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SUMMARY:Teatro Troisi : Benvenuti in casa Esposito
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SUMMARY:Piccolo Bellini : Fulminata. La speranza è l’ultima a morire
DESCRIPTION:Annagaia Marchioro porta in scena Fulminata\, uno spettacolo intimo\, ironico e travolgente che racconta la vita complicata\, entusiasta e piena di desideri di una donna contemporanea. Un viaggio tra sogni\, fallimenti\, speranze e ripartenze che\, con leggerezza e profondità\, restituisce il ritratto di una generazione sospesa tra ambizione e precarietà.\nLa protagonista corre instancabilmente per inseguire i propri sogni\, trovandosi spesso davanti a porte che si chiudono in faccia. E se è vero che quando si chiude una porta si apre un portone\, è anche vero che il portone in faccia può fare ancora più male. Ottimista per natura\, continua a credere in un futuro migliore al punto da convincersi\, nello stesso giorno\, a fare un mutuo\, iniziare una dieta\, avere una figlia da single e aprire una partita IVA. Forse\, nascere pessimisti sarebbe stato più semplice. \nAttraverso un racconto brillante e surreale\, lo spettacolo si interroga con ironia e lucidità su temi profondamente attuali: diventare genitori oggi è un atto eroico o folle? Essere influencer rappresenta un’opportunità o una prigione? Veneti si nasce o si diventa? L’amore è una guerra o una tregua?\nCome suggerisce Nietzsche\, è dal caos interiore che può nascere una stella danzante. A tenere la protagonista con i piedi per terra sono le amiche\, rifugio e àncora di salvezza nel pieno delle tempeste quotidiane. Maria Annagaia Isotta Riri – un nome più lungo delle cifre del suo conto in banca –  conduce il pubblico in un universo imperfetto\, caotico e irresistibilmente divertente\, rivelando come l’imperfezione possa essere una straordinaria forma di bellezza e resistenza. \nFulminata è un racconto che attraversa amore\, smarrimento\, cadute e improvvise illuminazioni. Uno spettacolo che celebra la forza del continuare a sperare\, anche quando i sogni sembrano sfuggire\, perché credere che tutto sia possibile è potente quanto vivere. Una preghiera comica per restare vivi.
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SUMMARY:Teatro Bellini: DIARIO SENTIMENTALE DI UNA DONNA LIBERA. ORNELLA VANONI LE PAROLE\, LA MUSICA
DESCRIPTION:Il ritratto di una donna fuori dal comune\, Ornella Vanoni. Che ha attraversato la vita senza cautele\, senza mai arretrare: tra un passo indietro e un salto nel vuoto\, ha sempre deciso di saltare.\nPacifico ha avuto il privilegio di frequentarla negli ultimi anni. Ha scritto per lei canzoni\, ha raccolto i suoi ricordi in una fortunata biografia\, Vincente o perdente. L’ha ritrovata come si aspettava\, intelligente\, imprevedibile\, con tutti quei caratteri unici che ce l’hanno resa cara\, e indimenticabile. \nL’umorismo\, chirurgico\, irriducibile\, come arma di difesa contro la ferocia e l’imprevedibilità della vita.\nLo spirito anarchico\, impetuoso\, non addomesticabile. Che negli ultimi anni aveva intelligentemente convertito in sorniona impertinenza. La fragilità\, ben nascosta dietro il dono del talento\, gli abiti sfolgoranti\, la professionalità ineccepibile. “Ho tatuata addosso la S di solitudine”\, così diceva. \nDa qui il bisogno permanente di compagnia\, le telefonate notturne\, gli abbracci prolungati con cui pareva non volerti lasciare andare. I suoi successi sono sotto gli occhi e nelle orecchie di tutti. Ma Pacifico ci restituisce l’Ornella più emozionante e divertente\, quella che ci apre le porte di casa. La sua bella casa dove si ritrova con i suoi ricordi\, quelli cari da convocare\, quelli amari da fuggire. Dove si dichiara golosa\, dispettosa\, leggera e smemorata ma solo per strategia\, per tenere a bada la malinconia. Combattiva e indifesa\, le sue paure identiche alle nostre.