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SUMMARY:Teatro Diana: I FRATELLI DE FILIPPO tratto dal libro “Vita di Eduardo” di Maurizio Giammusso
DESCRIPTION:di CARLA CAVALLUZZI\, ANGELO PASQUINI\, SERGIO RUBINI\ndi e con SERGIO RUBINI\ne con SUSY DEL GIUDICE e MARIANNA FONTANA\ne Francesco Del Gaudio\, Antonio Orefice\, Angela Rosa D’Auria\, Simone Borrelli\, Emanuela Saccardi \nmusiche di Nicola Piovani\ncostumi Maurizio Millenotti\nscene Roberto Crea\nluci Marco Macrini
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SUMMARY:Sala Assoli : VERTIGINE voci e visioni da Pompei ai Quartieri Spagnoli
DESCRIPTION:egia Fabio Cocifoglia\nproduzione Casa del Contemporaneo in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei \nLe voci e i miti di Pompei arrivano al cuore pulsante dei Quartieri Spagnoli\, con un progetto teatrale – prodotto da Casa del Contemporaneo\, in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei – che intreccia le potenti performance al femminile nate per Pompeii. Vox Feminae – dedicate a schiave\, sacerdotesse e imperatrici dell’antica città – a nuove produzioni inedite ispirate al mito di Dioniso. Un viaggio tra archeologia e contemporaneità firmato da Fabio Cocifoglia e Rosario Sparno che\, attraverso la forza delle parole\, dei corpi e della memoria\, restituisce voce alle passioni\, ai dolori e all’intelligenza di figure senza tempo.
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SUMMARY:Teatro Sannazaro: OPEN SPACE Riflessioni e futuro del teatro a Napoli\, a cura di Greta Gallo
DESCRIPTION:Una giovane scrittrice ospita artisti emergenti e di consolidata esperienza per dare vita ad una forma innovativa di spettacolo tra analogico e digitale\, un podcast performativo per raccontare storie di vita e di teatro.
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SUMMARY:Teatro Augusteo : La valigia sul letto
DESCRIPTION:con \nEDUARDO TARTAGLIA \nVERONICA MAZZA
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SUMMARY:Ridotto del Mercadante : I BABBAPAPÀ
DESCRIPTION:Progetto vincitore della 4ª edizione del Premio Leo de Berardinis under 35.\nEnzo Castellone nelle sue note di regia\, scrive: «In un piccolo paese di provincia\, un’insospettabile famiglia di gente “grassa” si ritrova al centro della cronaca nera. Grazia Paternoster\, 240 kg\, viene uccisa da suo marito Mario Colasurdo dopo essere stata trovata a letto con un ragazzino di quattordici anni.\nSi scopre così che\, all’oscuro del marito e dei tre figli Genny\, Paco e Sasi (complessivamente 600 e rotti chili) oberati dal lavoro nella salumeria di famiglia\, la donna ha trascorso gli ultimi anni della sua vita regalando a bambini e adolescenti il sesso. Una sorta di carità nei confronti di chi non aveva ancora fatto l’amore. Un modo\, anche se immobile\, di fuggire e dare un senso al suo corpo\, ormai da anni ancorato al materasso. Lasciato lì\, fermo\, a causa del peso che man mano diventava sempre più eccessivo.\nIl corpo-gabbia è la condanna dei Colasurdo\, di lei Grazia\, ma anche di tutti quanti gli altri. E infatti il soprannome “I Babbapapà” se lo sono guadagnati proprio per questo. A causa della loro stazza\, mole\, a causa del grasso che è la prima cosa che si vede di loro. La carne è come se fosse il loro “passaporto relazionale”\, eccede sopra ogni altra cosa.»
