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SUMMARY:Teatro Troisi : Benvenuti in casa Esposito
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SUMMARY:Teatro Diana: OTELLO di WILLIAM SHAKESPEARE 
DESCRIPTION:“E tu…come sei pallida! e stanca\, e muta\, e bella\, pia creatura nata sotto maligna stella. Fredda come la casta tua vita… e in cielo assorta. Desdemona! Desdemona!…Ah…morta! morta! morta!…” e poi “Otello fu”. \nQui finisce la storia di Desdemona e Otello\, lei lo aveva sposato per amore\, contro i cliché dell’epoca\, lui\, lo straniero\, il moro\, lo aveva voluto reclamando libertà di scelta e autonomia\, lottando con il padre perché lo accettasse. \nLui\, Otello\, incapace di gestire le emozioni\, capitano coraggioso e leale\, ma marito insicuro e geloso\, forse lei era troppo\, troppo bella e troppo ingenua\, troppo sicura del suo amore e dell’amore di lui. Lui la uccide e poi mette fine alla sua stessa vita\, per gelosia e per possesso\, come i lui di oggi e come i lui di domani se non si educano le nuove generazioni. Ed è qui l’urgenza dello spettacolo\, Giorgio Pasotti si interroga sulla forza di un grande classico come il testo shakespeariano di parlare alle giovani coscienze\, di insegnare attraverso la morale\, di mostrare senza mediazioni tecnologiche il dolore e lo sgomento per le vite non rispettate. “Dopo cinque secoli quest’opera ci mette ancora di fronte a una realtà malata e incattivita\, dice Pasotti\, l’Otello è tragicamente attuale.” \nLa drammaturgia di Dacia Maraini muove attraverso il filo conduttore di una violenza che cresce senza motivo alcuno\, l’illusione del possesso\, il delitto e il suicidio per stupidità. Protagonista nel ruolo di Otello Giacomo Giorgio\, talentuoso attore che il grande pubblico ha amato in “Mare fuori”.
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SUMMARY:Piccolo Bellini : La cara dei vecchi
DESCRIPTION:LA CARA DEI VECCHI è la storia di una giovane donna sui trent’anni che vive in casa con i due nonni. L’accudimento e la cura scandiscono le ore\, le giornate\, i desideri.\nNella messa in scena\, ideata da Pino Carbone\, convivono due linguaggi – il cinema e il teatro – per raccontare la stessa storia. Il film è girato in un interno casa\, dove la carta da parati ingloba lo spazio\, la vecchiaia\, la malattia.\nIn scena la donna dialoga con un film che racconta la sua esistenza. Si sente una spettatrice ma è la protagonista. Ha una missione\, descrivere e intanto sonorizzare il film con i pochi mezzi che possiede\, una console\, tre microfoni\, i suoi dubbi\, l’oggettistica e un forte senso di colpa e di frustrazione non privo di ironia. Non può fermare\, interrompere o deviare il corso degli eventi\, deve anzi portare avanti il film\, costruire lo spettacolo scena per scena\, seguendo il ritmo di ciò che vede. Sonorizzare il film vuol dire accudire i due anziani\, far procedere praticamente la narrazione\, e di pari passo la sua vita.\nÈ la storia di una solitudine capace di raccontare un conflitto familiare\, generazionale\, sociale. Fino a che punto il peso di una generazione può ricadere sulle spalle di un’altra generazione? Fin dove può spingersi un essere umano per l’altro? L’amore\, il senso di responsabilità la cura possono diventare una gabbia? \nLa lotta tra l’etica e l’amor proprio spinta fino ad un limite\, fino ad un punto di rottura che sa di rivolta personale e generazionale.