\nE alla fine di questo racconto – fatto di parole ma anche\, inevitabilmente\, di canzoni – ci rendiamo conto di quanto la vita di questi artisti\, grandi e irripetibili\, sia intrecciata alle nostre vite\, di quanta strada abbiamo fatto assieme. \nPACIFICO\nPacifico\, nome d’arte di Luigi de Crescenzo\, è cantautore e autore tra i più stimati del panorama italiano.\nCome autore\, ha collaborato con i più grandi artisti italiani. Morricone\, Nannini\, Bersani\, Ramazzotti\, Zucchero\, Giorgia\, Bocelli\, Malika Ayane\, Gabbani\, Morandi\, per citarne alcuni. \nHa pubblicato sei album a suo nome. Il suo primo disco\, Pacifico\, ha ricevuto la Targa Tenco per l’opera prima. Assieme a Samuele Bersani ha scritto Le storie che non conosci\, premio Tenco Canzone dell’anno\, nel 2015. Ha partecipato due volte come interprete al Festival di Sanremo. Nel 2018 con Ornella Vanoni e Bungaro\, e nel 2004\, anno in cui ha vinto il premio della critica. \nPer il cinema ha collaborato con Gabriele Muccino (Ricordati di me)\, Neri Marcorè (Zamora)\, Roberta Torre (Sud Side Story)\, Michela Andreozzi (Genitori Vs Influencers). \nA teatro\, ha scritto e portato in scena un monologo\, Boxe a Milano. \nHa scritto due romanzi\, Ti ho dato un bacio mentre dormivi\, e Io e la mia famiglia di barbari\, editi da La Nave di Teseo. Per la stessa casa editrice è autore del diario sentimentale/ biografico di Ornella Vanoni\, Vincente o Perdente\, scritto a quattro mani con la leggendaria artista.
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SUMMARY:Teatro Mercadante : L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP | PRESS CONFERENCE
DESCRIPTION:Roberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola\, memoria e potere\, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri.\nNe L’ultimo nastro di Krapp\, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio\, traccia\, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”\, sospeso tra ironia e struggimento\, tra lucidità e disfatta.\nIn ideale e inquietante contrappunto\, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci\, evidenziando\, attraverso l’ironia tagliente di Pinter\, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo.\nSe in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto\, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse\, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità\, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola. \n\nNota del regista\nNel 2006 Harold Pinter interpretò L’utimo nastro di Krapp con la regia di Ian Rickson nella sala piccola del Royal Court Theatre di Londra. Pochi giorni prima del debutto\, mi telefonò per invitarmi a vedere lo spettacolo. Disse che sarebbe stato il suo congedo dalle scene. Non aggiunse altro\, ma era facile intuire che sarebbe stato qualcosa di più definitivo e solenne a cui non potevo mancare. In quel momento ero alle prese con un lavoro ma feci in modo di liberarmi e andare a Londra\, anche se non potei essere alla prima. Fu una serata memorabile\, e alla fine dello spettacolo Pinter mi invitò a bere un bicchiere di champagne nel bar del teatro insieme ad altri amici che erano venuti a festeggiarlo. Fu l’ultima volta che lo vidi\, e il ricordo di quella sera è per me indelebile e pieno di echi.\nNel corso dei nostri precedenti incontri\, Harold mi aveva più volte parlato di Beckett\, della sua speciale devozione al grande irlandese\, del rituale con cui gli aveva fatto leggere fino alla fine i suoi drammi in anteprima.