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SUMMARY:Piccolo Bellini : Neanche Parenti
DESCRIPTION:«Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.»\nLev Tolstoj\, Anna Karenina \nNon partiamo da un testo.\nNon abbiamo un autore da mettere in scena\, né una storia già scritta.\nAbbiamo un gruppo di attrici e attori appena diplomati. Abbiamo il loro corpo\, la loro voce\, il loro desiderio di trovare spazio nel mondo che hanno scelto di vivere\, quello affascinante e faticoso del teatro.\nAbbiamo il presente.\nAbbiamo scelto di lavorare sulla famiglia — o su ciò che di essa rimane\, si inventa\, si teme\, si cerca. La famiglia come spettro\, come radice\, come doppio.\nCome una verità che cambia a seconda di dove ti metti. Di chi racconta.\nCiascuno ha la sua versione.\nCiascuno porta con sé una crepa\, un’eccedenza\, un rimosso.\nScriviamo in scena.\nScriviamo per loro\, con loro\, attorno a loro.\nParleremo di legami e di ruoli.\nDel figlio che parte. Della madre che resta. Del padre che non c’è. Di quello che è stato detto.\nE di quello che non si può dire.\nIn scena non ci sarà una sola famiglia.\nCe ne saranno molte.\nForse nessuna.\nQuesto spettacolo non è una destinazione. È un attraversamento.\nÈ un momento fragile\, ma decisivo.\nCome ogni inizio.\nGabriele Russo \nLa separazione è il punto di crisi da cui si sviluppa il racconto di una donna che non sa più aderire al presente della propria vita\, ma che si perde tra ricordi passati\, paure messe a nudo\, desideri inespressi\, un vuoto destabilizzante. Un processo caotico\, inevitabile per chi vede crollare l’illusione di un legame d’amore. Per lei la famiglia diventa zoppa\, mancante\, allucinazione\, immagine che svanisce come un’ oasi nel deserto. Riaprire gli occhi all’indomani della fine è un prezzo amaro da pagare per riprendere a vivere.\nArianna D’Angiò \nLA COMPAGNIA BELLINI TEATRO FACTORY\nLa Compagnia Bellini Teatro Factory nasce dalla volontà di accompagnare gli allievi\, neo diplomati come attori\, registi e drammaturghi\, in quel passaggio delicato che segna la fine del loro percorso di formazione e l’ingresso nel mondo del lavoro professionale. I registi delle produzioni di questo primo anno sono: Mimmo Borrelli (che li ha già accompagnati\, come direttore artistico del triennio di formazione)\, Gabriele Russo con Arianna D’Angiò e Michela Lucenti / Balletto Civile. In tutti questi lavori i giovani attori saranno protagonisti a vario titolo: in scena\, nella creazione drammaturgica\, assistenti alla regia\, nell’essere anche ‘soggetti artistici’ di questi spettacoli che della loro generazione rispecchieranno o forse moltiplicheranno la visione e la prospettiva
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SUMMARY:Teatro Bellini: MISURARE IL SALTO DELLE RANE
DESCRIPTION:Misurare il salto delle rane è una dark comedy ambientata in un piccolo paese di pescatori negli anni ’90. Protagoniste sono tre donne di diverse generazioni – Lori\, Betti e Iris – unite da un tragico lutto avvenuto vent’anni prima e ancora avvolto in un’aura di mistero. Il paese emerge come un frammento dimenticato\, circondato da un vasto lago e da una palude minacciosa che lo isola dal mondo esterno\, un microcosmo sospeso tra arcaismo e quotidianità\, dove una piccola comunità persiste ancorata a consuetudini superate.\nPartendo da questo habitat\, Misurare il salto delle rane\, la nuova produzione di Carrozzeria Orfeo\, senza rinunciare all’ironia che la contraddistingue\, vuole essere un’indagine poetica e tragicomica sulla condizione umana contemporanea: un viaggio nell’intimità di tre esistenze femminili che si specchiano l’una nell’altra e che\, in modo diverso\, rifiutano etichette imposte dall’esterno. Tre età\, tre mondi\, tre stagioni della vita che intrecciano le loro esistenze\, scavate da lutti e assenze\, ma anche da rinascite\, alleanze e complicità profonde.