RECENSIONE – Al Teatro Diana arriva Una vacanza coi fiocchi, commedia firmata da Gino Rivieccio insieme a Gustavo Verde, che si muove dentro un territorio ben riconoscibile: quello della tradizione comica italiana, costruita su equivoci, contrasti e ritmo serrato.
Il meccanismo è semplice, quasi classico.
Una coppia matura — lui professore di etruscologia, lei psicologa — tenta di ritrovare un equilibrio in uno chalet di montagna, ma una tormenta costringe all’ingresso di una giovane coppia, innescando una convivenza forzata che diventa terreno di scontro generazionale.
Da qui, lo spettacolo costruisce una progressione di situazioni grottesche, dove le differenze anagrafiche e culturali diventano materia comica. Il gelo esterno si trasforma rapidamente in un clima “rovente”, fatto di battute, attriti e ribaltamenti, secondo una struttura che privilegia il ritmo e la battuta più che la profondità drammaturgica.
Rivieccio resta il perno della scena. La sua cifra è quella che il pubblico conosce: ironia misurata, tempi comici consolidati, una capacità di stare dentro il solco della tradizione senza forzarne i limiti. È proprio qui, però, che lo spettacolo trova anche il suo confine. Perché se da un lato la scrittura funziona nella costruzione del meccanismo comico, dall’altro raramente prova a scartare, a mettere davvero in crisi ciò che racconta.
Il conflitto generazionale, che potrebbe essere il vero nodo politico della pièce, resta più evocato che approfondito. Diventa occasione di gag, di scambio brillante, ma difficilmente si trasforma in un terreno di reale frizione o di riflessione più ampia.
La regia di Renato Giordano accompagna senza interferire, scegliendo una linea pulita, funzionale, che lascia spazio agli attori e al ritmo del testo. Il risultato è uno spettacolo compatto, costruito per l’intrattenimento, che mantiene costante il rapporto con il pubblico e non tradisce le aspettative di chi cerca una comicità diretta e riconoscibile.
Una vacanza coi fiocchi è, in definitiva, una commedia che gioca sul sicuro. Diverte, scorre, funziona. Ma resta dentro un perimetro noto, senza spingersi oltre.
E forse è proprio questa la sua natura: non un rischio, ma una conferma.














