertile\, scatta la corsa contro il tempo. Ma proprio in quel momento arriva Luisa\, sorella di Enzo\, che si scopre (forse) incinta di un padre sconosciuto. \nTra scambi di test di gravidanza\, camorristi veri\, travestimenti improvvisati e un assistente sociale che arriva per valutare l’idoneità all’adozione\, la situazione degenera in un crescendo di equivoci e colpi di scena. \nMa il destino\, che sembrava avverso\, alla fine decide di sorprendere tutti.
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SUMMARY:Teatro Augusteo : Maurizio Battista
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SUMMARY:Teatro Nuovo: APOCALIPSYNC con Luciano Rosso
DESCRIPTION:Dopo oltre 1000 rappresentazioni in oltre trenta paesi nel mondo con lo spettacolo fenomeno Un Poyo Rojo\, Luciano Rosso si tuffa da solo in una creazione intima e divertente. L’attore argentino – con milioni di visualizzazioni su YouTube – ci conduce in un viaggio stravagante con il suo spettacolo Apocalipsync. Nato durante la pandemia della primavera del 2020\, questo one-man show ci offre una riflessione sull’isolamento\, sulla creatività\, con sguardo caricaturale sul nostro mondo attuale. Luciano Rosso interpreta magistralmente una quarantina di personaggi folli e divertenti\, che lo accompagnano attraverso una giornata interminabile di solitudine nel suo appartamento. Sul palcoscenico utilizza il proprio corpo elastico\, esprimendo tutti i suoi talenti: danza\, clownerie\, contorsionismo e\, in particolare\, il lipsync (sincronizzazione labiale) di cui è maestro indiscusso.\nUno spettacolo coinvolgente e divertente sulle molteplici forme di evasione dalla noia. \nLuciano Rosso è un artista speciale che si è inventato un mondo e un linguaggio tutto suo e molto peculiare. Qui dà vita a una miriade di figure: fa toletta la mattina sulle note di Saint-Saens; doppia il colibrì\, il gufo\, la civetta\, diventa gallo\, gallina\, anatroccolo\, e tutta una zoologia divertentissima e stupefacente; fa zapping annoiato sul divano tra calcio\, politica e varie amenità; litiga col cane dei vicini; fa ginnastica impacciato in mutande in salotto; e mille altre cose esilaranti e sbalorditive.
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SUMMARY:Teatro Sannazaro: GOLEADORAS – LE RAGAZZE CHE ANTICIPARONO MARADONA da un’idea di Antonio Piccolo
DESCRIPTION:«Ci sono tre generi di calciatori. Quelli che vedono gli spazi liberi\, gli stessi spazi che qualunque fesso può vedere dalla tribuna e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando la palla cade dove deve cadere. Poi ci sono quelli che all’improvviso ti fanno vedere uno spazio libero\, uno spazio che tu stesso e forse altri avreste potuto vedere se aveste osservato attentamente. Quelli ti prendono di sorpresa. E poi ci sono quelli che creano un nuovo spazio dove non avrebbe dovuto esserci nessuno spazio. Questi sono i profeti. I poeti del gioco». \nOsvaldo Soriano  \nNel 1971\, mentre il calcio femminile viene trattato come una barzelletta\, un gruppo di ragazze argentine parte per il Messico\, per un Mondiale non riconosciuto dalla FIFA. Hanno pochi soldi\, magliette improvvisate e nessun permesso reale di esistere. Eppure giocano lo stesso. \nQuindici anni dopo\, durante Argentina-Inghilterra del 1986\, quelle stesse donne si ritrovano in una birreria di Buenos Aires a guardare Maradona all’Azteca. Tra ironia\, ricordi e racconti surreali riaffiora un’altra Argentina-Inghilterra\, giocata nello stesso stadio molto prima del “gol del secolo”: quella in cui Elba Selva segnò quattro gol alle inglesi con il numero _Diez_ sulle spalle. \nè un racconto teatrale popolare e poetico sul talento\, sulla vocazione e su tutte quelle persone che continuano a inseguire il proprio sogno anche quando il mondo intorno dice che non c’è spazio per loro. È una commedia epica e malinconica\, dove il calcio diventa profezia.