\nNucleo pulsante della narrazione è proprio il femminile. Le manifestazioni della violenza e dell’oppressione verso le donne\, endemiche nei contesti rurali dell’epoca\, affiorano nel tessuto sociale della comunità con modalità sottili ma pervasive. I personaggi maschili incarnano quasi invariabilmente figure di minaccia o fallimento.\nLo spettacolo esplora le contraddizioni dell’esistenza: la pesantezza e la leggerezza\, il dolore e il riso\, il radicamento e il desiderio di evasione. Attraverso dialoghi taglienti e situazioni paradossali\, momenti di puro lirismo e gesti simbolici\, che si intrecciano nella narrazione\, alternando momenti di intensità visiva a passaggi di caustica comicità\, Carrozzeria Orfeo costruisce un racconto intimo\, in cui la gravità del dolore si affianca alla leggerezza dell’ironia. Misurare il salto delle rane è un invito a confrontarsi con i propri limiti\, a cercare la bellezza nei gesti semplici\, in piccoli atti di trasformazione dove pare non accadere nulla. È un’ode alla complessità dell’essere umano\, con la sua infinita capacità di perdersi e ritrovarsi\, tra ciò che ci definisce e ciò che ci supera. \nPREMIO DELLA CRITICA A.N.C.T. 2025 COME MIGLIOR SPETTACOLO con la seguente motivazione:\n«A prima vista “Misurare il salto delle rane”\, l’ultima fatica scenica di Gabriele Di Luca per Carrozzeria Orfeo\, regia dello stesso e di Massimiliano Setti\, si presenta come una sorta di melanconico “merry go round” fra tre donne di diverse età e background. Una diversità radicale rispetto alla cifra politicamente scorretta e urticante della compagnia lombarda\, capace sempre di rappresentare conflitti interpersonali e sociali\, con forme e accenti sempre sulle righe di tagliente sarcasmo e ironia? In realtà no\, perché c’è un profondo legame che unisce i due approcci\, il disegno di un malessere epocale\, che non va celebrato però in un’epifania tragica e disperante\, ma piuttosto colto nella velocità del segno contemporaneo\, in cui cinismo e derisione vanno continuamente a braccetto. E l’abilità di Carrozzeria Orfeo sta nel mettere in scena spettacoli sempre giusti\, fattore ormai non più considerabile come pura casualità\, al di là dei registri usati. In questo caso al centro c’è la morte di una ragazza\, che porterà a una vendetta senza appello\, che riproduce nello scenario le torbide atmosfere dei gialli alla David Lynch\, con l’aggiunta però di una scrittura plastica e metronomica come quella di Gabriele Di Luca e di una cura minuziosa nella costruzione dei personaggi\, a cui concorrono la regia condivisa con Massimiliano Setti e la straordinaria immedesimazione di Elsa Bossi (Lori)\, Chiara Stoppa (Betti) e Marina Occhionero (Iris) nei rispettivi ruoli. La prima\, più anziana\, ferma nel blocco emotivo legato alla morte della figlia\, la seconda\, più vicina al consueto target di Carrozzeria\, esuberante ai limiti della follia al punto di diventare una trainer per rane\, e la terza\, infine\, la più borghese\, giunta in questo villaggio per consegnare la bottiglia con il messaggio che chiarirà tutti i rebus del caso». \nNOTE DI DRAMMATURGIA\n«Misurare il salto delle rane è un titolo enigmatico ed evocativo. La rana\, creatura anfibia\, vive tra due mondi: è simbolo di metamorfosi e adattamento\, ma anche di resilienza e forza femminile primordiale. Il suo salto rappresenta un movimento di trasformazione\, l’abbandono di uno stato precedente per approdare a uno nuovo. Questo titolo assume molteplici significati per le protagoniste: Lori è intrappolata in una stasi emotiva\, incapace