\nMettere in scena l’Ultimo nastro di Krapp insieme a Press Conference è un modo di chiudere il cerchio della memoria\, facendo i conti con un vertice assoluto della drammaturgia del Novecento\, il primo che Beckett scrisse in inglese\, e con l’ultimo Pinter che in questo pezzo fulmineo riesce a spaventarci e\, contemporaneamente\, a gelarci in una risata angosciata (È una Commedia? È una tragedia? – direbbe Bernhard) con un ministro della cultura che nel corso di una conferenza stampa minaccia i giornalisti e prefigura i modi farseschi della dissoluzione della politica.\nIl Krapp è invece direttamente connesso all’eredità di Joyce\, al tema della memoria che in gioventù aveva fatto scrivere a Beckett un fondamentale saggio su Proust\, dedicato a quella che lo scrittore della Recherche descrive come “l’indefinibile contraddizione della sopravvivenza e del nulla”. Da cui la divertita annotazione di Beckett: «L’uomo di buona memoria non ricorda niente perché non dimentica niente».\nNella pièce\, il protagonista fa i conti con i relitti che affiorano da una vita di fallimenti. Nell’immagine finale lo vediamo sigillato in un silenzio enigmatico davanti al nastro che gira a vuoto\, e la sola parola che viene in mente è lessness. La micidiale potenza del Vuoto. Beckett racconta l’eclissi dell’interiorità\, del tempo interiore\, dunque della memoria come prerogativa elettiva dell’uomo. Krapp cerca disperatamente di riconoscersi nella propria voce registrata ma è un tentativo fallimentare. Press Conference di Pinter sposta la parola nell’arena dello spazio pubblico\, e profeticamente mette in primo piano il linguaggio minaccioso che ha occupato la scena della politica.\nVa da sé\, che non avrei mai rappresentato questi testi se non avessi potuto contare su un attore come Renato Carpentieri.\nA chi potrà stupirsi di questo abbinamento\, dico che non si tratta di un abbinamento. La presenza del testo di Pinter è una dedica\, va cioè considerata come si valuta una epigrafe in un romanzo. Come una risonanza\, o la traccia di una eredità. Il criterio con cui consiglio di porsi di fronte a questi due testi riuniti in un unico spettacolo è di tipo musicale\, come se in un concerto si assistesse prima a un lungo lied e poi a una suite molto breve.
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SUMMARY:Teatro Diana: OTELLO di WILLIAM SHAKESPEARE 
DESCRIPTION:“E tu…come sei pallida! e stanca\, e muta\, e bella\, pia creatura nata sotto maligna stella. Fredda come la casta tua vita… e in cielo assorta. Desdemona! Desdemona!…Ah…morta! morta! morta!…” e poi “Otello fu”. \nQui finisce la storia di Desdemona e Otello\, lei lo aveva sposato per amore\, contro i cliché dell’epoca\, lui\, lo straniero\, il moro\, lo aveva voluto reclamando libertà di scelta e autonomia\, lottando con il padre perché lo accettasse. \nLui\, Otello\, incapace di gestire le emozioni\, capitano coraggioso e leale\, ma marito insicuro e geloso\, forse lei era troppo\, troppo bella e troppo ingenua\, troppo sicura del suo amore e dell’amore di lui. Lui la uccide e poi mette fine alla sua stessa vita\, per gelosia e per possesso\, come i lui di oggi e come i lui di domani se non si educano le nuove generazioni. Ed è qui l’urgenza dello spettacolo\, Giorgio Pasotti si interroga sulla forza di un grande classico come il testo shakespeariano di parlare alle giovani coscienze\, di insegnare attraverso la morale\, di mostrare senza mediazioni tecnologiche il dolore e lo sgomento per le vite non rispettate. “Dopo cinque secoli quest’opera ci mette ancora di fronte a una realtà malata e incattivita\, dice Pasotti\, l’Otello è tragicamente attuale.” \nLa drammaturgia di Dacia Maraini muove attraverso il filo conduttore di una violenza che cresce senza motivo alcuno\, l’illusione del possesso\, il delitto e il suicidio per stupidità. Protagonista nel ruolo di Otello Giacomo Giorgio\, talentuoso attore che il grande pubblico ha amato in “Mare fuori”.
