RECENSIONE – Lunedì 17 novembre, unica data napoletana, il Teatro Augusteo ha riaperto le porte a un classico completamente rivisto e corretto: “Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci”, testo di Federico Vacalebre, regia di Carlo Cerciello e soprattutto voce (e anima) di Monica Sarnelli. E sì, se pensavate di sapere già tutto sulle “malafemmene”, vi sbagliavate di grosso.
Basta l’attacco – esplosivo, piccante, senza filtri – per capire che non assisterete a una nostalgica cartolina napoletana. Qui si ride, sì, ma con la lama tra i denti. Si canta, ma si urla. Si balla, ma si combatte. Monica Sarnelli entra in scena come una sirena che ha deciso di non farsi più incantare da nessuno e, con la sua voce graffiata e potente, ci ricorda che “donna come un mazzo di fiori” è una frase bellissima… finché non ti rendi conto che troppe volte quei fiori vengono colti al prezzo della loro vita.
Lo spettacolo è un viaggio crudo e sarcastico nella storia delle donne napoletane (e non solo): dalle sciantose dei café-chantant alle “malafemmene” dei vicoli, dalle vittime di femminicidio alle sopravvissute che hanno imparato a trasformare il veleno in medicina. Non c’è vergogna, qui. C’è orgoglio. C’è ironia tagliente che smonta i pregiudizi maschili uno dopo l’altro e li usa come carburante per uno show che non fa prigionieri.
Carlo Cerciello firma una regia intelligente e viscerale: le scenografie essenziali, quasi brutali, diventano lo specchio di una Napoli che è insieme vicolo stretto e mare aperto, e accompagnano lo spettatore direttamente dentro la testa della protagonista. Ogni cambio luce, ogni silenzio, ogni battuta sembra dire: “Guardate bene, questa è la nostra storia, e non è finita”.
Monica Sarnelli è semplicemente perfetta: canta, recita, provoca, commuove, ti fa ridere e due minuti dopo ti stringe la gola. È una donna che ha fatto della sua voce un’arma e della sua napoletanità un manifesto politico. E quando intona i classici (da “Malafemmena” a “Tarantella nera”, da “Carmela” a brani meno noti ma altrettanto potenti) li stravolge, li sporca, li rende attuali. Non è un omaggio: è una rivalsa.
Insomma, se cercate uno spettacolo che vi coccoli con la solita canzone napoletana da cartolina, cambiate sera. Se invece volete due ore di fuoco, risate nere, lacrime trattenute e un finale che vi lascia in piedi ad applaudire, correte all’Augusteo. E già che ci siete, arrivate prima: alle 17.30 nel foyer c’è l’happening con aperitivo, Monica che racconta le novità e il ritorno di Ritmi Urbani. Perché le malafemmene, si sa, non stanno mai zitte.
Da non perdere, soprattutto se siete stanchi di sentire sempre la stessa storia raccontata dagli stessi uomini. Questa volta parlano loro. E quando parlano le donne veraci, Napoli trema.