di compiere quel salto necessario per elaborare il lutto. Per Betti\, con la sua ossessione per le gare di salto\, ogni centimetro guadagnato da Froggy è una piccola vittoria contro un destino che l’ha marchiata come pazza. Iris ha già compiuto un salto significativo\, abbandonando la sua vita agiata per seguire l’impulso di consegnare quel messaggio\, ma si trova ora a dover decidere se continuare verso una verità potenzialmente distruttiva o retrocedere nella sicurezza delle convenzioni. Misurare questi salti è un’impresa impossibile: come quantificare il coraggio\, la disperazione\, la speranza? Come calcolare la distanza emotiva tra un prima e un dopo segnato dal trauma? In un contesto sociale che ha normalizzato la violenza di genere\, il salto diventa anche atto politico: scegliere di non restare immobili\, di non accettare passivamente il ruolo imposto. Le tre protagoniste\, ciascuna a suo modo\, saltano oltre le convenzioni\, rifiutando di rimanere intrappolate nei ruoli prescritti di madre perfetta\, donna “normale” o moglie ideale».\nGabriele Di Luca
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SUMMARY:Teatro San Ferdinando : L’ISOLA
DESCRIPTION:L’isola di Juan Carlos Rubìo mette in scena Laura e Ada\, coppia da tempo insieme\, alle prese con una maternità conquistata con fatica e segnata da un evento traumatico. In una sala d’attesa d’ospedale\, mentre aspettano notizie sul figlio\, le due donne sono costrette a parlare: il tempo sospeso dell’attesa diventa un confronto senza sconti sul loro amore\, sulle responsabilità\, sulla paura e sul dolore.\nIl testo attraversa i temi della maternità e del limite\, interrogando il nostro rapporto con la sofferenza e con ciò che non si può controllare. Rubìo invita inoltre a tenere la scrittura “aperta” al lavoro in prova\, secondo una pratica vicina al teatro post-drammatico (Hans-Thies Lehmann): la parola si mescola all’esperienza\, e realtà e finzione si rispecchiano in un continuo slittamento.\nIn questo duello intimo affiorano echi tragici: due figure femminili attraversate da desiderio\, colpa e amore\, capaci di dare la vita e di confrontarsi con la sua possibile perdita.\nIn scena\, Cristina Donadio e Bianca Nappi danno corpo a Ada e Laura\, facendo emergere anche la dimensione meta-teatrale prevista dall’autore: una drammaturgia che può accogliere materiali nati in prova e risuonare con l’esperienza delle interpreti.\nLa scena\, firmata da Luigi Ferrigno\, è una sala d’attesa astratta dominata da una grande finestra\, protagonista invisibile del dramma. Le luci nette e “tagliate” di Cesare Accetta\, delimiteranno il luogo-non luogo sospeso. La colonna sonora\, a cura di Marcello Cotugno\, attraversa voci e compositrici contemporanee: da Laurel Halo a FKA Twigs\, da Patti Smith e Laurie Anderson a Daniela Pes.
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SUMMARY:Sala Assoli : VERTIGINE voci e visioni da Pompei ai Quartieri Spagnoli
DESCRIPTION:regia Rosario Sparno\nproduzione Casa del Contemporaneo in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei \nLe voci e i miti di Pompei arrivano al cuore pulsante dei Quartieri Spagnoli\, con un progetto teatrale – prodotto da Casa del Contemporaneo\, in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei – che intreccia le potenti performance al femminile nate per Pompeii. Vox Feminae – dedicate a schiave\, sacerdotesse e imperatrici dell’antica città – a nuove produzioni inedite ispirate al mito di Dioniso. Un viaggio tra archeologia e contemporaneità firmato da Fabio Cocifoglia e Rosario Sparno che\, attraverso la forza delle parole\, dei corpi e della memoria\, restituisce voce alle passioni\, ai dolori e all’intelligenza di figure senza tempo.