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SUMMARY:Piccolo Bellini : Neanche Parenti
DESCRIPTION:«Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.»\nLev Tolstoj\, Anna Karenina \nNon partiamo da un testo.\nNon abbiamo un autore da mettere in scena\, né una storia già scritta.\nAbbiamo un gruppo di attrici e attori appena diplomati. Abbiamo il loro corpo\, la loro voce\, il loro desiderio di trovare spazio nel mondo che hanno scelto di vivere\, quello affascinante e faticoso del teatro.\nAbbiamo il presente.\nAbbiamo scelto di lavorare sulla famiglia — o su ciò che di essa rimane\, si inventa\, si teme\, si cerca. La famiglia come spettro\, come radice\, come doppio.\nCome una verità che cambia a seconda di dove ti metti. Di chi racconta.\nCiascuno ha la sua versione.\nCiascuno porta con sé una crepa\, un’eccedenza\, un rimosso.\nScriviamo in scena.\nScriviamo per loro\, con loro\, attorno a loro.\nParleremo di legami e di ruoli.\nDel figlio che parte. Della madre che resta. Del padre che non c’è. Di quello che è stato detto.\nE di quello che non si può dire.\nIn scena non ci sarà una sola famiglia.\nCe ne saranno molte.\nForse nessuna.\nQuesto spettacolo non è una destinazione. È un attraversamento.\nÈ un momento fragile\, ma decisivo.\nCome ogni inizio.\nGabriele Russo \nLa separazione è il punto di crisi da cui si sviluppa il racconto di una donna che non sa più aderire al presente della propria vita\, ma che si perde tra ricordi passati\, paure messe a nudo\, desideri inespressi\, un vuoto destabilizzante. Un processo caotico\, inevitabile per chi vede crollare l’illusione di un legame d’amore. Per lei la famiglia diventa zoppa\, mancante\, allucinazione\, immagine che svanisce come un’ oasi nel deserto. Riaprire gli occhi all’indomani della fine è un prezzo amaro da pagare per riprendere a vivere.\nArianna D’Angiò \nLA COMPAGNIA BELLINI TEATRO FACTORY\nLa Compagnia Bellini Teatro Factory nasce dalla volontà di accompagnare gli allievi\, neo diplomati come attori\, registi e drammaturghi\, in quel passaggio delicato che segna la fine del loro percorso di formazione e l’ingresso nel mondo del lavoro professionale. I registi delle produzioni di questo primo anno sono: Mimmo Borrelli (che li ha già accompagnati\, come direttore artistico del triennio di formazione)\, Gabriele Russo con Arianna D’Angiò e Michela Lucenti / Balletto Civile. In tutti questi lavori i giovani attori saranno protagonisti a vario titolo: in scena\, nella creazione drammaturgica\, assistenti alla regia\, nell’essere anche ‘soggetti artistici’ di questi spettacoli che della loro generazione rispecchieranno o forse moltiplicheranno la visione e la prospettiva
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SUMMARY:Teatro Bellini: GABER – MI FA MALE IL MONDO
DESCRIPTION:Neri Marcorè\, assieme al regista e drammaturgo Giorgio Gallione\, ha molto frequentato i materiali gaberiani. Questo ritorno è una necessità etica e artistica e un’occasione ancora più matura e consapevole per riabbracciare l’opera dell’“uomo dalle due G maiuscole”.\nGaber – Mi fa male il mondo porta nuovamente in scena il teatro canzone\, in un’esplorazione dell’universo creativo\, narrativo\, etico e letterario di due grandi autori e si avvale della direzione musicale e degli arrangiamenti inediti per quattro pianoforti di Paolo Silvestri. Il disegno luci è di Marco Filibeck mentre le scene e i costumi sono di Guido Fiorato.