NAPOLI – Francesco Paolantoni è Sir John Falstaff di LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR di W. Shakespeare interpretato da una numerosa compagnia tutta al maschile nell’adattamento, le musiche e la regia di Mariano Bauduin in prima nazionale al Teatro San Ferdinando di Napoli da mercoledì 15 a domenica 26 aprile 2026
Lo spettacolo segna il ritorno al teatro di prosa di Francesco Paolantoni nella felice coincidenza dei quaranta anni esatti di primo interprete di Ferdinando, il personaggio dell’omonima, acclamata commedia di Annibale Ruccello andata in scena nel febbraio del 1986
Avrà il suo debutto nazionale sul palcoscenico dell’eduardiano Teatro San Ferdinando, mercoledì 15 aprile con repliche fino a domenica 26, lo spettacolo Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare nell’adattamento, le musiche e la regia di Mariano Bauduin, su produzione del Teatro di Napoli-Teatro Nazionale.
Una numerosa compagnia di 13 interpreti – tutti maschi – dove l’attore di teatro, cinema e tv Francesco Paolantoni veste i panni del protagonista della vicenda, Sir John Falstaff.
Con lui, in scena, Ciro Capano è Mr. Frank Ford, Lello Giulivo è Mrs. Alice Ford, Antonello Cossia è Mrs. Meg Page, Maurizio Murano è Pistola, Carlo Caracciolo è il Dr. Cajus, Nicola Conforto è Fenton, Vincenzo D’Ambrosio è Mr. George Page, marito di Meg, Francesco Del Gaudio è Annetta, figlia di Page, Enrico Disegni è L’Oste della Giarrettiera, Marcello Manzella è Mrs. Quickly, Alfredo Mundo è Bardolfo, Francesco Roccasecca è Robin /Henry Percy, futuro Enrico V.
Le scene dello spettacolo sono di Nicola Rubertelli; i costumi di Marianna Carbone; il disegno luci di Giuseppe Di Lorenzo; trucco Vincenzo Cucchiara; assistente alla regia e movimenti coreografici Laura Gagliardi; realizzazione scultura pancia Alessia Cristofaro e Angela Pagano. Produzione Teatro di Napoli-Teatro Nazionale.
«Lo spettacolo – annota il regista Mariano Bauduin – si configura come l’ultima notte di Falstaff. Una messinscena che propone una lettura che fonde elementi della tradizione elisabettiana con quelli del teatro popolare. Lo spazio scenico immaginato richiama un Globe Theatre effimero, sorto in un bosco fantastico, mentre i personaggi – tutti interpretati da uomini – rievocano la farsa carnevalesca e il teatro parodico, in un chiaro richiamo alla comicità grottesca e al varietà. Falstaff è il fulcro della narrazione: figura vitale e ambigua, incarna una saggezza popolare che accompagna il giovane Enrico V nel suo percorso di formazione».
«Ho voluto – prosegue Bauduin – raccontare la morte di Falstaff poiché credo che in essa si possa assumere il vero “Requiem” dell’immaginazione, il bardo non era un filosofo critico, ma un poeta del cuore umano, e con la morte di Falstaff siamo resi partecipi della morte dell’innocenza o dell’innocenza della morte; ha fatto una fine più santa che se fosse un bambino battezzato, dice la Quickly nel raccontare della sua morte».
«Per interpretare il personaggio di Sir Jhon Falstaff – sottolinea il regista – ho individuato in Francesco Paolantoni la figura ideale di attore, per molteplici motivi, primo fra tutti, la formazione di Paolantoni è di teatro classico; ha interpretato personaggi Shakespeariani con importanti registi, Virginio Puecher in uno storico Dodicesima notte, oltre ad essere stato il primo Ferdinando nella pièce di Annibale Ruccello nel 1986».
«Ed è lo stesso principio – continua il regista – che ha guidato la scelta dell’intera compagnia di interpreti, qui alle prese anche coi ruoli femminili….L’en-travesti occorre in questo spettacolo per mettere l’accento sul piano parodistico e di farsa a cui la commedia si riferisce».

Per Francesco Paolantoni: «Questa messa in scena di Le allegre comari di Windsor di Shakespeare con la regia di Mariano Bauduin – storico collaboratore di Roberto De Simone dal quale ha ereditato lo spirito creativo – mi offre l’occasione di Interpretare Sir John Falstaff, personaggio iconico, che per un attore è una “prova” di assoluto interesse e indubbio fascino. E c’è di più, perché questo ruolo si presenta come “il personaggio” che segna il mio ritorno al teatro di prosa dal quale mancavo – e mi mancava – da tempo. Perciò sono doppiamente felice e non vedo l’ora di andare in scena, dove non solo reciterò ma canterò anche. Cosa mi si poteva offrire di meglio per il mio rientro sulla scena teatrale e condividerlo con un meraviglioso gruppo di attori/amici artisti della scena?».
Sul fronte delle musiche, che occupano un ruolo importante e centrale dell’allestimento, Bauduin dichiara: «Mi sono servito di armonie classiche ma rivisitate con lo spirito con il quale la generazione musicale esplosa negli anni ’60 del Novecento, soprattutto in Inghilterra, affrontò il perbenismo musicale dell’epoca. Con ironia e una dose di disinvolta sfacciataggine, quella generazione diede voce a sonorità inedite e a sorprendenti “travestimenti”: che è ciò che ho voluto succedesse sulla scena».