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SUMMARY:Teatro Mercadante : L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP | PRESS CONFERENCE
DESCRIPTION:Roberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola\, memoria e potere\, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri.\nNe L’ultimo nastro di Krapp\, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio\, traccia\, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”\, sospeso tra ironia e struggimento\, tra lucidità e disfatta.\nIn ideale e inquietante contrappunto\, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci\, evidenziando\, attraverso l’ironia tagliente di Pinter\, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo.\nSe in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto\, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse\, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità\, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola. \n\nNota del regista\nNel 2006 Harold Pinter interpretò L’utimo nastro di Krapp con la regia di Ian Rickson nella sala piccola del Royal Court Theatre di Londra. Pochi giorni prima del debutto\, mi telefonò per invitarmi a vedere lo spettacolo. Disse che sarebbe stato il suo congedo dalle scene. Non aggiunse altro\, ma era facile intuire che sarebbe stato qualcosa di più definitivo e solenne a cui non potevo mancare. In quel momento ero alle prese con un lavoro ma feci in modo di liberarmi e andare a Londra\, anche se non potei essere alla prima. Fu una serata memorabile\, e alla fine dello spettacolo Pinter mi invitò a bere un bicchiere di champagne nel bar del teatro insieme ad altri amici che erano venuti a festeggiarlo. Fu l’ultima volta che lo vidi\, e il ricordo di quella sera è per me indelebile e pieno di echi.\nNel corso dei nostri precedenti incontri\, Harold mi aveva più volte parlato di Beckett\, della sua speciale devozione al grande irlandese\, del rituale con cui gli aveva fatto leggere fino alla fine i suoi drammi in anteprima.\nMettere in scena l’Ultimo nastro di Krapp insieme a Press Conference è un modo di chiudere il cerchio della memoria\, facendo i conti con un vertice assoluto della drammaturgia del Novecento\, il primo che Beckett scrisse in inglese\, e con l’ultimo Pinter che in questo pezzo fulmineo riesce a spaventarci e\, contemporaneamente\, a gelarci in una risata angosciata (È una Commedia? È una tragedia? – direbbe Bernhard) con un ministro della cultura che nel corso di una conferenza stampa minaccia i giornalisti e prefigura i modi farseschi della dissoluzione della politica.\nIl Krapp è invece direttamente connesso all’eredità di Joyce\, al tema della memoria che in gioventù aveva fatto scrivere a Beckett un fondamentale saggio su Proust\, dedicato a quella che lo scrittore della Recherche descrive come “l’indefinibile contraddizione della sopravvivenza e del nulla”. Da cui la divertita annotazione di Beckett: «L’uomo di buona memoria non ricorda niente perché non dimentica niente».\nNella pièce\, il protagonista fa i conti con i relitti che affiorano da una vita di fallimenti. Nell’immagine finale lo vediamo sigillato in un silenzio enigmatico davanti al nastro che gira a vuoto\, e la sola parola che viene in mente è lessness. La micidiale potenza del Vuoto. Beckett racconta l’eclissi dell’interiorità\, del tempo interiore\, dunque della memoria come prerogativa elettiva dell’uomo. Krapp cerca disperatamente di riconoscersi nella propria voce registrata ma è un tentativo fallimentare. Press Conference di Pinter sposta la parola nell’arena dello spazio pubblico\, e profeticamente mette in primo piano il linguaggio minaccioso che ha occupato la scena della politica.\nVa da sé\, che non avrei mai rappresentato questi testi se non avessi potuto contare su un attore come Renato Carpentieri.\nA chi potrà stupirsi di questo abbinamento\, dico che non si tratta di un abbinamento. La presenza del testo di Pinter è una dedica\, va cioè considerata come si valuta una epigrafe in un romanzo. Come una risonanza\, o la traccia di una eredità. Il criterio con cui consiglio di porsi di fronte a questi due testi riuniti in un unico spettacolo è di tipo musicale\, come se in un concerto si assistesse prima a un lungo lied e poi a una suite molto breve.
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SUMMARY:Teatro Acacia: GIOCATORI (JUCATURE) di Pau Miró
DESCRIPTION:quattro “Giocatori” di questo spettacolo sono degli amabili falliti. Simpatici\, vitali\, chiacchieroni\, formano una combriccola stralunata e sfiziosa che si incontra per giocare a carte. Le partite vere e proprie\, però\, non cominciano mai\, presi come sono da discorsi totalmente assurdi e vaghissime idee di rivincita totalmente irrealizzabili; eppure\, non è difficile immaginarseli fuori dall’appartamento grande e accogliente\, tolti da quell’ansa di tranquillità e rimessi nel fiume vorticoso della metropoli: sono quattro invisibili. Invisibile l’attore appassionato di furti al supermercato e vuoti di memoria in scena\, invisibile il becchino balbuziente e logorroico\, innamorato dei racconti che gli fa la prostituta ucraina che accoglie la sua solitudine\, invisibile il barbiere che ormai barbiere non è più\, ma non lo può dire a nessuno. E invisibile\, naturalmente\, il professore di matematica con un vecchio complesso di inferiorità e un padre – fantasma che non lo lascia crescere. La vita vera è forse definitivamente negata ormai ai nostri grandi antieroi\, e allora non restano che le parole\, parlarne agli amici\, ottenendo in cambio una malinconica e amorevole comicità intrisa di ricordi e voglia di vivere.
