POMPEI – Per la rassegna POMPEII THEATRUM MUNDI 2025 in scena il 20 e 21 giugno GOLEM testo Amos Gitai e Marie-José Sanselme.
Quali sono le nostre armi per sopravvivere alla ferocia delle guerre? Come resistere e reinventarsi?
Amos Gitaï torna con un nuovo spettacolo sul Golem: figura leggendaria proveniente da testi cabalistici, il Golem è una creatura di argilla creata per proteggere la comunità ebraica in risposta alle persecuzioni. È una sorta di magia, una specie di composizione, una combinazione matematica, per creare un essere artificiale capace di combattere la natura, i nemici, l’odio, la miseria. Con questa creazione teatrale, ispirata a un racconto per bambini di Isaac Bashevis Singer, a testi di Joseph Roth, Léon Poliakov e Lamed Shapiro, e alle biografie di attori, Gitaï sovrappone questo mito alle questioni contemporanee sul rapporto tra creazione e distruzione, tra progresso e disastro, creando una parabola sul destino delle minoranze.
Isaac Bashevis Singer dedica questa storia ai perseguitati, agli oppressi in tutto il mondo, giovani e vecchi, ebrei e gentili, nella folle speranza che il tempo delle accuse ingiuste e dei decreti iniqui giunga un giorno alla fine.
Sceglie come lingua lo yiddish perché «è una lingua in esilio, senza paese, senza confini, una lingua non sostenuta da alcun governo; una lingua che non possiede quasi parole relative ad armi, munizioni, esercizio o pratica militare; una lingua che era disprezzata, sia dai non ebrei che dalla maggioranza degli ebrei emancipati. Per natura, lo yiddish non domina, non dà la vittoria per scontata. Non esige, non comanda, scivola, si insinua clandestinamente tra i poteri di distruzione. È una lingua di un’umanità piena di timore e speranza. In senso figurato, lo yiddish è la lingua saggia e umile di tutti, la lingua di tutta l’umanità nella paura e nella speranza.
Era la lingua dei sognatori e dei cabalisti. Il ghetto non era solo un rifugio per una minoranza perseguitata, era anche il luogo in cui si faceva la grande esperienza dell’autodisciplina e dell’umanesimo, nonostante tutta la brutalità che lo circondava. C’è ancora una ragione per non dimenticare lo yiddish, ed è questa: certo, lo yiddish è una lingua morente, ma è l’unica lingua che parlo bene. Lo yiddish è la lingua di mia madre, e una madre non muore mai veramente».
Sul palcoscenico si dispiega un vero e proprio mosaico sensoriale di storie e testimonianze, portato da una compagnia cosmopolita di attori e musicisti con lingue, origini e tradizioni plurime.

regia Amos Gitai
con Bahira Ablassi, Irène Jacob, Micha Lescot, Laurent Naouri, Menashe Noy, Minas Qarawany, Anne-Laure Ségla
musicisti Alexey Kochetkov, Kioomars Musayyebi, Florian Pichlbauer
cantanti Amandine Bontemps, Zoé Fouray, Sophie Leleu
ricerca Rivka Markovitski Gitai
assistenti alla regia Céline Bodis, Anat Golan, Kelly Claudette
luci Jean Kalman assistente Juliette de Charnacé
suono Éric Neveux
scene Amos Gitai assistente Sara Arneberg Gitai
trucco e parrucco Cécile Kretschmar
costumi Fanny Brouste assistenti Isabelle Flosi e Emmanuelle Sanvoisin
video Laurent Truchot
consulente musicale e direttore del coro Richard Wilberforce
preparazione e gestione sovratitoli Katharina Bader
consulente yiddish Shahar Fineberg
realizzazione accessori, costumi e scenografia ateliers de La Colline
produzione La Colline – théâtre national
direttore tecnico Laurent Mathias
luci Gilles Thomain/ Jacques Grislin
suono Alexandre Borgia
video Alexis Cohen
direttore di scena Morgane Bullet
sarta Angèle Gaspar
trucco e parrucco in tour Jean Ritz
produzione della tournèe internazionale Sorcières&Cie
capo della produzione Véeronique Felenbok
gestione tour Ondine Buvat
produzione La Colline – théâtre national
si ringrazia il Théâtre du Châtelet e Cécile Trémolières
spettacolo in tedesco, inglese, arabo, spagnolo, francese, ebraico, russo, yiddish
sovratitolato in italiano
in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival















