Il trionfo intimo di Nes: quando “A sud e chesta vita” abbatte le pareti del teatro

RECENSIONE – C’è un pregiudizio sottile che spesso accompagna la musica d’autore: l’idea che per toccare le corde più profonde dell’anima serva uno spazio piccolo, quasi claustrofobico, dove il respiro dell’artista si confonde con quello del pubblico.

Devo ammetterlo, sabato sera, mentre mi recavo al concerto di presentazione di “A sud e chesta vita” — il nuovo album della cantautrice partenopea Nes —, quel pregiudizio viaggiava con me.

Quando ho letto il nome del teatro scelto per l’evento, l’ “Auditorium Vincenzo Sorrentino” di Saviano, ho storto il naso. “Troppo grande”, ho pensato. “Poco raccolto per un progetto che sembra scavare così a fondo nell’intimità e nelle radici”. Temevo che la magia delle nuove tracce si disperdesse tra le poltrone e le altezze del palcoscenico.

Mi sbagliavo. E non c’è niente di meglio che essere smentiti dal talento.

Fin dalle prime note, l’atmosfera ha subìto una metamorfosi. Nes non ha subito lo spazio; lo ha dominato, riempiendolo non con la pretesa di una vocalità forzata, ma con la forza della pura autenticità. Quello che sulla carta sembrava un limite si è rivelato, pezzo dopo pezzo, lo scenario ideale per una scommessa vinta in partenza.

La grandezza del teatro non ha preso le distanze dal pubblico, ma ha amplificato l’eco di un racconto profondo, trasformando una sala imponente in un salotto di casa.

Con una presenza scenica magnetica e una vocalità densa di sfumature, la cantautrice ha saputo creare un’atmosfera incredibilmente raccolta. È stato come assistere a un segreto sussurrato a tanti contemporaneamente, dove ognuno dei presenti ha avuto l’impressione che Nes stesse cantando solo per lui.

 

“A sud e chesta vita” è un album che vibra di verità, e la dimensione live ne ha esaltato la poetica. Le tredici tracce presentate sfuggono a qualsiasi definizione, frutto come sono di una piacevole e ricca contaminazione tra generi diversi che unisce pop, ballad, jazz, swing ed elettronica.

Le sonorità partenopee, attraversate da un respiro mai banale, che lascia da parte ogni cliché, hanno guidato il pubblico in un itinerario imprevedibile.

Il concerto si è così trasformato in un vero e proprio viaggio autobiografico, un percorso intimo in cui Nes si è messa completamente a nudo, regalando al pubblico le sfumature più autentiche della sua vita, circoscritte intorno a un’urgente necessità espressiva.

 

Si parte per arrivare al sud. Un sud metaforico, che non rappresenta un fondo senza ritorno, ma il culmine in cui il sole, allo zenit, delinea perfettamente la maturità dell’artista.

Ad accompagnare la voce e la tastiera di Nes in questo racconto in musica, discograficamente curato e prodotto da Rastiello Music, una band eccezionale che ha saputo tessere la trama perfetta per ogni sgargiante venatura di suono: Corrado Cirillo al basso, Marco Fazzari alla batteria, Daniele De Sena al pianoforte, Gigi Merone alla chitarra e Carmine Marigliano al flauto.

La serata è stata impreziosita da momenti di grande intensità grazie all’esibizione straordinaria di Maurizio Saccone al sax e alla toccante performance canora di Antonio Scafuri, che ha condiviso con la cantautrice parole e musica del brano “Che ne saje”. A aprire la serata Raffaele Cerella, che ha regalato agli spettatori anche un emozionante duetto in “ ‘O scuro”, un pezzo nato dalla sua penna e dalla sua musica.

 

Con l’ultimo accordo ancora nell’aria è stato chiaro a tutti che il “calore” non dipende dai metri quadri di una stanza, ma dallo spessore artistico di chi sta sul palco.

Quella scelta così coraggiosa del teatro si è rivelata la prova del nove.

Per Nes il tempo dell’emergente è finito: la sua arte non sta più venendo alla luce, ma è già definitivamente emersa.

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