
di Martina Zaccaro
con Roberta Misticone, Titti Nuzzolese, Martina Zaccaro
diseno luci, spazio scenico e regia di Martina Zaccaro
assistente alla regia Milena Pugliese
Una storia struggente quella di “Lucciole”. Luci ad intermittenza fra un quotidiano faticoso e un amore filiale potente. Un’opera poeticante umana che appartiene al tempo e che al tempo sfugge, spingendosi in un altrove onirico. Stella è una ragazza unica, Titta è la sua mamma. Ciascuna madre vorrebbe il meglio per la propria figlia, come una vita “normale”, degna di essere vissuta. E allora l’immaginazione, stimolata da un subconscio che desidera profondamente, le fa vedere e vivere una figlia diversa, un rapporto diverso, fatto di contrasti, incomprensioni, un affetto reciproco tristemente elemosinato e momenti di apparente serenità. E se la realtà fosse addirittura meglio della fantasia? E se la madre realizzasse che ciò che possiede, ciò che le arreca più sofferenza, è anche ciò che le dona una gioia altrimenti inesistente? E se la vita reale fosse certamente trascinata, scomposta, imperfetta, ma al tempo stesso anche più soddisfacente, piena e intrisa di un amore infinito e meraviglioso? Si potrebbe avere la capacità di guardare lontano, forse ad una luce diversa, che mostra la Bellezza oltre il dolore. Amelia è la zia di Stella, sorella di Titta, il sostegno e la cura, la voce dissidente rivolta al bene, la roccia cui aggrapparsi per non cadere, nonostante le umane fragilità, gli ostentati moralismi e finti tabù. In scena, tre donne, un turbinio carico di sussulti emotivi bellissimi o tristissimi che diranno di un amore che sgorga come fiume in piena e travolge tutto, pensieri, ricordi, sentimenti, fra risa e lacrime, solitudine ed ironia, sarcasmo e dolore, desiderio e frustrazione.