RECENSIONE – Io non esisto, vivo nella testa di un bambino che per sognare si è dovuto chiudere nel cesso. E così, con questa confessione che ti prende alla sprovvista e ti fa ridere di gusto mentre ti stringe lo stomaco, inizia “Semplicemente Andrè”, il nuovo concerto-recital di Andrea Sannino che ha debuttato venerdì 21 novembre al Teatro Augusteo di Napoli – e resta in scena fino a domenica 30. Unica data zero per i fan più accaniti: l’incontro nel foyer alle 19, con l’artista a chiacchierare con media e pubblico prima del sipario alle 21. Perché se c’è una cosa che Sannino sa fare, è trasformare un palcoscenico in un salotto di famiglia, dove entri estraneo e esci abbracciato.
Scritto e diretto dallo stesso Andrea insieme a Donato Eremita, con testi curati a quattro mani con Gennaro Scarpato, lo spettacolo è un tuffo viscerale nella vita di un “ragazzo dei vicoli” di Ercolano che ha scalato i sogni a colpi di chitarra e voce graffiata. Direzione musicale impeccabile di Mauro Spenillo, coreografie che volano grazie a Teresa Sannino (no, non è parente, ma a Ercolano il cognome è come il pane: ovunque), e scene di Carmen Carnevale che ricreano quel caos caldo di casa tua – divani sfondati, foto ingiallite, un microfono che sembra uscito da un cassetto dimenticato.
Non è un concerto qualunque, né un monologo da divano. È un abbraccio a 360 gradi: Sannino si spoglia, letteralmente, dei panni da star (quello di “Abbracciame”, platino in tasca e milioni di stream) e torna bambino. Racconta di un’idea nata a cena con Vincenzo Salemme – “Porta casa tua a teatro, Andrè” – e lo fa sul serio. Tra un aneddoto sul primo bacio con la moglie Marinella Marigliano (ballerina e madre dei suoi tre figli, con Jacopo in arrivo) e una confessione su come Lucio Dalla lo “contaminò” per primo, infilando hit come “‘A Signora” di Carosone (omaggio inedito, da brividi) mixate a Pino Daniele e Mario Merola. E poi, ovvio, “Abbracciame” che esplode in coro con un pubblico di tutte le età: mamme che cantano, papà che battono il ritmo, under 30 che filmano stories e si commuovono in silenzio.
È crudo, è vero, è napoletano fino al midollo – quel mix di risate nere e lacrime dolci che ti fa pensare: “Caspita, ce l’ha fatta davvero, partendo dal nulla”. Sannino non si nasconde: parla di famiglie che credono in te anche quando il mondo ride, di rioni disagiati che ti insegnano a lottare, di una musica che non è lusso ma salvezza. E tu, seduto in platea, ti ritrovi a rivedere i tuoi sogni accartocciati, quelli che nascondevi nel cesso per non farli calpestare. Emoziona, diverte, ti fa cantare a squarciagola – e sì, alla fine sei in piedi, con i pugni non chiusi ma spalancati per un applauso che dura cinque minuti buoni.
Se cercate fuochi d’artificio o coreografie da Broadway, guardate altrove. Qui c’è la bellezza della semplicità: un uomo che ti invita a casa sua per dirti “ecco come si fa a sognare, anche se parti dal bagno”. E funziona, alla grande. Correte all’Augusteo, soprattutto se siete di quelli che, come il piccolo Andrè, hanno ancora un sogno chiuso in un cassetto. Biglietti da 27 a 37 euro su Ticketone o in botteghino – e arrivate presto, che l’happening del 21 è stato un assaggio perfetto.
Da non perdere, perché in un mondo di filtri e pose, Sannino ti ricorda che essere “semplicemente” è la rivoluzione più vera. Napoli, stasera, trema di abbracci.














