Nella suggestiva cornice del Parco Archeologico di Pompei, ritorna Pompeii Theatrum Mundi, la rassegna teatrale dedicata ai miti greci.

RECENSIONE – Nei giorni 3, 4 e 5 luglio con la regia di Filippo Dini è stata rievocata Alcesti, l’opera di Euripide che narra le vicende di Admeto, re di Fere in Tessaglia al quale il dio Apollo concede l’opportunità di sfuggire alla morte a condizione che altri muoiano al suo posto.

Il fatidico momento non tarda ad arrivare e la sola sposa di Admeto, Alcesti, si dirà pronta a sacrificarsi per salvare il re di Fere.

Si assiste ai momenti antecedenti alla discesa di Alcesti nell’Ade durante i quali ciascun servitore della casa di Admeto ed ogni suddito porgono l’ultimo saluto alla loro amata regina.

Peculiare è l’inserimento di elementi appartenenti alla modernità, come la flebo o l’erogatore dell’ossigeno che riportano lo spettatore al tempo presente e, al tempo stesso, evocano il ricordo di un momento di dolore vissuto.

Particolarmente toccante appare la scena del saluto che la madre Alcesti rende ai propri figli, consapevole di lasciarli orfani e privi di una guida materna.

Alcesti, quale prezzo del suo sacrificio, si fa promettere dal suo sposo Admeto che non la sostituirà con un’altra donna in quanto nessuna sarà in grado di accogliere e di amare i suoi figli e Admeto accetta senza esitazione.

Particolarmente attuale è il dialogo tra Admeto e suo padre Ferete il quale si era rifiutato di morire al posto del figlio e che, benché non invitato, si presenta al triste evento.

La scena tra i due mette il rilievo quei conflitti mai sanati tra membri di una famiglia che portano inevitabilmente ad una incrinatura del rapporto affettivo.

Dopo la morte di Alcesti, giunge a Fere Eracle per chiedere ospitalità ad Admeto.

L’ingresso di Eracle sulla scena in sella ad una bicicletta sembra rompere quella atmosfera di stallo che caratterizzava il momento successivo alla morte di Alcesti.

Il re Admeto, pur di non esporsi ad un rifiuto che sarebbe stato considerato disonorevole anche agli occhi dei propri sudditi, accoglie Eracle in casa, celandogli l’identità della donna per la quale l’intera famiglia era in lutto.

Eracle solo in seguito viene a conoscenza che la donna compianta era Alcesti e, sebbene risentito del fatto che il suo amico Admeto non lo avesse informato della dipartita della sua sposa, si sente spinto dalla necessità di contraccambiare il dono della ospitalità che gli era stato fatto nonostante la grave perdita e decide di tentare con tutte le sue forze di strappare Alcesti alle grinfie di Thanatos – personificazione della morte.

Nell’ultima scena Eracle si presenta con una donna dal volto coperto e chiede ad Admeto che la accolga in casa e se ne prenda personalmente cura fino al suo ritorno.

Admeto, memore della promessa fatta alla sua sposa, inizialmente rifiuta.

Tuttavia, Admeto sembra mostrare curiosità verso quella donna la cui statura sembra somigliare a quella di Alcesti e, incalzato da Eracle, la prende per mano.

Una volta ottenuta la promessa che Admeto veglierà su quella donna, Eracle scopre il velo che celava il suo volto ed appare Alcesti, strappata alla morte grazie al suo eroico intervento.

La vicenda narrata che sembrava tra le più tragiche si rivela essere a lieto fine: Alcesti, l’unica persona che si era offerta in sacrificio al posto del re Admeto, donna, moglie e madre, ritorna dalla morte per ricongiungersi al suo re, ai suoi figli, al suo popolo.

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