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SUMMARY:Teatro Cilea: I ragazzi della Cilea Academy Gli ancora No Faccio patti in paradiso
DESCRIPTION:con Rosario Pagano\nscritto da Mario Esposito \nDopo i successi di “Noi restiamo qui”\, “Ghiri Gori” e “Coco Show”\, “Candy Candy show”\, sale sul palco del Teatro Cilea il giovane trio comico nato tra le mura della Cilea Academy.\nScritto da Mario Esposito e realizzato sotto la supervisione artistica di Lello Arena\, lo spettacolo è un trionfo di colori\, energia e gioventù: una festa di vitalità dove la comicità si intreccia con la musica in un ritmo travolgente.\nUn progetto nato con una missione precisa: riavvicinare le nuove generazioni al teatro e costruire\, spettacolo dopo spettacolo\, il futuro della scena comica. Non perdete l’occasione di assistere a uno show che promette di divertire\, far sorridere e ispirare — la prova vivente che il teatro ha ancora tutto da dire.
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SUMMARY:Teatro Nuovo: FIGLI di Mattia Torre
DESCRIPTION:C’è una coppia che sta bene\, si amano\, vanno al cinema\, hanno gli amici\, si fanno le pizze\, gli aperitivi\, le vacanze e persino il teatro. Visto che stanno così bene diventano grandi e fanno una bambina. La loro vita cambia quasi completamente ma non tornerebbero indietro\, prima erano felici in due\, ora lo sono in tre: ancora di più. Poi la gioia\, la vita\, il destino… fanno un altro figlio. E tutto comincia ad andare a rotoli. Col secondo figlio succede loro quello che il secolo scorso succedeva quando se ne facevano una decina: la mamma diventa una mucca\, il padre un bue da aratro. Bestie da soma. Il welfare è quello che è\, l’Italia – lo sappiamo – da quel lato è il posto più difficile d’Europa e Roma è il posto più difficile d’Italia\, ci vorrebbero più nonni più soldi\, più nidi\, più tutto… e invece siamo noi due che ce la mettiamo tutta con una bambina che pure ce la mette tutta e un bimbo nuovo nuovo che è venuto al mondo vestito da problema. Ma è possibile che sia davvero lui il problema? A volte magari sì. Ma nel nostro caso no. E i nostri eroi\, dovranno trovare il coraggio di andare un po’ a fondo del problema se lo vogliono risolvere (e lo vogliono) e diventare ancora un pochino più grandi di quello che gli sembrava di essere già. “Figli” è un film di Mattia Torre di qualche anno fa\, che adesso diventa una commedia di Mattia Torre e Fausto Paravidino. Io sono Fausto e ho provato ad aiutare Mattia a fare l’adattamento teatrale della sua commedia visto che lui non c’è più. Ho cercato di scrivere insieme a lui\, con rispetto per il suo gusto (che condivido\, per cui non è stato quello un gran sforzo) ma senza timori reverenziali\, se qualcosa non mi funzionava bene ho cercato di vedere se cambiandola funzionava meglio. Adattare una sceneggiatura al teatro non è un atto automatico\, il cinema rivela certi aspetti della vita e della scrittura\, il teatro ne rivela altri. Questo per dire che chi ha amato il film lo ritroverà\, ma quello che ho cercato di fare con questo adattamento e che cercherò di fare con lo spettacolo non è la ribollita. È un’altra cosa\, speriamo tutti una cosa in più e non una cosa in meno. In scena si vedranno quattro attori. Due interpretano lui e lei\, la coppia\, gli altri due\, insieme alla scena interpreteranno tutto il mondo perché in questo Mattia Torre è molto chiaro: quando guarda in una stanza dal buco della serratura è tutto il mondo che cerca di vedere. Ci proveremo\, non vedo l’ora.