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SUMMARY:Sala Assoli : ALL’ OMBRA DELL’ULTIMO SOLE
DESCRIPTION:di e con Tony Laudadio\, voce recitante\, canto e chitarra\ne con Ferruccio Spinetti\, contrabbasso\nproduzione Casa del Contemporaneo \nUn musicista rievoca un periodo passato della propria vita\, segnato da dubbi profondi sul senso della sua vocazione artistica e sull’impatto reale della musica e dell’arte sul mondo. In un momento di forte crisi professionale ed esistenziale\, questi interrogativi lo conducono a rifugiarsi in una casa di cura per la salute mentale. È qui che avviene l’incontro decisivo con Marcello\, anziano ricoverato fin da giovane\, prima nel manicomio di Aversa e poi nella stessa struttura\, figura fragile e poetica\, profondamente e ossessivamente legata a Fabrizio De André\, fino a un vero e proprio sdoppiamento di personalità\, schizofrenico ma privo di pericolosità. \nNel corso del racconto\, il musicista e Marcello attraversano insieme alcuni episodi celebri della vita di De André\, come se li stessero vivendo in prima persona: dalla nascita di alcuni capolavori del repertorio di Faber al rapimento in Sardegna del 1979\, fino a un epilogo sorprendente e quasi miracoloso. Questo incontro diventa per il narratore il più concreto e formativo aiuto per superare la paura dell’insensatezza dell’esistere e dell’arte\, permettendogli di ritrovare una motivazione che credeva perduta. Ogni passaggio del racconto è accompagnato da musica dal vivo\, come se fosse lo stesso De André a eseguirla\, illuminando il senso profondo dei testi attraverso lo sguardo e la vita di un vero “ultimo”\, colmo d’amore.
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SUMMARY:Teatro Cilea: Biagio Izzo Finché giudice non ci separi
DESCRIPTION:Scritto da Augusto Fornari\, Antonio Fornari\, Andrea Maia\, Vincenzo Sinopoli \nPRESENTAZIONE\nMauro\, Paolo\, Roberto e Massimo  sono quattro amici\, tutti separati. aMassimo\, libraio antiquario\, è fresco di separazione e ha appena tentato il togliersi la vita. Il giudice gli ha levato tutto: la casa\, la figlia e lo ha costretto a versare un cospicuo assegno mensile alla moglie. Con quello che resta del suo stipendio gli amici gli hanno trovato uno squallido appartamento\, 35 mq. Massimo è disperato e i tre amici gli stanno vicino per rincuorarlo e controllare che non riprovi a mettere in atto l’insensato gesto. Ognuno da consigli su come affrontare la separazione\, questa nuova situazione e come ritornare a vivere una vita normale. Proprio quando i tre sembrano essere riusciti a riportare alla ragione il loro amico\, un’avvenente vicina di casa suona alla porta. All’apparire dell’affascinante donna\, gli amici hanno un guizzo. Ma la sorpresa sarà grande quando i 4 amici scopriranno chi è la donna misteriosa.. \nNOTA di REGIA\nÈ una riflessione divertente sugli splendori e le miserie della vita di coppia\, soprattutto quando la coppia “scoppia”\, come si diceva una volta. Abbiamo tentato di mantenere una linea di recitazione “leggera”\, senza fronzoli\, asciutta. Questo perché ci piacerebbe che il pubblico avesse la sensazione di spiare una “tranche de vie”\, un pezzo di vita di qualcuno che potrebbe essere lui. Le storie che raccontano i nostri protagonisti sono reali\, quotidiane\, potremmo averle sentite in casa\, in ufficio\, per strada\, potremmo averle fatte addirittura noi. La forza propulsiva di “Finché giudice…” è proprio questa: è spiazzante per quanto ci riguarda e lo fa parlando una lingua che il pubblico capisce subito\, e non si tratta naturalmente solo del dialetto\, ma di temi che sono vivi\, pulsanti e che riguardano davvero tutti. Biagio Izzo parla questa lingua\, prende per mano il pubblico\, che conosce e ama\, e lo conduce con ironia e generosità fino alle porte del suo cuore.
