Le memorie degli altri: la stagione 2026/27 del Teatro di Napoli

NAPOLI – La stagione 2026/27 del Teatro di Napoli (Mercadante, San Ferdinando, Ridotto) si articola intorno al tema le “Memorie degli altri”, declinato in tre percorsi distinti  che individuano nel teatro il luogo in cui la memoria si produce nel momento in cui si disgrega.

“La verità nel teatro è perennemente sfuggente… la ricerca è compulsiva… la si incontra nell’oscurità.”
Harold Pinter

La programmazione del Mercadante punta sulla drammaturgia del Novecento e sulle sue fratture, presentando testi che mettono in crisi il sistema delle certezze e si interrogano sulla ricerca dell’identità. In questa prospettiva, il teatro conserva sì la memoria, ma al contempo la smonta, la riascolta, la espone alla sua intrinseca falsificazione.

L’inaugurazione della prossima stagione è affidata a un testo-simbolo della modernità, L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett (1958),  capace di riassumere il senso di quello spazio vuoto e assordante in cui la scena si confronta con la vita e con il tempo della memoria. A partire da Beckett, Roberto Andò costruisce un unico dispositivo teatrale che intreccia e rilegge anche Press Conference di Harold Pinter: i due testi vengono assemblati in una sola messinscena, pensata come partitura su misura per Renato Carpentieri.

Il tema della memoria come spazio instabile si estende poi ne La vasca di Franco Marcoaldi, nella regia di Andrea Renzi, con Anna Buonaiuto. Qui i temi della guerra e del caos si infrangono nel microcosmo domestico trasformando la ripetizione quotidiana nell’ultima forma possibile di resistenza all’entropia.

La stagione 2026/27  rinnova anche l’impegno delle grandi coproduzioni internazionali, con il ritorno visionario di Romeo Castellucci e il suo Faust, svincolato dal suo passato letterario fino al punto di disinnescarlo.

Accanto a questo asse visionario, il cartellone accoglie  la drammaturgia feroce e marginale di Franco Scaldati con Al pozzo dei pazzi, dove la scena si popola di figure ai bordi del sistema sociale, immerse in una lotta per la sopravvivenza che assume i tratti di una guerra tra ultimi.

Nel quadro delle “memorie degli altri”, il rapporto tra teatro e arti figurative introduce un ulteriore livello di indagine interrogandosi sul ruolo dell’arte nell’esperienza contemporanea: deve limitarsi a raccontare il passato o può ancora aprire scenari di futuro? In questa direzione, Luigi Lo Cascio attraversa l’universo dello ‘smisurato alchimista’ dell’immagine, Anselm Kiefer, ne Il pittore dell’ultimo giorno, adattamento drammaturgico di Fabrizio Sinisi per la regia di Federico Tiezzi, tratto dal saggio di Vincenzo Trione Prologo celeste. Il denso percorso della prossima stagione si chiuderà su una delle grandi figure del realismo psicologico europeo, Anton Čechov, con Reparto n. 6, una riflessione politica sui dispositivi del controllo e dell’osservazione, nella regia di Lev Dodin, che dirigerà una compagnia italiana di interpreti d’eccezione tra i quali spiccano Marco Baliani e Tommaso Ragno.

La programmazione del San Ferdinando sembra declinare il tema delle “Memorie degli altri” secondo una prospettiva più marcatamente antropologica, interrogando il rapporto tra individuo, comunità e ambiente sociale attraverso le forme della memoria civile, delle tensioni identitarie e della crisi contemporanea. In questa direzione, Uscita di emergenza di Manlio Santanelli esplora i temi dell’instabilità e dell’isolamento in un mondo che si muove tra terremoti di ogni genere. Mentre Una pièce spagnola, testo labirintico e ancora inedito in Italia della drammaturga iraniana, trapiantata in Francia, Yasmina Reza, sposta l’asse sullo smarrimento del senso e sull’instabilità delle relazioni, in un gioco teatrale che riflette la disarticolazione dei codici comunicativi contemporanei. Il Sindaco del Rione Sanità di Eduardo De Filippo, per la regia e interpretazione di Geppy Gleijeses, pone invece l’accento sul microcosmo urbano nella dimensione di un laboratorio etico e sociale, misura concreta di una giustizia possibile e sempre contraddetta. E ancora L’Isola di Carlo Rublio, con la regia di Marcello Cotugno e con Cristina Donadio, affronta i temi della maternità e del limite, interrogando il nostro rapporto con la sofferenza e con ciò che non si può controllare, mentre Notarbartolo, un uomo giusto di Dacia Maraini, affidato alla regia di Fausto Russo Alesi, riporta al centro il nodo della memoria civile attraverso la ricostruzione del primo delitto di mafia a implicazione politica. Chiude idealmente il percorso Studio su sei personaggi, reinvenzione pirandelliana firmata da Emma Dante, regista residente del teatro, che dopo il Leone d’Oro della Biennale Teatro conferma una ricerca centrata sulla crisi dell’identità e sulla frattura tra realtà e rappresentazione.

A completare il percorso delle “Memorie degli altri” è il Ridotto, che sembra orientare la propria ricerca verso la drammaturgia del futuro. La memoria si trasforma in una materia viva capace di generare nuove sensibilità e nuovi linguaggi , diventa il territorio della sperimentazione, delle scritture emergenti, delle pratiche alternative e delle contaminazioni tra teatro, danza e performance. Ne sono testimonianza concreta i  lavori dei vincitori del Premio De Berardinis e di Nuove Sensibilità 2.0, che accompagnano progetti che attraversano generazioni e poetiche differenti come La recita dell’attore Vecchiatto, raffinato omaggio di Gianni Celati all’arte della scena affidato all’interpretazione di Tonino TaiutiIsolina di Dacia Maraini nell’adattamento e interpretazione di Silvia Ajelli con la regia di Luca Bargagna, o Due signore e un cherubino di Goliarda Sapienza, con la regia di Massimo Verdastro.

Gli appuntamenti dedicati alla danza contemporanea, vanno dall’ultima creazione del coreografo Marcos Morau, Cenere, ai lavori di  Marco D’Agostin con Asteroide e Luna Cenere con Agape.

Particolarmente significativa  è inoltre la presenza, al Mercadante,  di Mario Banushi, artista affermatosi sulla scena internazionale grazie a una poetica che rinuncia quasi del tutto alla parola. Il suo Mami si presenta come un autentico paesaggio della memoria: una cappella laica dedicata al legame tra madre e figlio, un poema visuale immerso nel silenzio che affida alle immagini e ai corpi il compito di evocare ciò che il linguaggio non riesce a trattenere. Completano il programma le ospitalità di maestri, giovani talenti e formazioni che lavorano con particolare originalità sui temi del teatro politico e della cittadinanza, come il collettivo Kepler-452, presente con A Place of Safety.

In un’epoca che sembra consumare rapidamente esperienze e ricordi, il teatro continua a essere dunque uno dei pochi luoghi in cui la memoria  viene condivisa, rimessa in gioco, restituita alla comunità come esperienza viva. Da qui prende avvio il racconto della stagione 2026/27.

 

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