NAPOLI – Cinque sezioni e cinque luoghi per una giornata che riflette in pieno la vocazione multidisciplinare del Campania Teatro Festival: questo il programma di domenica 21 giugno nell’ambito della diciannovesima edizione, diretta da Ruggero Cappuccio, organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano, e finanziata dalla Regione Campania.
Teatro, musica, riflessione sociale e ricerca artistica convivono in un cartellone che vede approdare per la prima volta in Italia “Labio de Liebre” di Fabio Rubiano Orjuela, spettacolo cult della drammaturgia contemporanea latinoamericana presentato nella sezione Internazionale. Due le proposte per la Prosa Nazionale, con il debutto assoluto de “’A stesa” di Adriano Fiorillo accanto a “Donne in tempo di guerra” di Caterina Vertova. Primo appuntamento per la sezione Musica con “Pensieri e parole. Omaggio a Lucio Battisti”, che vedrà protagonista Peppe Servillo. E ancora, per Osservatorio, “Atto senza parole” di Samuel Beckett nel libero adattamento e regia di Antonio Iavazzo. Chiude il programma il secondo degli Incontri del Festival, a cura di Brunella Fusco, con “Invisible Work – Invisible Art”, progetto che porta in Italia l’esperienza dell’omonima mostra inaugurata a Tbilisi nel 2023 e dedicata alle opere creative di lavoratrici domestiche georgiane, offrendo uno spazio di riflessione sui temi della migrazione, della cura e dell’inclusione sociale.
Torna sulle scene undici anni dopo il debutto sudamericano e arriva in Italia “Labio de liebre”, scritto e diretto da Fabio Rubiano: lo spettacolo sarà in scena alle ore 21:00 al Teatro Mercadante, dove replica il 22 giugno alle ore 19:00. È la storia di Salvo Castello, un uomo che ha commesso crimini atroci e sconta gli arresti domiciliari in un luogo freddo e inospitale, un “territorio bianco” dove viene visitato dai fantasmi delle persone che ha assassinato, per chiedergli di ricordare i loro nomi e il modo in cui ha posto fine alle loro vite. Un’opera sul perdono e la vendetta, centrale nel repertorio della compagnia Teatro Petra fondata a Bogotà dallo stesso Rubiano con Marcela Valencia, dove l’ironia si rivolge al carattere grottesco della violenza, senza una verità definitiva, in uno spazio nel quale convivono contraddizione, disagio e desiderio di comprendere. Un luogo nel quale la memoria non si chiude, in cui il teatro non perdona né assolve, ma nomina, mette a disagio e trasforma. In scena Marcela Valencia, Liliana Escobar, Jacques Toukhmanian, Juanita Cetina, Jorge Iván Rico e lo stesso Fabio Rubiano. La composizione musicale e il disegno sonoro è di Camilo Sanabria, con Adelio Leiva e Leonardo Murcia per il disegno luci, mentre Carlos Pérez e Diego Andrés Forero per il disegno video. La realizzazione della scenografia è a cura di Visual Sacs e Hygstudios. La produzione vede la sinergia del Teatro Colón de Bogotá e il Teatro Petra.

Va in scena alle ore 21:00 in Sala Assoli “’A stesa” di Adriano Fiorillo, ispirato alla storia vera di Annalisa Durante, vittima innocente di camorra all’età di 14 anni: un atto di memoria che attraversa il dolore privato e lo trasforma in denuncia pubblica, capace di parlare a un’intera comunità. Una madre stende i vestiti della figlia, presenze drammaturgiche attive. Li lava, li rilava, in maniera ossessiva.

Ogni giorno lo stesso gesto, come una preghiera, un rito che non riesce – o non vuole – interrompere. Tra quei panni riaffiora la voce, la vita spezzata della sua bambina. Il titolo assume drammaticamente un doppio significato: la “stesa” come gesto quotidiano e familiare di stendere i panni, ma anche come azione criminale che semina terrore nei quartieri sotto scacco della criminalità organizzata. Il teatro come luogo della resistenza. Protagoniste dello spettacolo sono Giulia Piscitelli ed Erica Tortorizio. Le musiche e il sound design sono a cura di Tommy Grieco. Una produzione Oberon APS.
Il teatro Tedér ospita, alle ore 21:00, una restituzione scenica che rappresenta l’atto conclusivo de “La casa di ciascuna”, il progetto artistico e sociale di Caterina Vertova che utilizza il teatro come strumento di cura, inclusione e partecipazione civile. Rivolto a donne del territorio che vivono in condizioni di fragilità, crea uno spazio protetto di ascolto, espressione e relazione in cui l’arte diventa occasione di riscatto, appartenenza e costruzione di senso. L’atto finale, il momento di incontro, condivisione e riflessione, è dedicato alle “Donne in tempo di guerra”. Presenze rimaste spesso invisibili nelle narrazioni ufficiali, che attraversano i conflitti armati non solo come vittime dirette di violenza, ma anche come soggetti attivi della storia, protagoniste silenziose della resistenza, della sopravvivenza e dei processi di ricostruzione sociale e culturale. Accanto a questa guerra, le donne ne combattono un’altra ogni giorno, intima e silenziosa, meno visibile ma altrettanto devastante. È quella che si eredita, che si trasmette di madre in figlia, fatta di ruoli imposti, di identità negate, di limiti culturali che definiscono e restringono desideri, ambizioni e possibilità. Lo spettacolo intreccia questi due livelli, proponendo una riflessione sul legame profondo e inversamente proporzionale tra cultura e barbarie. Con un materiale scenico che nasce dalle improvvisazioni costruite a partire dalle esperienze di vita personali delle partecipanti, restituendo una narrazione corale, viva e incarnata, che fa del teatro uno spazio di ascolto, di riconoscimento e possibile cambiamento collettivo.