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SUMMARY:Teatro Sala Moliere: IMMAGI]NA FILM FESTIVAL VIII EDIZIONE
DESCRIPTION:(in omaggio agli abbonati) \nKermesse Internazionale dedicata all’arte della dance for camera \nIMMAGI]NA Film Festival è una piattaforma internazionale dedicata al cinema sperimentale e alla videodanza\, organizzata e promossa da ArtGarage\, centro coreografico di produzione delle arti performative contemporanee con sede a Pozzuoli (Campania\, Italia). Giunto all’ottava edizione\, il festival esplora l’interazione tra corpo\, immagine e nuovi linguaggi audiovisivi\, presentando opere che ridefiniscono i confini tra danza e cinema. \nRiconosciuto dalla Film Commission Regione Campania\, IMMAGI]NA si è affermato come uno dei principali festival italiani del settore\, con una call internazionale su FilmFreeway che ogni anno raccoglie centinaia di candidature da tutto il mondo. La VII edizione (2025) ha premiato opere provenienti da Repubblica Ceca\, Svizzera\, Spagna e Portogallo\, confermando la vocazione globale dell’iniziativa. \nOltre alle proiezioni\, il festival propone workshop\, performance\, talk e incontri con artisti e studiosi\, in collaborazione con scuole e accademie. IMMAGI]NA FF è un luogo di scambio\, ricerca e formazione dove la sperimentazione audiovisiva diventa strumento di dialogo culturale\, rigenerazione territoriale e crescita artistica condivisa.
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SUMMARY:Teatro San Ferdinando : USCITA DI EMERGENZA
DESCRIPTION:Uscita di emergenza è uno di quei classici che è sempre bello ritrovare in un nuovo allestimento\, con una nuova lettura e nuovi attori. Il testo è connotato da una forte attualità\, non solo per la cronaca legata a quel terremoto che condiziona\, oggi come ieri\, i due protagonisti nella loro condizione di instabilità e isolamento\, ma anche per quella precarietà che sta alla base della storia: precarietà che oggi avvolge il mondo devastato da guerre e disagi\, da squilibri e disumanità\, un mondo che si muove tra terremoti di ogni genere. Scrive Scuderi nelle sue note: «La scrittura di Santanelli mi ha colpito per il suo stile diretto e poetico al tempo stesso\, e per la grande ironia che pervade tutti i suoi testi. Manlio Santanelli è un autore moderno\, dinamico\, vivace; un autore che\, pur attingendo alla grande tradizione teatrale della sua città\, guarda alla drammaturgia contemporanea europea. Uscita di emergenza è una di quelle commedie perfette\, nella struttura\, nel ritmo\, nella comicità\, e anche nella sua densità. Santanelli riesce a trovare un incredibile equilibrio tra ironia e riflessione\, tra gioco interpretativo e drammaturgia. E proprio nel modo in cui quell’incertezza e quella precarietà esistenziale vengono esorcizzate con l’ironia dall’autore sta la natura più profonda\, più attuale e interessante del testo». Per questo viaggio nella scrittura di Santanelli il regista ha pensato a due speciali compagni: Vincenzo Ferrera e Nando Paone. Sono due attori che si muovono con grande disinvoltura tra commedia e dramma\, tra comicità e poesia. “Pacebbene” manterrà la sua forte identità napoletana\, immaginata nella scrittura dall’autore\, mentre “Cirillo” sarà ripensato siciliano\, in quel gemellaggio poetico tra queste due culture così vicine\, che tanta passione ha sempre generato. Le musiche originali di Roy Paci\, con la sua tromba\, saranno un terzo personaggio invisibile che ci accompagnerà dentro la tensione drammaturgica\, contrappuntando l’ironia del testo. «Infine»\, conclude il regista\, «una dedica speciale voglio fare\, avvicinandomi a questo testo\, ad una carissima amica\, una guida\, una donna che il teatro lo ha davvero amato tanto\, una donna forte e coraggiosa che produsse con la sua compagnia proprio quella prima edizione del 1980: Melina Balsamo».
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