Le allegre comari di Windsor di Mariano Bauduin: Shakespeare come festa popolare

© ph Nocera Ivan

RECANSIONE-  Al Teatro San Ferdinando arriva uno Shakespeare che non cerca la misura, ma il piacere del teatro. Le allegre comari di Windsor, nella rilettura di Mariano Bauduin, si presenta come una macchina scenica che mescola tradizione e invenzione, filologia e gioco, in un equilibrio volutamente instabile.
La commedia shakespeariana — tra le più “popolari” del repertorio — diventa qui un terreno di sperimentazione sul linguaggio teatrale stesso. Bauduin intreccia l’impianto elisabettiano con elementi dichiaratamente contemporanei e con la tradizione del teatro popolare, restituendo uno spettacolo che punta più sull’energia che sulla ricostruzione filologica.
La scelta di una compagnia interamente maschile, che richiama la prassi originaria del teatro shakespeariano, non è solo un omaggio storico, ma un dispositivo comico. Travestimenti, scambi di ruolo, caricature: tutto concorre a costruire un universo farsesco, quasi carnevalesco, in cui l’identità è fluida e continuamente ribaltata.
Al centro resta Falstaff, figura eccessiva e irresistibile, incarnazione di un desiderio che non conosce misura e che proprio per questo si espone al ridicolo. Ma più che il singolo personaggio, è la coralità a dominare: un ensemble che lavora sul ritmo, sulla musicalità, sulla fisicità della scena, trasformando la commedia in una vera e propria “festa teatrale”.
Non tutto è levigato, e non tutto vuole esserlo. Lo spettacolo procede per accumulo, per stratificazione, a volte eccedendo nei toni e nei registri. Ma è una scelta coerente: Bauduin sembra voler restituire al teatro quella dimensione popolare e partecipata che spesso si perde nelle riletture più accademiche.
In questo senso, Le allegre comari di Windsor diventa anche una riflessione implicita sul pubblico. Non uno spettatore passivo, ma una comunità chiamata a riconoscersi nel gioco scenico, nelle sue esagerazioni, nei suoi eccessi.
Accanto a questo, il ritorno di Milo Rau al Teatro Mercadante con Medea’s Children segna un controcampo radicale: se Bauduin lavora sull’espansione ludica del teatro, Rau ne esplora il lato più oscuro e perturbante. Due visioni opposte che, nella stessa stagione, disegnano un panorama teatrale vivo e attraversato da tensioni reali.
E forse è proprio in questa coesistenza che si misura oggi la vitalità della scena: tra festa e tragedia, tra gioco e responsabilità.

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