Al Teatro Piccolo Bellini “I Poeti Selvaggi di Roberto Bolaño”, primo capitolo

I Poeti selvaggi (In foto da sx Daniele Russo, Igor Esposito) - ph©Pino Miraglia

NAPOLI – Al Teatro Piccolo Bellini, dal 5 al 9 novembre in scena“I Poeti Selvaggi di Roberto Bolaño”, primo capitolo, indagine su cittadini poco raccomandabili

I poeti selvaggi – in foto Daniele Russo e Igor Esposito – ph©Pino Miraglia

UNA CONFERENZA SPETTACOLO IN TRE CAPITOLI
testo, drammaturgia, traduzioni e voce narrante Igor Esposito

regia Daniele Russo e Igor Espositovoce dei poeti Daniele Russo

musiche dal vivo Massimo Cordovani
sculture Carlo De Vita

produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

si ringrazia il Festivaletteratura di Mantova

I poeti selvaggi – in foto Daniele Russo – ph©Pino Miraglia
 
“Un poeta può sopportare di tutto. Il che equivale a dire che un uomo può sopportare di tutto. Ma non è vero: sono poche le cose che un uomo può sopportare. Sopportare davvero. Un poeta, invece, può sopportare proprio di tutto. In questa convinzione siamo cresciuti. Il primo enunciato è vero, ma conduce alla rovina, alla follia, alla morte”. Basterebbe quest’incipit, tratto da uno dei racconti di “Chiamate telefoniche”, a dimostrare la passione che nutriva Roberto Bolaño per i poeti e la poesia. Una passione, un’attenzione e una cura che lo scrittore cileno, ogni volta che ha potuto, ha sempre ribadito esplicitamente. Difatti l’incipit del racconto dal titolo “Enrique Martín” è solo uno dei numerosi indizi che lo scrittore ha disseminato nella sua opera in prosa, dove c’è quasi sempre una porta o una finestra dalla quale si affaccia un poeta o arriva l’eco di alcuni memorabili versi. Questo aspetto emerge anche dalle numerose interviste o dai saggi e discorsi raccolti nel volume “Tra parentesi”. Fino a giungere ad uno dei suoi capolavori: “I detective selvaggi”, dove i due protagonisti, Arturo Belano e Ulises Lima, non sono altro che l’alter ego dello scrittore cileno e del poeta messicano Mario Santiago, fondatori insieme a Bruno Montané, negli anni ’70, a Città del Messico, del movimento poetico denominato l’Infrarealismo. Ma quasi tutti i poeti amati da Bolaño sono ancora inediti in Italia. Ecco allora che la conferenza-spettacolo dal titolo: “I poeti selvaggi di Roberto Bolaño” prova a costruire un viaggio nella foresta dove svettano, come alberi o fiori imprescindibili, i poeti amati dallo scrittore cileno. Poeti e poesie sulle quali si è plasmata l’estetica e il gusto del grande scrittore cileno.
I Poeti selvaggi (In foto da sx Daniele Russo, Igor Esposito, Massimo Cordovani) – ph©Pino Miraglia
La conferenza-spettacolo si dipanerà in tre capitoli che prenderanno corpo in diverse serate, formando un unico flusso narrativo, ma ogni capitolo potrà anche essere ascoltato separatamente. La messa in scena avrà due voci: quella narrante incarnata da Igor Esposito, quella dei poeti incarnata da Daniele Russo e le musiche di Massimo Cordovani.
Igor Esposito
I Poeti selvaggi (In foto da sx Daniele Russo, Igor Esposito) – ph©Pino Miraglia


PRIMO CAPITOLO

Il primo capitolo della conferenza spettacolo “I poeti selvaggi di Roberto Bolaño” inizia il suo viaggio partendo dal colpo di stato di Augusto Pinochet che spazzò, con criminale violenza, il governo democratico di Allende. Solo qualche giorno prima Bolaño era tornato a Santiago de Cile da Città del Messico. Aveva vent’anni e scriveva poesie. Seguendo la rocambolesca vita del nostro scrittore si intercetteranno i primi poeti amati da Bolaño: Carlos Pezoa Veliz, Jorge Telleir, Alfonso Alcalde. Il ritorno a Città del Messico e la nascita del movimento poetico dell’Infrarelismo, fondato insieme ai poeti Mario Santiago e Bruno Montané. E ancora i versi ribelli di Darío Galicia che cantava l’amore omosessuale, nel Messico degli anni ’70, pagando il prezzo dell’emarginazione. L’ultimo affondo sarà dedicato alla poesia civile di Gonzalo Millán e alla sua lucida resistenza, a colpi di versi, contro il fascismo di Pinochet.

I Poeti selvaggi (In foto Massimo Cordovani) – ph©Pino Miraglia

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