\nPer anni Giorgio Gaber e Sandro Luporini hanno radiografato con acume\, spietatezza e ironia\, ma pure con grande partecipazione emotiva\, le mutazioni della nostra società e degli individui che la abitano. «Grande affabulatore e artista totale\, Gaber ci ha accompagnato\, tra privato e politico\, nel cammino zoppicante e incerto verso una società che tenta di combattere contro la dittatura dell’imbecillità\, del conformismo e della perenne autoassoluzione. Lo spettacolo vuole ritornare alle radici dell’ispirazione di queste opere in musica\, entrando metaforicamente\, e a distanza di anni\, nello studio/ laboratorio/ pensatoio dove Gaber e Luporini hanno agito e prodotto pensiero per più di quarant’anni» scrive Giorgio Gallione\, regista e autore della drammaturgia.\nCon onestà intellettuale e una buona dose di ironia\, Gaber si è spesso definito un “ladro” di intuizioni altrui\, dichiarando esplicitamente il suo debito nei confronti di artisti\, intellettuali e scrittori che lo hanno ispirato. L’elenco è lungo e indicativo: Pasolini\, Celine\, Adorno\, Calvino\, Berlinguer\, Brecht\, Beckett\, Botho Strauss e tanti altri che\, sapientemente distillati\, hanno formato un humus ideale\, un incubatore di pensieri e riflessioni illuminanti che sono poi state trasformate in canzoni e monologhi teatralissimi che ancora oggi vibrano di autenticità e addirittura di preveggenza. \nGaber – Mi fa male il mondo vede Marcorè affiancato in scena da Eugenia Canale\, Lorenzo Fiorentini\, Eleonora Lana e Francesco Negri\, quattro giovani/e pianiste che interpretano gli arrangiamenti curati da Paolo Silvestri dei brani che costellano lo spettacolo: “Mi fa male il mondo”\, “Il sosia”\, “L’uomo che sto seguendo”\, “La nave”\, “L’odore”\, “Non è più il momento” “La festa”\, “La peste”\, “Si può”\, “I mostri che abbiamo dentro” \, “Io se fossi Dio” e “C’è solo la strada”. «Mi ha sempre colpito e affascinato la regolarità di Gaber che ogni estate\, insieme a Luporini\, scriveva le canzoni dello spettacolo successivo» riflette Silvestri. «È un modo di operare che mi ricorda quello dei compositori classici. […] Per questo motivo\, anche se le sue canzoni sono nate alla chitarra\, quando penso al suo lavoro mi viene in mente il pianoforte\, che nella storia è stato lo strumento dove i musicisti hanno scritto per orchestra e per ogni sorta di formazione strumentale e vocale\, e naturalmente\, dove hanno immaginato il teatro musicale. Il pianoforte è come la macchina da scrivere per uno scrittore. In questo spettacolo ce ne sono addirittura quattro: abbiamo moltiplicato quest’idea\, formando una vera e propria orchestra di pianoforti».
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SUMMARY:Teatro Mercadante : People\, Places & Things – Cose\, Posti e Persone
DESCRIPTION:Il regista Pierfrancesco Favino nelle sue note racconta: – «Le cose\, i posti\, le persone che fanno parte della nostra vita sono la mappa del nostro viaggio su questa terra.\nA volte ci torniamo con gioia\, in altre facciamo di tutto per dimenticarle perché ci ricordano cose di cui proviamo vergogna\, che non vogliamo più vedere\, che ci fa tanta paura affrontare.\nIn un tempo in cui passiamo i giorni a rincorrere l’immagine di chi dovremmo essere per sentirci all’altezza\, a negoziare chi siamo di volta in volta a seconda delle chiacchiere del momento\, questo testo ci dice tutto ciò che facciamo per evitare di guardarci dentro\, quello che usiamo per farlo e come sia possibile una volta toccato il fondo rinascere se riusciamo ad ammettere le nostre ferite e troviamo il coraggio di prendercene cura».
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