NAPOLI – Il mostro che è dentro di noi e la dimensione temporale delle nostre esistenze. Sono questi i temi centrali della ventiseiesima giornata del Campania Teatro Festival.
L’opera immortale di William Shakespeare oggi più che mai è in grado di raccontarci una discesa negli inferi, un percorso nell’ignoto dell’animo umano, un lento processo di avvicinamento dell’individuo alla mostruosità che è dentro di lui. Gina Merulla, la regista de “Il volto di Otello”, parte da questa riflessione ed esplora, nello spettacolo in programma l’8 luglio alle 21 al Mercadante, tutte le possibili declinazioni di un capolavoro teatrale straordinariamente moderno. Anche se ci ripugna l’idea, la verità è che basta davvero poco per far scattare il meccanismo della “mostruosità”: la nostra realtà di essere umani gradualmente si distorce, si trasforma, si dilegua; non siamo più capaci di comprendere il mondo, di leggerne i significati e di vivere al suo interno. Questo accade a Otello, che è sì un “mostro”, ma non più di tutti noi. Desdemona non a caso è qui ridotta a una silhouette, una voce, un’immagine, a volte persino un suono, ma mai una donna, mai una persona. Una negazione del femminile che è drammaticamente attuale nelle cronache dei nostri giorni. Con Mamadou Dioume, famoso attore e collaboratore di Peter Brook, Fabrizio Ferrari, Lorenz Sacchetto, Andrea Vellotti e Marco Chiappini. Durata 60 minuti


Ispirato a “Il profumo del tempo” e “La scomparsa dei riti” del filosofo coreano Byung-Chul Han è “Il corpo del tempo” di e con Anna Dego e Anna Stante, in programma l’8 luglio alle 22 al teatro Tedér. Due donne, attrici e amiche di lunga data, si ritrovano dopo 30 anni. Equilibriste in borghese sulla soglia incerta del tempo, frantumato e scomposto in tanti attimi presenti. Un tempo che, attraverso la relazione dinamica con il corpo, diventa visibile, ricorda ciò che è presente e ciò che è assente, custodisce la memoria, ma anche la sua perdita. Non è più un concetto astratto, ma è vita, la vita di tutti noi. Un viaggio ironico e poetico, con la prua rivolta alla sacra serietà del gioco. Durata 55 minuti














