ELISABETTA POZZI al Teatro Mercadante ne IL LUTTO SI ADDICE AD ELETTRA di Davide Livermore

Famiglia Mannon_ IL LUTTO SI ADDICE ... @Federico Pitto rid

NAPOLI – Da mercoledì 14 a domenica 18 gennaio al Teatro Mercadante in scena l’acclamata regia del capolavoro di Eugene O’Neill IL LUTTO SI ADDICE AD ELETTRA firmata da Davide Livermore nella nuova traduzione di Margherita Rubino con Elisabetta Pozzi Paolo Pierobon, Linda Gennari, Marco Foschi Aldo Ottobrino, Carolina Rapillo, Davide Niccolini

 

Dopo il felice debutto al Teatro Ivo Chiesa di Genova dello scorso mese di ottobre, fa tappa a Napoli – dal 14 al 18 gennaio al Teatro Mercadante – per la tournée 2026 lo spettacolo Il lutto si addice ad Elettra (Mourning becomes Electra) il manumentale testo del 1931 dello statunitense Eugene O’Neill, considerato tra i capolavori del teatro del Novecento.

Presentato dal Teatro Nazionale di Genova in coproduzione con CTB – Centro Teatrale Bresciano, lo spettacolo è firmato dal regista Davide Livermore che con questo testo prosegue un percorso che dopo l’Orestea lo ha portato a scandagliare le eterne fragilità umane, a latitudini ed epoche storiche diverse, passando anche per Il giro di vite di Henry James della scorsa stagione.        

 

«Il testo di O’Neill non è una semplice riscrittura dell’Orestea – afferma Livermore –  ma è una creazione totalmente nuova che si compie aderendo perfettamente alla propria contemporaneità. Un classico che si riverbera ancora oggi ben oltre il ‘900: un affresco familiare, un viaggio affascinante e inquietante tra mito archetipico e moderna psicoanalisi, tra dramma borghese e tragedia».

«Questo titolo – annota ancora il regista – è anche una dedica ideale allo spettacolo che quasi trent’anni fa debuttò proprio a Genova con la regia di Luca Ronconi, a 10 anni dalla sua scomparsa. In quella edizione Elisabetta Pozzi, tra le più grandi attrici della sua generazione, interpretava Lavinia e oggi, come in un gioco di specchi e riverberi, interpreta il ruolo di Christine allora interpretata da Mariangela Melato».

 

Con Elisabetta Pozzi (Christine Mannon), recitano Paolo Pierobon (Ezra Mannon), Linda Gennari (Lavinia Mannon), Marco Foschi (Orin Mannon), Aldo Ottobrino (Adam Brant), Carolina Rapillo (Hazel Niles), Davide Niccolini (Peter Niles).

La scena, a cura di Davide Livermore, è un’ambientazione onirica che evoca le prospettive sghembe dei film di Wiene o Hitchcock; i costumi sono di Gianluca Falaschi, le luci di Aldo Mantovani, le musiche di Daniele D’angelo sono una continua evocazione dei concerti di Bruno Maderna e Giorgio Federico Ghedini; la regista assistente è Mercedes Martini.

 

La durata dello spettacolo è di 3h e 30’ incluso intervallo

 

Info: teatrodinapoli.it

biglietteria: 081.5513396 | biglietteria@ teatrodinapoli.it

Note di Davide Livermore

«L’operazione di O’Neill è stata geniale, fondare il teatro contemporaneo americano partendo dalla più grande trilogia della storia, che ancora ci parla di noi, in modo potente. Ci parla di eredità, di drammi e traumi familiari, anche a chi crede di non averne, siamo tutti coinvolti. Per me questo testo è l’affermazione della tragedia nella nostra epoca. La Tragedia non è qualcosa di immoto, “si muove” e si adatta in maniera plastica alla contemporaneità in cui viene riscritta […] 2500 anni dopo O’Neill non può non constatare che, nel permanere degli elementi tragici, la società è cambiata. Il senso collettivo oggi non è più rappresentato dalla polis, ma dall’individuo. Ciascuno deve illuminare personalmente la propria strada, essere tribunale di sé stesso […] Nella tragedia di O’Neill, la psicoanalisi freudiana si sostituisce alla presenza degli dèi. E allora quel senso di giustizia assoluto, divino, cui tendeva il tribunale descritto da Eschilo, viene sostituito dal cammino verso un senso di responsabilità personale, che deve sorgere in ogni spettatore. Questa è la catarsi de Il lutto si addice ad Elettra: l’indignazione, il rigore morale, la coerenza e quindi il senso di azione che deve scaturire concretamente nella vita di ogni uomo… Pensiamo anche al coro, tanto potente nella tragedia classica: O’Neill prova a mantenerlo, ma non è più un coro che commenta, non è più la collettività che giudica moralmente gli eventi. Quel che resta, come spesso accade nella nostra società, è poco più che un chiacchiericcio […] L’Ottocento della fine della guerra di Secessione, in cui è ambientato il dramma di O’Neill, perde i contorni e diventa storia amplificata e esasperata. Abbiamo tolto la caratterizzazione storica a favore di quella psicologica dei personaggi mettendo il fuoco, sulla storia, le parole e l’interpretazione degli attori per uno dei migliori cast che ho avuto nella mia vita. Fatto non solo di “nomi”, ma di nomi che calzano perfettamente ai personaggi. Non posso non partire da Elisabetta Pozzi: con lei attraversiamo trenta anni di teatro italiano. Questo suo passaggio dal ruolo di figlia, che interpretava nell’edizione di Ronconi, a quello di madre, mi commuove, perché è una grandissima interprete che dà prova, per l’ennesima volta, di una militanza e di un’adesione totale alla vita teatrale. E trovo bellissimo il passaggio di testimone: Melato-Pozzi e ora Pozzi-Gennari. Di Linda Gennari, in questi anni, stiamo assistendo all’ingresso in una maturità interpretativa, dopo averla vista in Orestea, Grounded, Maria Stuarda, Il viaggio di Victor (produzioni fondamentali nella mia direzione del TNG). Il comparto degli uomini, poi, è semplicemente formidabile. Paolo Pierobon mi ha incantato per la capacità unica di passare dal teatro al cinema portando sempre un valore assoluto di qualità, che incarna con grande sapienza. Stessa cosa posso dire di Marco Foschi: il suo Orin Mannon è straordinariamente sensibile, inquieto, dolente, febbrilmente nevrotico. Poi Aldo Ottobrino: interprete fantastico, il suo è un Adam Brant disperato, sensuale. E sono orgoglioso dei due giovani, Carolina Rapillo e Davide Nicolini: il modo in cui affrontano Ezel e Peter è la conferma della straordinarietà non solo passata, ma presente e futura della Accademia “Mariangela Melato” del Teatro Nazionale di Genova».

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