
«Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.»
Lev Tolstoj, Anna Karenina
Non partiamo da un testo.
Non abbiamo un autore da mettere in scena, né una storia già scritta.
Abbiamo un gruppo di attrici e attori appena diplomati. Abbiamo il loro corpo, la loro voce, il loro desiderio di trovare spazio nel mondo che hanno scelto di vivere, quello affascinante e faticoso del teatro.
Abbiamo il presente.
Abbiamo scelto di lavorare sulla famiglia — o su ciò che di essa rimane, si inventa, si teme, si cerca. La famiglia come spettro, come radice, come doppio.
Come una verità che cambia a seconda di dove ti metti. Di chi racconta.
Ciascuno ha la sua versione.
Ciascuno porta con sé una crepa, un’eccedenza, un rimosso.
Scriviamo in scena.
Scriviamo per loro, con loro, attorno a loro.
Parleremo di legami e di ruoli.
Del figlio che parte. Della madre che resta. Del padre che non c’è. Di quello che è stato detto.
E di quello che non si può dire.
In scena non ci sarà una sola famiglia.
Ce ne saranno molte.
Forse nessuna.
Questo spettacolo non è una destinazione. È un attraversamento.
È un momento fragile, ma decisivo.
Come ogni inizio.
Gabriele Russo