GALLERIA TOLEDO: “PASOLINI. Perché?” Pasolini, l’intelligenza artificiale, Gaza Un nuovo grido teatrale dei Chille de la balanza scritto da Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza

NAPOLI – A Galleria Toledo da venerdì 5 a domenica 7 dicembre “PASOLINI. Perché?”. Dal genocidio culturale al genocidio. Pasolini, l’intelligenza artificiale, Gaza. Un nuovo grido teatrale dei Chille de la balanza. Venerdì alle 19, sabato alle 20,30 e domenica alle 18

foto-Ivan-Margheri
“Siamo tutti in pericolo”: questo l’ultimo avvertimento lasciato da Pier Paolo Pasolini a Furio Colombo poche ore prima di essere massacrato. Un presagio, ma anche una sfida etica e politica. A cinquant’anni da quell’assassinio ancora oscuro, i Chille de la balanza ripartono da lì, da quella verità inascoltata, per dare vita a “PASOLINI. Perché?”, scritto da Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza, con la regia di Ascoli.

foto-Mario-Dondero
Lo spettacolo ha debuttato a Firenze San Salvi nella residenza dei Chille, proprio nella notte del 50.mo dall’assassinio del Poeta. È stato subito un susseguirsi di ‘tutto esaurito’, a Firenze, Rovigo, Roma.., con l’aggiungersi di nuove repliche su repliche, programmate sino alla fine dell’anno e già tutte sold out!

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Matteo Brighenti ha scritto: “Pier Paolo Pasolini, il corpo poetico restituito dai corpi interroganti dei Chille de la balanza sulla scena devastata dell’oggi: la guerra, infamia e ingiuria della violenza contro vite inermi, indifese. A Gaza, e ovunque nel mondo, in luoghi che nemmeno ricordiamo, in città a cui non riconosciamo nemmeno la dignità di un nome.
Vite spezzate, vite bambine e di bambini, distese di bambini coperti di sudari bianchi, come bianca è la pagina su cui il Poeta sempre ha scritto e per cui è morto, come bianco è lo schermo su cui l’Intelligenza Artificiale adesso risponde, e in “PASOLINI. Perché?” rimescola il suo pensiero con parole già dette da dire ora, e ridire domani, e ancora domani. La poesia come ultimo, estremo rifugio di umanità, di salvezza e di testimonianza della luce contro il buio, della voce libera contro l’urlo cattivo del potere, di ogni potere che afferma la morte sulla vita dell’Altro – il diverso da me, il diverso da noi.

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Ci vuole coraggio a prendere la parola – i Chille ne hanno e ne hanno sempre avuto – ma ancora più coraggio ci vuole da parte nostra per sostenere l’ascolto di parole che arrivano da lontano e guardano altrettanto lontano, fino in fondo, al fondo della messa in crisi della nostra stessa sicurezza, della nostra stessa estraneità. Siamo scoperti, siamo nudi, davanti a ‘PASOLINI. Perché?’ Possiamo ancora tornare umani? Sì, se riconosciamo il colpevole che è anche in noi”.

Gli spettatori, emozionati ed entusiasti, hanno inviato decine di mail-whatsapp per manifestare la loro gratitudine. Ecco alcuni commenti: “Stasera ho pianto lacrime di storia. Ho pianto la disumanità dei nostri tempi, l’assenza di memoria. Ho pianto il mio qualunquismo, la filosofia del piccolo, l’opzione del gretto”. E ancora: “Da questo spettacolo cercavo una risposta o uno stimolo. Ho trovato un’esortazione a non farsi anestetizzare, assopire”. Oppure: “Perfino quel profondo silenzio che parlava, urlava e piangeva in una lingua universale…’Perché?’ Forse siamo una minoranza a porci alcune domande, a guardare e vedere con gli occhi del cuore, a sentire l’altro come noi. Ma, insieme non siamo soli”.

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In questa produzione, i Chille prevedono due formazioni che si alternano nelle diverse repliche. Così, in scena, ad Ascoli e Abbondanza – oltre a Rosario Terrone, storico attore dei Chille – si affiancheranno due coppie di giovani attori: a Napoli, Martina Capaccioli e Matteo Nigi.

Lo spettacolo ha le musiche originali di Alessio Rinaldi, i suoni di Francesco Lascialfari, le luci di Sandro Pulizzotto, i materiali video di Marco Triarico e l’aiuto regia di Gloria Trinci.

“PASOLINI. Perché?” non è una commemorazione. Non una biografia. Ma un atto teatrale urgente, nato in un mondo ipnotizzato e anestetizzato. Pasolini non viene celebrato: viene evocato come testimone che scende all’inferno per raccontare. Contraddittorio, impuro, sempre tragicamente lucido. I suoi occhi – scriveva – hanno visto “più cose”. E quelle cose parlano ancora a tutti noi.

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Siamo diventati complici di un sistema che ci educa a possedere e distruggere, omologati dalla pedagogia del consumo, della televisione, del consenso. Anche chi si oppone lo fa con il linguaggio del potere. Il teatro dei Chille non si gira dall’altra parte: costruisce un rito civile che ci ricorda che il fascismo non è un passato, ma un presente mimetico.

È in questo paesaggio, disperato e necessario, che si innestano le quattro lettere-monologhi-azioni di oggi, scritte nel segno di Pasolini grazie all’intelligenza artificiale – C’E’ UN NUOVO PROBLEMA NEL MONDO: SI CHIAMA COLORE, LETTERA AI GIOVANI DEL PIANETA, LETTERA AI POTENTI DELLA TERRA, GAZA. CON MIO FIGLIO TRA LE BRACCIA – che i Chille qui presentano: dal “nuovo problema” del colore – non quello dei limoni, ma della pelle, del passaporto, del sospetto – alla voce dei giovani che rifiutano il silenzio imposto. Dalle accuse lanciate ai potenti della Terra, alla tragedia di Gaza, che si apre con una montagna di fagottini bianchi e si chiude con il corpo-voce di una madre che stringe il figlio morto tra le braccia.

Ed è proprio qui che si innesta il cuore poetico del progetto, i versi de Le ceneri di Gramsci, che svelano la contraddizione come destino e come verità: “Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere con te e contro te.” – “Potrò mai più con pura passione operare, se so che la nostra storia è finita?”

foto-Ivan-Margheri
“PASOLINI. Perché?” è un grido che non vuole rassicurare. È una ferita che non vuole rimarginarsi. È memoria e futuro. Un teatro che sceglie di stare dalla parte dei testimoni, non dei maestri. E la domanda resta sospesa:
Perché?…

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