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SUMMARY:Teatro Eduardo De Filippo : L'esorcismo di Don Tonino
DESCRIPTION:Carlo Buccirosso
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SUMMARY:Teatro Troisi : Basta un filo di rossetto
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SUMMARY:Teatro Sannazaro: UNDERGROUND CAFÈ uno spettacolo di Lara Sansone
DESCRIPTION:Uno spazio a forte vocazione turistica\, nel centro storico di Napoli. A due passi dalla via dei pastori e dai grandi monumenti\, nel cuore pulsante della città. È naturale pensare di regalare a questo luogo\, così pieno di fascino e storia\, uno spettacolo accogliente: sia per i turisti\, sia per i napoletani. Una mini versione del nostro glorioso Café Chantant. Un modo per celebrare la canzone napoletana\, gli usi e i costumi della nostra città\, e accogliere i turisti in un divertimento senza fine. \nSpettacoli in orari inconsueti\, programmati durante tutto l’anno.\nLara Sansone
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SUMMARY:Teatro Sannazaro: LISBONA NEGLI OCCHI DI FERNANDO PESSOA regia Graziano Piazza
DESCRIPTION:Lisbona\, la “Cidade de la luz”\, è un territorio di abbacinante bellezza ma è soprattutto uno stato d’animo; un luogo magico e sensuale dove si avverte costantemente una dolce e inevitabile nostalgia del presente. Lisbona è uno spazio dove il tempo sembra scorrere in una maniera diversa; è un perimetro dell’anima dove memoria\, ricordi\, speranze e sogni si disintegrano e si ricompongono senza requie.\nFernando Pessoa ne è stato il suo più alto cantore. Egli che non ha solo raccontato la sua città ma ha saputo\, in modo originale e sorprendente\, mostrarci la relazione profonda e insondabile che lega ciascuno di noi alle cose mute; a quanto pensiamo di non vedere e che invece percepiamo con il cuore e poi nascondiamo negli abissi della nostra memoria.\nPartendo dal testo di Luca Cedrola\, Lisbona\, negli occhi di Fernando Pessoa vuole raccontare la vita osservata\, l’incontro tra il mondo interiore e la vita degli altri in un continuum gioco di rimandi\, riflessi\, interazioni e fughe.\nUn mondo che gli occhi di Pessoa ci raccontano come ombre magiche e luminose\, come un susseguirsi di immagini oniriche e sfuggenti ma nondimeno vere; perché la nostra vita è un viaggio affascinante e incomprensibile che ciascuno di noi compie – prima che nella realtà – nella nostra stessa mente. \nPer ricreare suoni\, sapori\, pensieri della Lisbona degli anni Trenta e raccontare gli ambienti e le atmosfere evocate nella drammaturgia ho deciso di coinvolgere la straordinaria creatività di un musicista prezioso e sensibile come Paolo Coletta che cura le scenografie sonore.\nInsieme a lui\, evocando luoghi e persone della Lisbona di Pessoa\, condurremo lo spettatore a Rua NovaAlmada\, lungo il Tago\, a Praça de Comercio e nello stesso tempo in qualsiasi luogo che ciascuno ha visto\, osservato\, assaporato\, vissuto perché il viaggio non sta nei luoghi ma negli occhi del viaggiatore.\nUna messinscena semplice\, fatta di elementi di scena che abbiano la funzione di “correlativi oggettivi” dei quadri emotivi attraversati dall’autore.
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SUMMARY:Teatro Totò: ARTETECA - Operazione Cicogna
DESCRIPTION:Enzo e Monica sono una coppia affiatata ma stremata dai tentativi di concepire un figlio. \nQuando l’intelligenza artificiale domestica annuncia l’apertura della finestra fertile\, scatta la corsa contro il tempo. Ma proprio in quel momento arriva Luisa\, sorella di Enzo\, che si scopre (forse) incinta di un padre sconosciuto. \nTra scambi di test di gravidanza\, camorristi veri\, travestimenti improvvisati e un assistente sociale che arriva per valutare l’idoneità all’adozione\, la situazione degenera in un crescendo di equivoci e colpi di scena. \nMa il destino\, che sembrava avverso\, alla fine decide di sorprendere tutti.
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