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SUMMARY:Teatro Sannazaro: QUALCOSA È ANDATO STORTO scritto e diretto da Carlo Buccirosso
DESCRIPTION:Corrado Postiglione\, modesto avvocato di provincia al servizio di una clientela sempre piuttosto popolare\, ma non per questo sprovveduta ed accomodante\, si dedica spesso con zelo alle frequenti vicissitudini dei propri familiari\, mamma fratelli sorelle zii generi nipoti cugini ed affini\, impelagati in controversie e liti di varia natura ed entità… per risolvere le quali e costretto a fare di necessità virtù\, Postiglione fa grande sfoggio di una vasta gamma di sotterfugi pur di riacquistare la stima dei parenti ormai persa da tempi remoti\, ed anche un minimo di introiti mensili per poter vivere in maggiore serenità… ma la buona sorte\, che mai aveva fatto parte della vita del povero Corrado non l’assisterà neppure durante la delicata missione di tutore familiare… così che quando tutto sembra poter andare per il meglio\, quando anche la più brutta delle rogne appare felicemente debellata\, ecco che arriva l’imponderabile\, come un fulmine a ciel sereno\, qualcosa che neanche un principe del foro sarebbe stato in grado di prevedere ed aggirare… la malattia della mamma\, la vera patrona della casa\, di colei che da sempre aveva indirizzato e condizionato la vita dei figli\, ma non quella della sua amata nipote\, un’anima ribelle pronta a mettersi contro il mondo intero pur di difenderla agli occhi di tutti\, persino a quelli dei suoi genitori\, dello stimato e saccente cugino\, e degli stessi zii mai uniti nelle loro esternazioni\, e pertanto sempre più logorati da interessi contrastanti e repressi…il triste fardello del male spietato che entra in casa senza bussare\, la casa dove Corrado era nato e cresciuto\, ed un intero nucleo familiare che improvvisamente è alle prese con le incognite dell’eredità\, legittima o testamentaria che sia\, la più scontata delle controversie civili pronta a trasformarsi in combutta incivile\, con una sola persona chiamata in causa a dirimere l’impossibile\, l’imponderabile\, l’indifendibile…zio Dodò\, alias Corrado Postiglione\, l’avvocato delle cause perse\, solo contro tutti\, al centro di tutto\, ma disposto a tutto pur di risolvere il caso più difficile della sua carriera\, con i clienti più rognosi che potessero capitargli e che mai l’avevano stimato… il caso disperato arrivato per caso che può cambiare una vita\, forse la sua vita\, e quella dei suoi clienti\, i suoi “cari parenti”…ma chissà…qualcosa potrebbe non andare per il giusto verso …chi può dirlo?!… Forse solo io\, ma di certo non ve lo dirò…
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SUMMARY:Sala Assoli : IL FUOCO
DESCRIPTION:di Gabriele D’Annunzio\nadattamento per il teatro di Andrea Cramarossa\ncon Rossella Giugliano e Federico Gobbi\ndisegno luci Roberto De Bellis\ncostumi Elob Mabby Colucci\nmontaggio video Vincenzo Ardito\nriprese video Zerottanta Produzioni\norganizzazione Maria Panza\nregia Andrea Cramarossa\nproduzione Teatro delle Bambole\, col sostegno del Comune di Bitonto\, Assessorato alla Cultura\, in residenza presso il “Teatro Traetta” di Bitonto\nprogetto di ricerca “Dalla Letteratura al Teatro – Epilogo” \nPubblicato nel 1900 e primo romanzo di una mai realizzata trilogia del “Melagrano”\, Il fuoco di Gabriele D’Annunzio è ispirato al tempestoso legame sentimentale e artistico che si stabilì tra il poeta e l’attrice Eleonora Duse. Protagonista della storia\, ambientata a Venezia nell’autunno del 1882\, è Stelio Effrena\, poeta giovane e geniale\, accompagnato dalla celebre attrice Foscarina. L’autore\, la storia e le indiscrezioni dell’epoca concorrono a raccontare l’amore di cui tutti allora parlavano: quello tra l’uomo e la donna in quel momento più famosi. Con questo adattamento originale\, Andrea Cramarossa approda all’epilogo del progetto di ricerca “Dalla Letteratura al Teatro”\, dopo aver messo in scena “La mite” di Dostoevskij\, “Cenere” di Deledda e “La stanza di Jacob” di Woolf.
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SUMMARY:Teatro Acacia: NÈ APPROFITTO PER FARE UN PÒ DI MUSICA di Sergio Caputo
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