Dopo oltre dieci anni di sodalizio artistico, uno dei più originali interpreti della canzone italiana e cinque grandi musicisti di jazz si ritrovano per affrontare l’universo poetico di Lucio Battisti con “Pensieri e parole”, al Cortile della Carrozze alle ore 21:00. Gli arrangiamenti di Javier Girotto e il genio teatrale di Peppe Servillo riescono a tracciare un nuovo percorso suggestivo e inaspettato, attraverso venti grandi canzoni di Battisti. Da “Il mio canto libero” a “E penso a te”, il talento di Peppe Servillo (voce), Rita Marcotulli (pianoforte), Javier Girotto (sassofoni), Fabrizio Bosso (tromba), Furio di Castri (contrabbasso) e Mattia Barbieri (batteria) si mette al servizio di questo straordinario autore, abbattendo i confini che separano il mondo della canzone da quello del jazz e dell’improvvisazione. Per portare il pubblico in un territorio aperto: quello della grande musica e della magia dei suoni.

Il Campania Teatro Festival raggiunge la Sala Vinciguerra, al Palazzo Fazio di Capua, dove alle 19:00 debutta “Atto senza parole” di Samuel Beckett, libero adattamento e regia di Antonio Iavazzo. Due uomini in scena, Gianni Arciprete e Gennaro Marino, nascosti al mondo nei loro involucri-placenta. Si (ri)svegliano a turno, al suono di un’inquietante sirena, e si apprestano a una stanca e ossessiva ritualità. Si muovono, inciampano, cadono, si lavano, si vestono, si meravigliano della loro stessa inadeguatezza esistenziale. Il minimo vitale per portare a termine il parto che il bios chiede a ciascuno di noi. Procedono per tentativi, a tentoni, con un effetto a volte clownistico e comico che dà forse l’esatta misura della cifra poetica di questo capolavoro del teatro dell’assurdo. Dove due sguardi bambini giocano a vivere, senza passato e senza aspettarsi null’altro che una perenne sospensione del giudizio. Soli, ma tuttavia connessi con l’umanità e con il tutto. Una produzione Associazione Il colibrì di Sant’Arpino (CE).
Per gli Incontri del Festival curati da Brunella Fusco, alle ore 10:30 alla Sala Assoli, si terrà “Invisible Work, Invisible Art. Migrazione, lavoro di cura e pratiche artistiche di emancipazione”, con la partecipazione di Ina Charkviani, dell’Association of Nannies and Domestic Workers of Georgia, di artisti e rappresentanti delle comunità migranti, in collaborazione con Goethe-Institut Neapel, Creative Compass Georgia e la comunità georgiana in Campania. L’appuntamento prende spunto dall’omonima mostra “Invisible Work – Invisible Art: Domestic Workers from Georgia”, visitabile sempre alla Sala Assoli fino al 25 giugno, un progetto espositivo ideato dalla stessa Charkviani nell’ambito di Creative Compass Georgia e del Campania Teatro Festival. È stato inaugurato a Tbilisi l’8 marzo 2023 in occasione della Giornata Internazionale della Donna ed è dedicato alle opere creative (ricami, disegni e tessuti intrecciati) realizzate da nove lavoratrici domestiche georgiane. Attraverso testimonianze, dialoghi con operatori culturali e rappresentanti della società civile, l’incontro proporrà una riflessione sul rapporto tra migrazione, lavoro di cura, diritti e produzione culturale, esplorando il ruolo delle pratiche artistiche come strumenti di espressione, empowerment e riconoscimento sociale.
Prosegue il Dopo Festival, a cura di Drop Eventi, nel Giardino Romantico di Palazzo Reale. Listening bar dalle 19:00 e, alle 22:15, il live della Easychic Orchestra: il progetto musicale ideato da Luca Giordano e Ilaria Palmieri reinterpreta grandi successi italiani e internazionali con eleganza, ironia e un forte coinvolgimento del pubblico.















