Al Teatro Bellini in scena lo Stato contro Nolan (un posto tranquillo) di Stefano Massini

RECENSIONE – Che cos’è davvero la libertà? Quanto le nostre azioni sono determinate dalla paura? E in che modo l’informazione contribuisce ad alimentarla o manipolarla?

Questi sono solo alcuni degli interrogativi che stimolano la riflessione costringendoci a confrontarci con questioni profonde e attualissime durante la visione dello “Stato contro Nolan” in scena al Bellini fino al 24 maggio.

In una grande aula di tribunale che  rievoca l’atmosfera dei legal movie americani degli anni Cinquanta, il pubblico viene incalzato da un processo che, scena dopo scena, rivela la propria natura ambigua: sul banco degli imputati non siede soltanto Nolan, ricco proprietario dell’unico giornale della piccola cittadina del Midwest in cui è ambientata la vicenda e azionista della fabbrica d’armi locale. A essere giudicati siamo anche noi spettatori, chiamati implicitamente a vestire i panni della giuria.

Nel corso dello spettacolo veniamo infatti messi con le spalle al muro: le luci taglienti e le scenografie essenziali, che evocano le atmosfere sospese della pittura di Edward Hopper, amplificano il senso di isolamento e solitudine. Restiamo così soli davanti ai nostri pregiudizi e comprendiamo come le paure collettive possano trasformarsi in strumenti di consenso, soprattutto quando vengono alimentate da un’informazione manipolatoria. La cronaca diventa, allora, narrazione costruita, la verità si deforma fino a coincidere con ciò che conviene credere.

Il fatto all’origine del processo è semplice e tragico insieme. Uno straniero arriva casualmente nella ‘pacifica’ contea di “Un posto tranquillo”. Cammina lungo strade di campagna deserte ed entra in una proprietà privata per chiedere un bicchiere d’acqua. Una ragazza si spaventa e urla; l’anziano nonno, malato e armato, assiste alla scena dalla finestra, interpreta l’uomo come un aggressore e gli spara. Un errore, apparentemente. Ma sarà il giornale locale a riscrivere la vicenda, trasformando la vittima in un mostro e sfruttando la paura collettiva per incrementare la vendita delle armi.

Straordinaria la prova attoriale di Daniele Russo, impegnato in un serrato confronto scenico con Gaetano Bruno, tra accusa e difesa, in un continuo cambio di registri che restituisce tutta la tensione etica e morale del testo. Equilibrata  la figura del giudice, interpretato da Gaetano Marino, chiamato a mediare tra gli eccessi delle parti e le testimonianze, ciascuna portatrice non tanto della verità quanto della propria interpretazione dei fatti.

Nelle note di regia Gassmann afferma: “Il teatro questo deve fare: scuotere lo spettatore, produrre emozioni”. E infatti Lo Stato contro Nolan colpisce proprio per la sua capacità di usare il passato come lente attraverso cui osservare il presente. In un’epoca dominata da verità distorte, polarizzazione e processi mediatici, il lavoro di Massini si rivela più attuale che mai, lasciando lo spettatore con un dubbio inquietante: quanto siamo davvero liberi nei nostri giudizi?

Stato contro Nolan (un posto tranquillo)

di Stefano Massini

regia di Alessandro Gassmann

con Daniele Russo

Teatro Bellini

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